Collegandomi agli articoli precedenti, vorrei fare alcune considerazioni su come è cambiata la pubblicità, oltre alla rete ed agli utenti. Le prime pubblicità erano le stesse dirette alla collettività, anche se venivano esposte attraverso mezzi diversi: radio, televisione, immagini per le strade, ecc…
Partendo dal fatto che, gli ascolti sono una componente fondamentale, per chi decide di investire in pubblicità, anche se in Italia, essi sono raccolti sulla base di dati statistici, a mio avviso poco rilevanti come gli apparecchi Auditel, che sono pochissimi, quelli installati nei televisori presenti sul territorio nazionale. Per certi versi questa concezione è diventata più specifica, cioè con il cambiamento dell’utente, che vuole scegliere ed interagire con i mezzi a disposizione, la pubblicità diventa più specifica, a seconda del target che si ha davanti: non è un caso, che quando la RAI trasmette le partite della nazionale italiana di calcio, seguita particolarmente da un pubblico maschile, gli spot durante la fine del primo tempo riguardino automobili. Con la riforma del sistema delle telecomunicazioni, che entro il 2011, porterà il digitale terrestre nelle case di tutta l’Italia, questa concezione si diffonderà a macchia d’olio, nel senso che l’offerta sarà sempre maggiore e l’individualità delle scelte sarà sempre più marcata. Ciò permetterà all’individuo di vedere solamente i programmi che preferisce, gli spot saranno sempre più ad personam, ed un mezzo come la tv diventerà un puro strumento di consumo, al pari di altri (rischio di “isolamento individuale”). La televisione perderà quindi, quell’aspetto educativo, positivo o negativo, che ha avuto dalla sua nascita sino ad oggi, nei confronti della massa; è innegabile però, che questo aprirà enormi ed importanti possibilità a chi si affaccia al mondo dell’informazione.
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