E’ il giorno della memoria che torna ogni anno, con il freddo dell’inverno a farci fermare per un attimo a riflettere sul passato e a gelarci il sangue, come doveva essere ghiacciato quello di quei pochi superstiti che quel giorno di sessantasette anni fa furono portati via in extremis da Auschwitz.
Ogni anno cerimoniali, articoli di giornali, film sulla Shoah riempiono questa giornata significativa di argomentazioni che di retorico hanno solo la forma.
E’ infatti essenziale essere informati ed è giusto che le nuove generazioni sin da piccoli, nelle prime classi di scuola imparino la tragedia e conoscano a memoria date e avvenimenti storici di quel periodo perché solo una cultura attenta può far maturare uno spirito critico con cognizione di causa.
Troppe volte invece questa giornata viene vissuta invece come una sorta di obbligo morale, come far visita agli anziani sotto Natale. Non è questo lo spirito. Il ricordo sottintende comprensione e per comprendere bisogna studiare. Chi ne ha la possibilità, dovrebbe almeno una volta nella vita visitare quei luoghi, Auschwitz, Mauthausen , Maly Trostenet , mettere il dito nella piaga, non temere di andare sino in fondo nel conoscere le pratiche aberranti che vi si svolgevano perché solo così, lasciandosi scioccare dalla brutalità si può cercare di provare empatia per quei disgraziati e provare a capire cosa abbia significato per loro e per la storia.
La storia a volte prende pieghe oscure , terribili ma non per questo bisogna lasciarsi intimidire e girarsi altrove, anzi, è necessario proprio in queste circostanze addentrarsi nei meandri e sviscerarne i fatti, perché sebbene nella sofferenza, siano chiari e servano da monito a tulle le generazioni future, affinché lo spirito critico sia sempre attento e vagli ogni mossa di ogni attore che potrebbe portare in scena un’altra tragedia.
d.o.