Ipertesto nel cinema contemporaneo

By giorgiaro

La settimana scorsa, scrivendo il post su Beckett, mi ero chiesta come la logica ipertestuale potesse esser applicata a un prodotto cinematografico e avevo pensato a qualche esempio concreto oltre quelli suggeriti a lezione, come Pulp fiction . Riflettendo mi è venuto in mente un film visto ben tre anni fa e uscito nel 2001. Si tratta di Mulholland drive di David Lynch; in effetti in molti suoi film Lynch mette in scena trame labirintiche e aperte a molteplici interpretazioni ma sicuramente questo è quello più strutturato seconda la logica ipertestuale. La storia in sé è molto semplice: Rita, la protagonista, dopo un incidente d’auto perde la memoria e si ritrova sola con una borsetta piena di soldi. Tutto il film è un percorso, soprattutto interiore, che porterà Rita a scoprire la verità su quei soldi e a ricostruire la propria identità, pezzo dopo pezzo. Questo percorso è però estremamente complesso e tormentato, immerso in una dimensione onirica pregna di rimandi alle teorie freudiane. Gli ultimi quaranta minuti sono strutturati come a scatole cinesi, ogni scoperta ne apre subito una nuova e così in un vortice che si esaurisce in un finale enigmatico, aperto a molteplici interpretazioni. Il link qui sotto porta a un sito (in inglese) con numerose interviste e recensioni uscite sui maggiori giornali e sulle riviste cinematografiche nel 2001.

http://davidlynch.de/

4 Risposte a “Ipertesto nel cinema contemporaneo”

  1. furyomori1 Dice:

    Forse di Lynch è ancora più lisergico Strade perdute: Mullholland Drive è perlomeno comprensibile fino agli ultimi 40 minuti (fino a quando non si apre la scatola, tanto per intenderci), Strade perdute invece è un susseguirsi di scambi di situazioni e di personaggi (il protagonista inizialmente interpretato da Bill Pullman che diventa un’altra persona dopo essere stato incarcerato), proprio come avviene in ambito onirico.
    Anche Eraserhead ha una forte componente onirica (il bambino capretto, la donna che vive nel calorifero…), ma forse ha una trama più lineare, nella sua assurdità…

  2. Valen Dice:

    Gli ultimi quaranta minuti sono strutturati come a scatole cinesi, ogni scoperta ne apre subito una nuova e così in un vortice che si esaurisce in un finale enigmatico, aperto a molteplici interpretazioni.

    Tipico di Lynch, la descrizione ricorda un po’le ultime scene di Twin Peaks (serie molto interessante, ma indubbiamente stiracchiata).

  3. Furyo Mori Dice:

    Sì, ma secondo me Twin Peaks non fa testo più di quel tanto perché essendo un telefilm ha moduli narrativi diversi ed in più non era un prodotto totalmente lynchiano (infatti, eccetto per i primi episodi, la seconda serie era abbastanza nauseabonda proprio perché Lynch aveva smesso di occuparsene).

  4. nicolaimi Dice:

    per altro film bellissimo…

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