Il sacro imbroglione

By albertelli

Come primo post su questo blog, e i professori Clavarino e Bottaro non me ne vogliano per il ritardo, desidero condividere la passione per un personaggio del cinema e della cultura molto particolare. Sto parlando di Alejandro Jodorowsky, artista non molto conosciuto, ma che nel panorama del surrealismo ha dato il suo sostanziale contributo, toccando praticamente tutti i filoni dell’arte del comunicare: dal cinema, al fumetto alla letteratura. In particolare due film sono considerati come dei capolavori da tutti i critici: El Topo (1971) e La montagna sacra (1973). Il punto di contatto di queste pellicole è il percorso interiore. L’ascesi, che porta l’individuo alla ricerca di un qualcosa, nel caso specifico l’immortalità. Come nell’alchimia quello che conta, secondo Jodorosky, non è il risultato che si ottiene (la pietra filosofale non è altro che una metafora della vita), ma la conoscenza che deriva dal percorso mistico che si è intrapreso per raggiungerlo. Dopo il successo de La montagna sacra, Jodorowsky venne coinvolto nel 1975 in un grosso progetto per portare sul grande schermo un famoso romanzo di fantascienza, mi riferisco al Dune di Frank Herbert. Il film girato in 70 mm sarebbe durato circa tre ore; tra gli altri protagonisti si può annoverare anche Salvador Dalì, uno dei massimi esponenti del surrealismo, che avrebbe ricoperto la parte dell’imperatore . Tra gli scenografi fu assoldato uno dei più grandi disegnatori di fumetti, Moebius. A causa di un drastico ridimensionamento dei fondi Jodorowsky abbandonò il progetto che poi fu ripreso da David Lynch per dar vita al film che tutti conosciamo.

L’aspetto più curioso di questo poliedrico artista riguarda la sua figura di “psicoanalista” sui generis. Non è possibile inserirlo in una corrente o una scuola di pensiero. E’ per questo che lui si definisce psicomago. Entra in contatto con l’inconscio attraverso i simboli e gli atti che li vanno a generare, per questo nelle sue sedute, per altro aperte a tutti in un famoso caffè di Parigi, utilizza i tarocchi e gli alberi genealogici. Le carte non servono a prevedere il futuro, ma a stabilire un contatto con il profondo essere del consultante. Per saperne di più su Alejandro Jodorowsky vi rimando al suo sito ufficiale, purtroppo solo in lingua spagnola o a un sito che racconta le origini della sua arte psicomagica.

3 Risposte a “Il sacro imbroglione”

  1. Furyo Mori Dice:

    Il “Dune” di Jodorowsky è uno dei più grandi rimpianti della storia del cinema. Se non ricordo male erano stati coinvolti anche Hans Giger e Philippe Druillet. Non solo un folle a dirigerlo, ma anche un esercito di folli alle maestranze! Comunque il “Dune” di Lynch secondo me non è affatto male.

  2. albertelli Dice:

    Anche io ho apprezzato moltissimo il Dune di Lynch, ma in cuor mio avrei voluto vedere la scenogragia di Moebius e la trama onirica di Jodorowsky. Da leggere i fumetti della saga dell’Incal, frutto del lavoro congiunto dei due autori, a mio parere semplicemente fantstici. Giger e Druillet furono effettivamente coinvolti nel progetto del film.

  3. Furyo Mori Dice:

    L’”Incal” è bellino, ma alla lunga secondo me gira un po’ a vuoto.
    Se potessimo avere tra le mani sia il “Dune” di Lynch (la versione completa e non quella sforbiciata da De Laurentiis) e quello di Jodorowsky sarebbe di sicuro meglio! Tra parentesi in Giappone è disponibile una versione del “Dune” di Lynch da 5 ore (a quanto ne so approvata dal regista, a differenza di quella circolante sulla TV via cavo negli Stati Uniti, lunga un po’ meno di 3 ore e attribuita ad Alan Smithee).

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