Sono passati tredici giorni dalla sciagura che ha portato al naufragio la nave da crociera della Costa e dal punto di vista mediatico , ancora una volta, gli “addetti ai lavori” hanno perso l’occasione di dimostrare professionalità e decenza. Non sono certo criticabili i giovani giornalisti che hanno passato giorni e nottate intere all’agghiaccio sui moli del porto dell’isola del Giglio, affannati a cercare quale giovane guardiamarina, quale sommozzatore, quale allievo sottufficiale potesse con la sola presenza compiacere in studio Barbara D’urso o Mara Venier o qualsiasi altra o altro conduttore del pomeriggio televisivo italiano; non loro, giovani precari hanno la responsabilità di discernere la notizia dall’intrattenimento morboso del’”uomo della strada” (o della casalinga pomeridiana). Ma dov’è allora il giornalismo? Sui giornali non è passato un giorno dal disastro in cui non sia stato detto tutto ciò che poteva essere detto, anche di falso. Falsità come il lancio di un agenzia , due giorni dopo la sciagura, presa per buona in cui si leggeva che gli accertamenti per l’assunzione di sostanze psicotrope su Schettino risultavano negativi. La notizia viene smentita pochi giorni dopo, infatti per avere i risultati occorrono almeno dieci giorni e quindi era improbabile dare un risultato a quella data. I protagonisti , i militari, i vigili del fuoco e tutte quelle figure che ruotano in questi giorni intorno al relitto al Giglio, fanno più buon giornalismo che non tanti professionisti , loro attendono che la magistratura proceda, che l’indagine o le indagini seguano i propri percorsi senza essere inquinate da un vociare inutile e fastidioso. E’ il giornalista da salotto che prevale nel nostro paese ogni qual volta accada qualcosa di insolito e su cui servirebbe invece sterzare la professionalità sull’inchiesta e trasformarsi in giornalisti da guardia. Chi infatti ha preteso un’intervista ai piani alti di Costa? Chi ha assediato l’azienda cercando di rubare un sospiro, una reticenza, un errore capace di incuriosire e di fare da sola notizia? Tante storie umane di superstiti invece, parenti e amici di vittime che diventano vittime un’altra volta, del sistema mediatico paranoico che vuole la sofferenza in bella mostra ad ogni costo. La vicenda si presta perfettamente al modus operandi del giornalismo italiano: il mostro, l’eroe negativo da sbattere in prima pagina, l’eroe buono e diligente, il comandante al telefono che prende le redini nella situazione difficile, la bionda che ha la tresca col cattivo e gli oggetti misteriosi che spariscono, come il portatile e la cassa forte di Schettino. Il giornalismo sembra da questo punto di vista nella stessa posizione della nave: per metà fuori e metà in acque torbide. Se potrà tornare a galla e seguire rotte meno accomodanti a molti, farà notizia.
d.o.