Democrazia virtuale?

By francescobottino

Non vorrei sembrare polemico ma, durante la lezione di venerdì (13 aprile), affrontando il tema di Wikipedia e delle varie forme di Web “partecipato”, ho sentito più volte attribuire a questi strumenti delle grandi potenzialità democratiche. Io rimango un po’ perplesso. Siamo sicuri che sia prorpio questa l’ultima frontiera della partecipazione democratica? A me sembra che dipingere questi ritrovati dell’informatica come portatori di libertà e uguaglianza sia quanto meno sventolare uno specchietto per le allodole. La partecipaziuone democratica è, a mio avviso, contribuire attraverso processi trasparenti alle decisoini che influenzano sostanzialmente la società. Scrivere le prorpie opinioni su un forum non credo rientri tra questi processi.
C’è sicuramente da fare poi un discorso sulla libertà d’espressione. I citati strumenti sono certamente un veicolo di libertà espressiva, e possono essere luoghi virtuali del “dibattito” (inteso a livello universale come qualsiasi tipo di dibattito) costruttivo. Anche stavolta  però temo che queste agorà del cybewrspazio vengano un po’ sopravvalutate. Perchè la libertà di espressione abbia un reale valore democratico, dovrebbe a mio avviso inserirsi nell’opinione pubblica ed eventualmente (proporzionalemente alla forza delle idee e all’efficacia con cui sono espresse) “muoverla”, influienzarla.
Oggi credo che internet in quanto tale (escludendo le diramazioni telematiche di altri soggetti esterni, come i siti dei quotidiani o delle istituzioni) non sia in grado di partecipare in modo sostanziale alla determinazione dell’opinione pubblica. Certò è meglio che questa totale libertà d’espressione sul web esista, piuttosto che il contrario, ma credo che non produca grandi frutti. Teoricamente chiunque è libero di andare per la strada e, salito in  piedi su una cassa di frutta, arringare la folla sulla sua visione del mondo e delle cose. Ma dubito otterrebbe alcunchè. Non basta essere liberi di dire ciò che si vuole, bisogna anche riuscire a dirlo nei modi e nei luoghi giusti perchè questa libertà sia strumento di “democraticità”, e l’web a mio parere non lo è, o alemno non ancora.
Concludo ribadendo che non ho nessun’intenzione polemica, sono solo dubbi e cosniderazioni personali.

12 Risposte a “Democrazia virtuale?”

  1. Furyo Mori Dice:

    Non penso che nessuno attribuisca al web capacità rivoluzionarie. Per quanto mi riguarda ritengo che avere uno spazio proprio raggiungibile da chiunque per portare avanti delle “battaglie” sia solo che positivo. Con Internet si ha tutto il mondo a portata di mano, nel bene e nel male. Prima della diffusione della cultura della rete, reperire certe informazioni era difficile, mentre oggi grazie ad internet è possibile entrare in contatto con mondi lontani e sentire anche la voce di chi solitamente viene messo a tacere. Che poi le decisioni le prendano i Governi, nessuno lo nega. Ma almeno c’è più possibilità di parlare e la parola è uno dei principali ingredienti che fanno la libertà.

  2. Valen Dice:

    Secondo me l’unico motivo a cui si potrebbe attribuire mancata democraticità a internet dipende dal fatto che, allo stato attuale, vi sono delle barriere fisiche (diffusione tecnologica) e culturali (non tutti sanno usare un computer) che impediscono una partecipazione “globale”, nel senso assoluto del termine.
    Tuttavia ritengo che la partecipazione mediatica sulla rete sia tutt’altro che irrilevante.
    Il discorso sul reale valore della rete a livello comunicativo è sicuramente complesso ed è difficile esprimersi in termini quantitativi; tuttavia non riesco a non essere affascinato dall’idea (e dalla constatazione) che persone di lingua e cultura diverse – distanti tra loro migliaia di kilometri – possono incontrarsi e comunicare tra loro. La conoscenza viaggia sulla rete con una velocità e un grado di accessibilità sensibilmente più elevati rispetto al passato.
    Ovviamente essendo, la rete, la patria di tutto e del suo esatto contrario, può rivelarsi uno strumento “pericoloso” che va gestito con una certa prudenza; una responsabilità che deve partire dagli utenti stessi (specie se si tratta del discusso esempio del web 2.0).

    Teoricamente chiunque è libero di andare per la strada e, salito in piedi su una cassa di frutta, arringare la folla sulla sua visione del mondo e delle cose. Ma dubito otterrebbe alcunchè.

    Il web è una cassetta della frutta che ti permette (potenzialmente) di parlare al pianeta e di fruttivendoli che hanno ottenuto fama, successo e seguito, internet ne ha conosciuti parecchi.

  3. Furyo Mori Dice:

    Sinceramente non credo che la rete sia più pericolosa del mondo che ci circonda: puoi passeggiare in riva al mare ammirando la luna ed essere assalito da qualcuno armato di coltello o pistola. Nella vita reale come nella vita virtuale sta al singolo sapersi tutelare e alla legge cercare di arginare la devianza (non nel senso di chiudere la bocca a personaggi scomodi, ma a combattere fenomeni come pedo-porografia, traffico d’organi ed altre attività criminali).

  4. Valen Dice:

    Ho messo volutamente “pericoloso” tra virgolette. Non intendevo riferire il termine al concetto di “criminale”, ma al complesso discorso che riguarda l’attendibilità/veridicità/verificabilità dei contenuti culturalinformativi (ho coniato un neologismo?).

  5. Furyo Mori Dice:

    Non era riferito a te, ma alla percezione che molti effettivamente hanno della rete. Prendi per esempio il caso Youtube: ho sentito più persone proporre la chiusura del sito dal momento che possono essere caricati video deprecabili. Queste persone non capiscono la differenza tra la strada virtuale ed il pericolo che in tale strada si può annidare.

  6. Valen Dice:

    Prendi per esempio il caso Youtube: ho sentito più persone proporre la chiusura del sito dal momento che possono essere caricati video deprecabili.

    C’è sempre chi passa dalle parole ai fatti …..

  7. marioelio Dice:

    Il dibattito mi sembra davvero interessante (anche se è partito dal Wiki e dalla lezione del prof. Clavarino: da quello che ne so abbiamo un po’ “sforato” l’argomento di partenza…).
    Secondo me si aprono molti interrogativi e provo a indicarne qualcuno a caso.
    Che cosa è “pericoloso” e che cosa è “criminale”? L’esempio opportunamente segnalato da Valen dice che, a seconda dei regimi e delle latitudini, il pericolo e il crimine cambiano aspetto e peso.
    Internet sta oggettivamente allargando le possibilità di comunicazione e di conoscenza. Solo per questo è un fatto di democrazia. Ma la democrazia sta diventando sempre più un problema “globale”: chi comanda davvero? I governi come dice Furyomori, o la finanza? Potrebbe persino essere che la finanza, al momento, abbia interesse a espandere internet (per definizione, la finanza vive di cinismo e non si pone problemi etici) e molti governi abbiano l’interesse contrario.
    Il “controllo” si realizza in vari modi. A livello globale creando nuove esigenze di consumo e costruendo nuovi mercati, sfruttando anche le differenze sociali, culturali, economiche dei vari pezzi del mondo. A livello statuale intervenendo a limitare le libertà con motivazioni religiose, di difesa della sicurezza, di difesa di “valori” (mutevoli a seconda di chi ha il potere).
    In sostanza: una rete ipertestuale – e perciò infinita – può forse aiutare gli “individui” – alcuni individui – a prendere coscienza del mondo e delle sue ingiustizie, ma, dal punto di vista della costruzione della democrazia (di popolo) può davvero aiutare quelle che fino a qualche decina di anni fa erano definite “masse”? Quali sono i siti più visitati? Quelli degli editori più ricchi e quelli maggiormente spinti dalla finanza globalizzata. Tutti gli altri siti, portali, blog, eccetera sono davvero “di massa” (mass media) o non piuttosto di “nicchia”?
    I dubbi proposti nel post iniziale mi pare siano molto giustificati, insomma.

  8. giorgiaro Dice:

    A proposito della democraticità di internet vorrei sollevare la questione del digital divide…la diffusione di internet cambia radicalmente non solo all’interno delle singole nazioni ma anche tra i vari stati, problema a mio avviso ancora maggiore. Nelle società evolute grazie al progresso continuo, ai tassi di istruzione in crescita o alle biblioteche dove si può fruire gratuitamente della rete, internet sta diventando effettivamente uno strumento accessibile a tutti (o almeno alla stragrande maggioranza). Il problema è che invece le parti più arretrate del mondo sono escluse quasi totalmente dalla partecipazione al mondo del web:linee fatiscenti, costi di abbonamento agli isp troppo elevati e difficoltà a potersi permettere anche solo l’hardware necessario. A ciò aggiungiamo la questione linguistica: internet vede l’egemonia della lingua inglese, per noi forse oramai abbordabile, ma che per altre realtà sociali costituisce ancora un vero steccato culturale. Tutto questo mi spinge a pensare che internet , pur riconoscendo la sua immensa utilità, non sia un vero e genuino strumento di democrazia, ma semplicemente uno strumento che rafforza il potere di alcune democrazie elitarie. Possiamo considerare democratico uno strumento che, pur avendo la pretesa di essere “world wide”, esclude una porzione così ampia della popolazione mondiale? Forse oggi ci siamo scordati cosa significa veramente il termine democratico e ci siamo lasciati convincere che il sistema socio-politico ed economico in cui viviamo lo sia…con questa riflessione sono forse un pò uscita dal discorso nato in classe, ma mi sembrava che la questone del gap digitale tra nazioni e tra classi sociali costituisse un elemento imprescindibile nel valutare il grado di democraticità di internet.

  9. marioelio Dice:

    Mi sembra una notazione sensata. Anzi obbligata.

  10. Furyo Mori Dice:

    Sono d’accordo sul “digital divide”, ma il fatto che la maggior parte della popolazione mondiale sia esclusa non penso proprio sia un peccato originale della rete. La rete c’è ed è aperta a tutti: qualsiasi persona di qualsiasi luogo al mondo potrebbe teoricamente aprire un sito su qualsiasi argomento nella propria lingua madre. Il problema nasce per motivi economici (un sistema mondiale che si basa sulla ricchezza di pochi) e la politica (che reprime, e questo vale anche per le sedicenti superiori democrazie occidentali). Il tutto sta nella definizione di democraticità: se per democrazia si intende solo l’atto di influenzare la politica con le proprie opinioni, allora internet è raramente democratico (ma io ritengo che le elezioni nelle moderne democrazie abbiano lo stesso grado di inutilità dato che la democrazia rappresentativa non fa altro che assecondare l’oligarchia, economica e politica, interessata al proprio consolidamento). Se per democraticità si intende una maggiore dose di pluralismo e consapevolezza personale, allora non sono d’accordo. La rete sta offrendo ai pochi fortunati che ne hanno accesso l’opportunità di conoscere situazioni e mondi lontani. In Paesi come l’Italia dove l’informazione non dà praticamente spazio alla politica estera (salvo quando sono in gioco, direttamente o indirettamente, interessi italiani), la finestra sul mondo che la rete offre è preziosa. Si può trovare tantissimo materiale in varie lingue (utile esercizio per chi è interessato allo studio di altre lingue), farsi un’idea su quanto succede al mondo, conoscere situazioni socio-politiche di altri Paesi. Notizie sicuramente filtrate, ma del resto che cosa non è filtrato al mondo? La stampa ufficiale è pura? Non credo proprio, già nel momento in cui l’”agenda setting” è fissata, si fa violenza al prossimo perché si decide per lui quello che deve e non deve sapere. E persino quello che sto dicendo io è filtrato, dal momento che non conosco tutto quello che c’è da sapere al mondo e finisco, volente o nolente, con l’affermare la “mia” verità. La rete non influenzerà le scelte dei potenti (intesi sia come membri della politica che della finanza), ma quantomeno può contribuire alla crescita spirituale di un individuo. Per me è già tanto.

  11. Valen Dice:

    Con un piccolo balzo all’indietro, ritornando sull’oggetto fonte delle nostre riflessioni – wiki e filosofia del web 2.0 – vorrei segnalarvi un interessante articolo (con tanto di collegamenti esterni) che riporta il punto di vista di uno dei co-fondatori di wikipedia, sul futuro del progetto.
    Una posizione, quella di Larry Sanger, piuttosto dura.

  12. u Ricu Dice:

    A mio parere, gli spazi di espressione in rete non sono ancora strumenti di democrazia diretta e di partecipazione alla “res publica”: per ora, direi che sono davvero rari gli strumenti decisionali in rete, che riguardino il mondo esterno alla stessa internet. Anche a livello di influenza, naturalmente, scrivere in rete non è come parlare in un palazzo della politica. Ma ci sono diverse considerazioni da fare.
    Prima di tutto, internet è perlomeno una “palestra” di democrazia, che permette di fare proprio il senso della partecipazione e lo diffonde tra i cittadini. D’altronde molti i politologi hanno collegato la democraticità delle nazioni alla cultura dei sui cittadini, prima di tutto alla loro cultura civica.
    E poi, una volta che si sia creata una base più o meno consapevole e disposta a partecipare, è ben possibile che sorgano iniziative politiche che facciano propria questa forza: è il caso del “network” politico di Daniele Capezzone, che si strutturerà attraverso “una via territoriale, per via tematica e per via telematica”.
    La seconda considerazione da fare va oltre la politica rappresentativa e ricorda semplicemente i principi del web partecipato: in quanto spazio autogestito e aperto all’intervento di tutti, è esso stesso uno spazio democratico. Internet è ormai essa stessa una parte della società: se non è quindi un modo per far valere la propria opinione in sede istituzionale, è semplicemente una parte della società che non ha bisogno delle istituzioni. Per questo è completamente e direttamente democratico, perché non passa attraverso alcuna rappresentanza.

Lascia un commento