La televisione più di ogni altro mezzo di rappresentazione ci narra il mondo odierno. Utilizzare il telecomando è il modo più semplice che abbiamo per rapportarci alle problematiche della nostra nazione e del mondo. Oggi sappiamo della guerra, della religione, della politica, dell’economia, della cronaca nera, del gossip, delle mode. Ma la televisione non è solo narrazione come quando ci informa con i vari telegiornali, notiziari, documentari e dossier. Interpreta anche il mondo e organizza la vita sociale, culturale e sessuale degli spettatori. Determina la sfera familiare, culturale, linguistica e sessuale dei cittadini e di conseguenza gli stessi rapporti e le stesse modalità di relazione tra gli uomini di oggi. Programmi di intrattenimento, pubblicità e film dispensano irrealtà e illusioni, che consentono al telespettatore l’evasione da una quotidianità sempre più alienata. Nella realtà abbiamo famiglie sempre più disgregate, ma la televisione- regina delle distorsioni e delle alterazioni del reale- ci fornisce l’immagine della famiglia del mulino bianco. Anche se inizialmente la televisione ha accelerato l’unificazione linguistica del nostro paese attualmente è la causa primaria della povertà linguistica dei giovani di oggi, che rispetto ad un tempo sono molto meno in grado di creare nuove metafore e di utilizzare le figure retoriche. La maggioranza delle coscienze individuali non ha più la forza di fare un’analisi accurata del sistema nonostante l’evidenza dei sintomi individuali e sociali. La televisione riesce in modo formidabile ad essere il metronomo che induce l’ipnosi collettiva. I rapporti dei mezzi di produzione esistono ancora oggi, ma se ne occupano solo sindacalisti, politici, sociologi ed economisti. Chi lo fa per lavoro insomma. Gli altri seguono distrattamente. Sembrerà un’espressione paradossale, ma descrive esattamente il comportamento di milioni di cittadini, ormai diventati spettatori passivi, non partecipi e distratti; L’aspetto più problematico è che agisce in modo talmente subdolo e così in profondità, che solo pochi riescono a non subire il suo fascino perverso. Molti la criticano apertamente per non fare brutta figura, ma in realtà vengono condizionati quotidianamente dai programmi televisivi. Gli stessi intellettuali che dovrebbero criticarla e descrivere i suoi effetti deleteri vengono inglobati e fagocitati dagli schermi televisivi. Purtroppo non sono molti coloro che esercitano il proprio senso critico e il proprio scetticismo nei confronti dei messaggi e delle rappresentazioni, che vengono imposti da questo mass media. Chi fa televisione sa bene che per condizionare efficacemente i telespettatori questi non devono essere più in grado di distinguere tra realtà e finzione. Il modo più efficace per cancellare la linea di demarcazione tra realtà e finzione è quello di fornire eccessi di realtà (come ad esempio immagini violente di omicidi, incidenti stradali, stragi e guerre) e irrealtà.
La mia non vuole essere una critica generale del mondo televisivo, tutt’altro. Sono il primo che soprattutto in serata mi soffermo a guardare programmi di ogni genere, da documentari, a programmi d’informazione, da film a programmi sportivi. Personalmente non condivido però tutta l’eccessiva costruzione, manipolazione di informazioni; il fatto che molto spesso vedo opinionisti, o chi per essi, che non esprimono liberamente i propri concetti e pensieri, ammesso che ve ne siano, proprio per non andare contro il “sistema” del programma. Tutto questo non avviene solamente nel mondo televisivo, è vero, ma, nello stesso vedo molta falsità, uno “scannarsi” in tutti i modi pur di raggiungere l’audience, dimenticandosi quasi sempre l’importanza di molti valori che dovrebbero invece essere trasmessi al telespettatore.