Il vecchio banco di scuola diventerà touch screen

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Chi di noi non ha avuto un rapporto particolare con il proprio banco di scuola? Il primo giorno del “tanto atteso” ritorno sui libri,  la preoccupazione principale era quella di scegliere il posto giusto visto che sarebbe rimasto il solito per tutto l’anno, salvo punizioni o litigi con il compagno.
Ci scrivevamo sopra le formule di matematica, il nome del ragazzo per cui avevamo perso la testa, i discorsi con l’amichetta per evitare di parlare e farci sgridare dalla maestra.
Forse questi rimarranno solo i ricordi di decine di generazioni che lasciano il posto alle nuove tecnologie.
Stamani leggendo la cronaca di Firenze su Repubblica questa notizia mi ha fatto particolarmente sorridere: tre classi di una scuola elementare di Montelupo fiorentino, da settembre, cambieranno completamente il tipo di didattica.
L’aula High-tech è un esperimento che vede il debutto del banco interattivo collegato ad altri strumenti tecnologici: lavagna interattiva multimediale, tavoletta wireless e classmate, un “compagno di classe” che è un quaderno multimediale. Quest’ultimo, fornito ad ogni studente, è “dotato di un’architettura Intel ed è creato appositamente per cambiare l’ambiente d’apprendimento. Ogni ClassMate sarà connesso al Pc docente e alla lavagna interattiva multimediale attraverso il software per l’apprendimento interattivo SMART Classroom Suite, che consente la gestione delle tecnologie e della didattica in aula. I ClasseMate saranno dotati del sistema operativo Windows 7 e del pacchetto MS Office.”
Ai tradizionalisti, sostenitori della scuola vecchio stile, questa novità anche se in fase sperimentale farà rabbrividire, ma credo che a lungo termine sarà una fra le modalità di didattica più opportuna da adottare perché le tecnologie avanzano ed era prevedibile che prima o poi sarebbero atterrate anche nell’ambiente scolastico.
Ovviamente il ”nostro“ paese, considerati i tagli previsti per l’istruzione e la situazione di perenne crisi, in questo momento non potrà permettersi spese di questo genere, infatti, nel caso delle tre fortunate classi di Montelupo, la tecnologia sarà offerta da colossi mondiali come Intel, Smart Technologies, Microsoft, Fondazione Asphi e l’iniziativa sarà coordinata da Ansas (l’agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, ex Indire).
L’esperimento sarà monitorato dai ricercatori del dipartimento di scienze umane dell’Università Bicocca di Milano che studieranno per tutto il prossimo anno scolastico quello che accadrà nelle aule di terza A e B e nella quarta A. Di fondamentale importanza sarà capire come cambiano i rapporti sociali e i processi di apprendimento dal momento in cui si introducono in un ambiente ormai consolidato e con punti di riferimento di quasi un secolo delle tecnologie così innovative.
Avrebbe sicuramente lasciato delle perplessità l’assenza della figura delle maestre, ma esse continueranno ad avere un ruolo fondamentale nella didattica (stanno frequentando un corso di formazione) com’è giusto che sia, solo che saranno ”supportate” da strumenti al passo coi tempi.
Sono diversi gli interrogativi ai quali vogliono dare delle risposte i ricercatori, ad esempio se l’ambiente che prevede l’uso integrato di strumenti e risorse digitali potrà favorire la collaborazione in classe e la partecipazione attiva degli studenti, oppure se gli stili di apprendimento/insegnamento saranno modificati.
Solo il tempo saprà darci delle risposte, spero positive: rimanere ancorati a modalità obsolete d’insegnamento non aiuterà i ragazzi che al contrario, grazie a queste innovazioni, avranno la possibilità di apprendere con una didattica più adatta ai propri tempi.

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