Second Life, ne avete mai sentito parlare?
Si tratta di una comunità virtuale tridimensionale online creata nel 2003 dalla società americana Linden Lab.
L’architettura è quella di un mondo basato su ambienti, aree e terre di diverso genere. Ogni area geografica gira su una singola applicazione software chiamata simulator o “sim”.
L’accesso avviene attraverso un software client gratuito (solo all’inizio…) previa registrazione di un account basic.
Basta inserire i dati anagrafici e selezionare l’aspetto del proprio personaggio e si è subito catapultati nell’iperrealtà.
Una volta entrati, ognuno è libero di girare liberamente attraverso le ambientazioni create ad hoc dagli altri utenti e, soprattutto, può fare tutto ciò che gli è di gradimento.
Ti va di ballare? Balla. Vuoi conoscere la biondina sullo sfondo? Basta presentarsi e il gioco è fatto. Insomma, una seconda vita da architettare a piacimento.
Ad oggi ”vivono” nel mondo di Second Life oltre 6 milioni di utenti di tutto il globo, e ciò che differenzia “Second Life” dai consueti giochi 3D online è che ogni personaggio che prende parte alla “seconda vita” corrisponde ad un reale giocatore.
Gli incontri tra personaggi si configurano dunque come reali scambi tra esseri umani attraverso la mediazione “figurata” degli avatar. Tutto come nel mondo reale, o quasi.
Ma è corretto considerarlo solo un giochino, un passatempo per interagire con migliaia di altre persone? Non tutti la pensano così.
Società hi-tech, come Sony, Sun Microsystems e Intel hanno pensato di predisporre negozi virtuali (sapientemente linkati a siti di negozi reali) e di organizzare eventi in Second Life.
La stessa cosa hanno fatto anche aziende più tradizionali ma rivolte ad un target giovane come Toyota, Nissan, Reebok e Adidas, sempre alla ricerca di nuovi modi per avvicinare i consumatori delle nuove generazioni, anche solo in forma virtuale.
La Intel ha organizzato la conferenza stampa di presentazione del suo nuovo processore nel suo negozio virtuale.
E c’è chi nel mondo virtuale ha trovato un modo per arricchirsi.
Reuben Steiger ha addirittura lanciato una propria azienda virtuale, la Millionsofus.
Il suo lavoro è quello di consulente di marketing per grossi clienti. Ogni giorno qualche importante azienda apre un proprio quartier generale in Second Life, per farsi pubblicità.
Ebbene, aiutare le aziende a interfacciarsi con questo nuovo mondo sembra essere remunerativo: solo nel 2007, Steiger prevede di guadagnare sei milioni di dollari.
In fin dei conti, quando si parla di denaro conviene lasciare la virtualità un attimo da parte…