Leggendo Repubblica di oggi, mi sono soffermata un pò di più sull’ articolo di Stefano Bigazzi “Gli angeli del fango 40 anni dopo “Torniamo in strada a spalare”. Repubblica li rievoca. E loro si mobilitano su Facebook”. Il “potere” di Facebook che non avremmo mai voluto mettere alla prova su questo tema. Per fortuna, però, c’è. Come scrive oggi Piero Ottone, sempre sulle pagine di Repubblica, “Gli eventi di quel lontano mese di ottobre sono emblematici: sono una tipica tragedia italiana. Con palingenesi: messi alla prova, noi italiani diamo prova di straordinaria vitalità, emergiamo dal precipizio, diventiamo eroi. Genova ha vissuto dopo quel tragico 8 ottobre giornate memorabili, si è rimessa in piedi. E alla stessa reazione abbiamo assistito in tante altre città della penisola, dal Nord al Mezzogiorno. La reazione alle tragedie è sempre eroica. Segno di vitalità: ci si chiede di che cosa sarebbe capace questo nostro paese, se fosse sollecitato nel modo giusto. Ma è triste che siano le tragedie a trarre il meglio della nazione. E dobbiamo chiederci: fino a che punto sono ineluttabili?“
Stefano Bigazzi, Gli angeli del fango 40 anni dopo “Torniamo in strada a spalare”. Repubblica li rievoca. E loro si mobilitano su Facebook. La Repubblica (cronaca di Genova), 5 novembre 2011.
Un susseguirsi di messaggi on line per ritrovarsi nel segno della solidarietà Non ci sono paragoni, né scarti temporali, sia chiaro, quando il Bisagno (e gli altri torrenti) si scatenarono bastò il passaparola a mobilitare una minoranza chiassosa e disordinata, figlia discola del Sessantotto, così viva da intenerire la città. Si viaggiava sul cassone di un Ape, chi si muoveva in auto offriva un passaggio a quella gente in stivali di gomma, qualcuno con i capelli lunghi, e la pala sulla spalla. I genovesi sapevano cosa era accaduto quattro anni prima a Firenze, avevano visto e rivisto le immagini degli studenti, dei giovani operai, dei turisti con l´acqua alla cintola a mettere in salvo almeno un po´ di memoria storica, di arte e di cultura.
Più di otto lustri dopo ci si affida a Internet, ma è come se da un caseggiato all´altro il tam tam di quartiere, delle scuole e dell´università avesse ripreso il suo invito a scendere per strada, a non compiangersi e non rimpiangere. Piangere sì, ma un poco, poi ci si rimbocca le maniche.
Così, dopo quelle poche parole di un “angelo” adulto, il passaparola ha trasformato i primi bisbigli in un appello corale.
C´è un posto, anche se virtuale, http://facebook. com/fango sulle magliette, sul quale potersi mettersi d´accordo: «incontrarci domenica finito l´allerta»; «meglio unirsi tutti quanti i “cani sciolti” in modo da non creare più intralcio» e via progettando, brevi commenti e parole d´ordine, portare secchi, guanti, stivali vestiti comodi, già un appuntamento «domenica mattina 8.30 presso la sede degli Alpini via Mura delle Cappuccine». E ancora, passi concreti: «contattare aziende», «chiedere materiali», evitare gli ingorghi, esserci senza disturbare, senza pretendere in cambio riflettori, visibilità. Gente che passa la giornata a mugugnare (spesso non c´è di meglio da fare per sentirsi vivi) e che se viene chiamata, non si tira indietro.
Quei ragazzi, che oggi hanno passato abbondantemente i cinquanta (e qualcuno si avvicina ai settanta, molti già in pensione) alla nostalgia hanno anteposto la prassi.
Prima fare poi parlare: centinaia di commenti e adesioni sono così giunti, da persone che restano come nel ‘70 per lo più anonime. Ma al momento opportuno si riconosceranno. Non avranno adesso quelle energie, oggi hanno un po´ di pancia, il colesterolo alto, gli acciacchi non sono cosa da poco, hanno figli e nipoti, ma sempre – è bene chiamare le cose, anche i sentimenti, i moti dell´animo, con il loro nome – cuore e coraggio. Sono angeli che non hanno smesso di volare.
novembre 8, 2011 alle 12:07 am |
incredibile!!!!!! dio li benedica tutti quanti