Film “ciechi”

By Furyo Mori

Non molti anni orsono due degli esponenti più particolari del cinema europeo hanno prodotto due pellicole molto particolari: si tratta di Blue (1993) del britannico Derek Jarman e Branca de Neve (2000) del portoghese João César Monteiro. Entrambi sono due film “ciechi”, nel senso che hanno il sonoro ma non le immagini. Pertanto lo spettatore è chiamato ad ascoltare un film, anziché a vederlo. In entrambi gli autori l’intento era quello di caricare di forza il contenuto a prescindere dall’immagine utilizzando però un medium che sull’immagine si basa. Il loro esperimento stava nel volere creare immagini con la sola forza del contenuto, proprio come i grandi poeti e romanzieri sono in grado di fare. Però mentre chi si serve della parola vuole richiamare immagini, abbiamo in questo caso la volontà di chi solitamente si serve delle immagini e – secondariamente – delle parole, di ricorrere unicamente a quest’ultime per creare delle immagini nella testa di chi ascolta. Jarman e Monteiro hanno giocato, ma lo hanno fatto stravolgendo il funzionamento di un mezzo di comunicazione avente una propria storia. Jarman ha adoperato tale scelta per creare una sorta di empatia con il proprio pubblico: era malato di AIDS e stava per morire nella più completa cecità. Girando il suo ultimo film adoperando un unico sfondo blu per l’intera durata del film ha voluto trasmettere in modo molto esplicito quello che stava passando nella fase finale della propria vita.

La scelta di Monteiro partiva invece da presupposti diversi: nel girare la riduzione cinematografica di Schneewitchen di Robert Walser, il regista si rese conto che le immagini che stava producendo non erano fedeli nel ritrarre le atmosfere dell’opera di Walser. L’insoddisfazione lo spinse allora verso la scelta radicale di non girare più immagini, ma di registrare solo il sonoro e di sovrapporlo allo schermo nero.

Pur nella discutibilità delle loro scelte – in particolare Monteiro si guadagnò aspre critiche in Patria perché il suo film venne finanziato con fondi pubblici -, entrambi gli autori hanno operato un ripensamento di un mezzo di comunicazione secondo modalità espressive diverse da quelle per le quali era stato creato: la grande rivoluzione del cinema era stata quella di offrire immagini in movimento – solo dalla fine degli anni Venti accompagnate dal sonoro -; Jarman e Monteiro ne hanno organizzata un’altra – seppur misconosciuta e fine a sé stessa – dove un mezzo basato sulle immagini viene svuotato del suo significato originale e ripensato per offrire solo suoni. Un piccolo esperimento però degno di nota.

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