1. STORIA DEI BLOG
E’ difficile definire l’esatto momento in cui il Blog viene alla luce, soprattutto da quando è iniziato un dibattito riguardo a che cosa distingua un blog da un home page personale.
Quello che è certo è il fatto che il blog come lo conosciamo oggi non sia stato inventato né da una singola persona né da un’organizzazione.
Alcuni considerano la pagina “What’s New”, pubblicata all’interno di Mosaic nel giugno del 1993, il progenitore di questo genere.
All’interno di questa pagina, che veniva aggiornata quotidianamente, erano segnalati una serie di siti che i navigatori avrebbero potuto trovare interessanti; in quel periodo ovviamente i pochi utenti della rete trovavano interessante qualsiasi cosa.
Con la diffusione sempre maggiore di internet i siti web crebbero in modo esponenziale fino a dare alla rete l’odierna forma: aziende che pubblicizzavano i propri servizi e propri prodotti, quotidiani che al supporto cartaceo affiancavano un’edizione web e tantissime pagine personali in cui le persone davano rilivenza ai propri interessi e alle loro vite.
Lo sviluppo successivo verso il blog fu determinato da alcuni appassionati che decisero di includere, seguendo l’esempio di Mosaic, tutta una lista di link riguardanti i siti di un certo interesse che giornalmente raccoglievano navigando nel web.
Si sviluppò quindi, quasi automaticamente, una sorta di diario virtuale in cui degli utenti segnalavano ad altri utenti le pagine che reputavano di un certo rilievo riguardo a un determinato argomento.
Nasceva così un genere del tutto particolare di siti in cui i navigatori più appassionati trasformavano le proprie Home Page in una lista di link in continuo aggiornamento, seguiti da una parte testuale in cui gli autori spiegavano ai lettori perchè quei collegamenti avrebbero potuto interessare.
I primi blog sulla falsa riga di quelli attuali si svilupparono negli Sati Uniti: Steve Bogart creò News, Pointers & Commentary (in seguito chiamato Now This) nel febbraio del 1997 e Dave Winer lanciò Scripting News nell’Aprile dello stesso anno; e in dicembre fu creato Robot Wisdom di John Barger.
Il neologismo weblog venne ideato da John Barger per definire il genere di siti che egli stesso curava e nel Novembre del 1998, su iniziativa di Jesse James Garrett, un redattore di Infosift, venne stilata una lista dei primi weblog che in seguito fu inviata da lo stesso Garret a Cameron Barrett, curatore di Camworld.
Cameron Barrett, a sua volta, scrisse un saggio intitolato Anatomy of a Weblog, in cui descriveva dettagliatamente gli elementi e le caratteristiche del nuovo nato della rete.
Sebbene, in seguito al saggio di Barrett, il neologismo “weblog” fosse divenuto termine accettato fu Peter Merholz a introdurre la versione tronca “Blog” .
La caratteristica principale di questo nuovo strumento virtuale era quello di essere più pratico possibile: un’area principale, riservata ai contributi quotidiani con accanto, una sottile colonna laterale in cui compariva una lista di altri “blog amici” o ritenuti interessanti.
Nell’agosto del 1999 una piccola società di informatica chiamata Pyra lanciò una piattaforma di blogging gratuita a nome “Blogger”, che attualmente è gestita da Google e conta tra i 15 e i 20 milioni di Blog.
2.TIPOLOGIA DEI BLOG
Un Blog può essere definito come un diario in ordine cronologicamente inverso, in cui i nuovi contributi sono collocati all’inizio della pagina web.
Questi contributi possono essere aggiornati anche svariate volte al giorno; possono essere commentati dai lettori; e possono contenere all’interno collegamenti ipertestuali che rimando ad altro materiale audio, video o testuale presente nella rete.
I Blog sono strutturati sotto forma di pagina web, in cui un programma guida il blogger (nel gergo della rete colui che gestisce il blog) nella creazione della propria pagina personale, senza necessariamente conoscere il linguaggio HTML, cioè il linguaggio di programmazione usato nel web per costruire collegamenti ipertestuali.
Il fatto che la procedura di formazione del blog sia guidata attraverso vesti grafiche dette template, cioè le pagine matrici, non costituisce tuttavia un limite per gli utenti più esperti che hanno la facoltà di poter utilizzare le proprie conoscenze informatiche per implementare le caratteristiche della propria pagina web o, se lo vogliono, costituire un sito estremamente personalizzato secondo i propri gusti.
Rimane comunque il fatto che la semplicità di creazione di un blog è sato uno dei motivi che ha portato alla rapida e allargata diffusione di questo strumento nella rete.
Negli utlimi anni la popolarità dei blog ha avuto una diffusione impressionante soprattutto nelle fasce giovanile della rete, infatti la tipologia di blog maggiormente diffusa nella rete è rappresentata dai blog personali: la loro caratteristica è quello di contenere tutta una serie di informazioni sulla vita quotidiana dell’autore, sulle sue passioni, i suoi gusti, i suoi desideri.
I commenti di questa categoria di blog sono per la maggior parte lasciati dagli amici, e trattano temi spesso molto pesonali.
Una tipologia diversa dai blog personali ma non meno importante e diffusa, è quella dei blog di attualità: in essi i temi trattati riguardano la politica, l’economia, la cronaca, la cultura e svariate altre tematiche.
Proprio per questo fatto di riferirsi all’attualità questi blog si avvicinano molto alla funzione di informare, che fino a pochi anni fa era svolta dai quotidiani.
Il paragone tra blog e quotidiani, seppur intuitivo, può però essere fuorviante, infatti questi due strumenti d’informazione possegono delle caratteristiche ben distinte che non permettono di sostenere la tesi di una progressiva scomparsa dei quotidiani a favore dei blog.
La funzione dei media tradizionli resta indiscutibile e per ora insostituibile: allo stato attuale i blog tendo non a sostituirsi, bensì a integrarsi ai primi.
Sebbene una tassonomia dei blog non può (e non vuole essere) esaustiva a causa della dinamicità di questi strumenti, che li rende malleabili a molteplici scopi, altre tipologie di blog meno diffuse rispetto alle precedenti sono: il blog tematico, in cui il blogger approfondisce un tema, spesso una sua passione, e che rappresenta un punto d’incontro per persone con interessi comuni; il blog directory costituito da l’elevata presenza di link; il photoblog utilizzato prevalentemente dagli amanti della fotografi; il blogames che trattano di giochi; il blogvetrina in cui vengono presentate le opere di vario genere, solitamente artistiche , dell’autore; il blog politico che puo trattare di argomenti politci o essere; l’urban blog riferito a un’entità territoriale definita come una città, un paese o un quartiere; gli audio e video blog in cui vengono distribuiti contenuti audio, sotto forma di podcasting, e contenuti video attraverso un flusso di dati detto streaming on demand.
Tutte le tipoligie sopracitate si possono racchiudere in ulteriori tre macrocategorie: i blog in senso stretto, i notebook, e i filtri.
Nel caso della prima macrocategoria, essa contiene tutti quei siti che assomigliano a diari in forma breve e che rappresentano certamente il formato più comune di blog nella rete.
La macrocategoria notebook, differisce dal blog in senso stretto per il fatto che i contenuti e le informazioni trattano temi più specifici e in maniera più estesa, risultando essere, in ultima analisi, una sorta di raccoglitore di idee all’interno di determinate esperienze piuttosto che, una serie di brevi commenti sulla vita quotidiana del blogger come nel caso dei blog in senso stretto.
La demarcazione tra notebook e blog risulta comunque essere molto sottile e le due categorie si mischiano senza quindi esaurire le innumerevoli possibilità e potenzialità del blog.
Ultima categoria è quella dei filtri: in questi blog ciò che è preminente sono i link contenuti al loro interno.
Il loro chiaro obbiettivo è quello di ricercare, selezionare, e filtrare l’immane mole di informazioni che si possono reperire nella rete e presentarla al frequentatore del sito sotto forma di link.
4. BLOG E MEDIA TRADIZIONALI
Citizen Journalism
Il blog come nuovo strumento del web 2.0 ha potuto trovare applicazione in svariati campi del mondo virtuale.
Con il nome di Citizen Journalism o giornalismo collaborativo viene oggi indicato il giornalismo, che attraverso i blog, vede la partecipazione attiva dei lettori anche grazie alle caratteristiche dei nuovi media.
La forza di questo giornalismo è quello della rapidità e della facilità con cui la gente può raccontare al mondo quanto vede e prova in prima persona.
La visione ottimista dietro al citizen journalism prevede che siano i lettori a capire chi è autorevole e chi no, e a effettuare una selezione di conseguenza, selezione che porterebbe alla scomparsa delle voci meno autorevoli.
Dan Gillmor, paladino del nuovo giornalismo, ebbe a dire a questo proposito:“i miei lettori, collettivamente, ne sanno più di me”.
Attualmente le esperienze più affascinanti della rete in questo senso sono Agoravox, sito francese in cui chiunque può inviare le proprie corrispondenze diventando una sorta di redattore e OhMyNews, sesta testata sud-coreana dove una redazione composta da 75 persone, vaglia circa 200 articoli al giorno.
Il 70% viene pubblicato e retribuito (da 2 a 20 euro).
Anche Wikimedia, la fondazione che tra le altre cose gestisce l’enciclopedia libera Wikipedia, ha un progetto dedicato al citizen journalism: Wikinews.
Mentre nel panorama italiano è degno di nota il Blog Agregator di Giuseppe Granieri.
Il Blog Aggregator viene definito come una redazione allargata in cui ognuno può inserire i propri contenuti.
L’obiettivo è quello di fornire una panoramica allargata delle discussioni nei blog.
Chiunque può scrivere nel Blog Aggregator un collegamento a un post del proprio blog.
Se nella prima versione, il Blog Aggregator si limitava a un elenco degli ultimi post inseriti, oggi, giunto alla terza edizione, si presenta come la pagina di un sito di informazione, con una certa strutturazione in categorie.
Beppe Grillo nel suo blog sperimenta una forma simile di informazione distribuendo un inserto in formato pdf, liberamente stampabile dai lettori.
Complementarietà, ipertestualità e interattività della rete moltiplicano al massimo grado il potenziale di “fare informazione”: attraverso l’utilizzo degli strumenti offerti, il giornalista multitasking diventa un distributore di contenuti di vario genere inscritti in un ampia gamma di possibilità che vanno dal tradizionale articolo scritto a file audio e video con cui integrare l’informazione che esso vuole dare.
Inoltre l’apertura di nuove frontiere, permesse dal processo che va sotto il nome di convergenza dei media, amplia a dismisura la possibilità di essere informati: con l’ausilio di un telefono cellulare è possibile ricevere le notizie praticamente in ogni luogo e in ogni momento.
Blog e giornalismo
Se è vero che la maggior parte dei blog sono una sorta di diario personale, senza alcuna finalità giornalistica, si è tuttavia aperta una nuova frontiera dell’informazione veicolata dal blog e prediletta soprattutto da un pubblico giovanile.
Sempre più utenti di internet infatti preferiscono il blog come canale in cui reperire le informazioni piuttosto che la classica carta stampata.
Una ricerca di comScore dimostra che il 40% dei 400 blog più letti negli Stati Uniti è a sfondo politico; inoltre la ricerca porta alla luce la questione ancor più rilevante che alcuni lettori molto spesso prediligono un rapporto più personale con il singolo autore del blog piuttosto che l’opinione autorevole di una testata .
Ulteriore elemento che conferma il ruolo rilevante dei blog come canale informativo è la capacità di quest’ultimo di riuscire a condizionare sempre più l’opinione pubblica; fenomeno questo che prima era appannaggio esclusivo della televisione e dei quotidiani.
Inoltre sembra sempre più crescente la tendenza dei media tradizionali a sviluppare le notizie ricavate dalla “blogosfera”.
La ragione di un così impetuoso successo dei blog informativi si può ricavare prima di tutto in una questione di “sfiducia” da parte del lettore nei confronti dei quotidiani tradizionali e nella facoltà, attraverso la miriade di siti che popolano la rete, di trovare ampio spazio all’approfondimento delle notizie che più lo interessano, consultando svariate fonti e con la possibilità di formarsi un’opinione tutta sua sui temi d’attualità e di lasciare un commento personale in tempo reale che può svilupparsi in un vero e proprio dibattito.
Questa è anche la tesi sostenuta da Dan Gillmor, in We the media, secondo cui il giornalista di domani è una persona umile che si situa in un piano paritario con il lettore e ammette la propria ignoranza su determinati temi.
L’andamento parrebbe dirigersi sempre più verso un’informazione democratica, paritaria, istantanea, dinamica e con più voci come intravede Giuseppe Granieri, nel suo libro Blog Generation, secondo cui i blog sarebbero un mezzo per tornare all’agorà ateniese, in cui tutti possono dire la propria opinione democraticamente.
Un altro studioso del fenomeno, Jay Rosen, porta come esempio della forza innovatrice dei blog, il modo in cui questi hanno saputo riferire dello tsunami che sconvolse il sudest asiatico: mentre i media tradizionali, per i meccanismi che gli sono propri ormai consolidati, dettero le notizie dell’evento in maniera flemmatica e minuziosa perdendo però in tempestività, i blog ne riferirono gli avvenimenti in modo caotico, ma molto più rapidamente.
Tre parrebbero essere le regole d’oro di un articolo di blog: la prima è la forma di “work in progress” dei contributi che sollecita il lettore a partecipare alla discussione; la seconda è il fatto che i contributi sono schietti e informali senza la paura di esprimere opinioni forti; la terza la schematicità e brevità dei post.
La forza dei blog che per gli apologeti consiste nella dinamicità e pluralità d’opinione, rappresenta invece per alcuni critici il loro punto debole.
Secondo quest’ultimi proprio la spregiudicatezza, nonché la sinteticità dei contributi dovuti al concetto di no scrolling (essere brevi e concisi in maniera che il lettore non debba scorrere la pagina web) e alla regola identificata con l’acronimo kiss (keep it simple stupid) rende l’informazione dei blog frammentaria e poca approfondita o, nel peggiore dei casi, non veritiera.
La critica consiste quindi nella difficoltà da parte del lettore di identificare le fonti da cui la notizia proviene.
Altri osservatori del fenomeno, come Robin Good nel post I Blog sono fonti di notizie, ritengono invece che la credibilità dei blog sia maggiore di quella dei media tradizionali, questo perché i blogger sarebbero liberi da vincoli e controlli da parte di un editore o di un direttore come capita nella carta stampata e inoltre non ci sarebbe alcun tipo di pressione economica che potrebbe influenzare il giornalista.
Good porta due argomenti in difesa della sua tesi: il primo è l’ammissione dell’ideologia seguita dall’autore che, se non è sempre esplicita è spesso chiaramente identificabile, al contrario dubita dell’indipendenza dei media tradizionali; il secondo è l’appartenenza a una comunità intesa come un sistema autodeterminante che porta gli errori alla luce.
I blog sembrerebbero operare come un certo tipo di giornalismo di inchiesta che porta alla luce le contraddizioni attraverso la spregiudicatezza e la maggiore libertà, risultando essere il “cane da guardia” dei media tradizionali, i quali, a loro volta, assumono sempre più il profilo di “cane da compagnia” (lap dog in inglese), delle vicende politiche, limitandosi a officiare i discorsi politici, senza apportare nessuna critica costruttiva.
Ma talvolta proprio la loro spregiudicatezza rischia di generare un’informazione non veritiera, che una volta inseritasi nel tam-tam dei blog continua a circolare per mesi se non per anni.
Inoltre la citazione di fonti e statistiche, quando non supportata da link a istituzioni credibili, rischia di essere molto imprecisa tanto da incrementare la confusione.
.Ma anche la possibilità di risalire alla fonte, di link in link, rischia di essere un’illusione, tranne quando è il responsabile a uscire allo scoperto: nel 2006 si diffuse la notizia (falsa) di come Skype, il popolare strumento di telefonia via internet, venisse censurato in Cina per mezzo di un miagolìo.
La bufala fu svelata quando l’autore, Vittorio Zambardino, uscì allo scoperto dichiarando di aver male interpretato un notizia apparsa su Business Week.