Archive for marzo 2007

Iperpittura

marzo 31, 2007

Un argomento che mi pare non si sia toccato è quello dell’iperpittura. In molti lavori di artisti del passato possiamo trovare segni di una narrazione sviluppata secondo schemi analogici. Non mi riferisco solo agli a noi vicini casi delle avanguardie novecentesche, giacché ritengo che anche nel passato meno recente si possano trovare esempi a riguardo. A mio modo di vedere ciò non dovrebbe stupire: nel momento in cui ci si propone di comunicare più concetti, l’immagine – sia pittorica sia fotografica – costringe l’artista ad una “compressione” di quanto si vuole dire.

Ne è un esempio il ciclo d’esaltazione dei valori civici medievali di Ambrogio Lorenzetti composto da Effetti del Buon Governo nella città e nella campagna, Allegoria ed effetti del Cattivo Governo e Allegoria del Buon Governo. Il lavoro venne commissionato all’artista dalla città di Siena per esaltarne la struttura politica basata sulle virtù repubblicane trecentesche. Il ciclo, realizzato tra il 1338 ed il 1340, mostra all’interno di ciascuno dei tre affreschi presenti sui muri della Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena, un insieme di microstorie tra loro slegate ma ognuna riflesso degli effetti che la struttura repubblicana e la sua antitesi rappresentata dal governo tirannico portano al complesso sociale della città. Abbiamo quindi una serie di storie presentate di seguito una all’altra senza un logica consequenziale, ma piuttosto di significato dato che ci troviamo davanti ad un’opera “a tesi”.

Un altro esempio dal passato è la Flagellazione di Cristo ad opera di Piero della Francesca realizzata intorno al 1459. Dal punto di vista del significato l’opera è assai controversa, dal momento che gli studiosi non sono concordi nell’attribuirne uno da tutti condiviso (per un’immagine dell’opera e le varie interpretazioni ad essa attribuite rimando a http://it.wikipedia.org/wiki/Flagellazione_di_Cristo_(Piero_della_Francesca) ). Ciò che conta ai fine delle nostre analisi è che la tempera su tavola si propone di dare all’osservatore due percorsi da seguire, molto probabilmente legati l’uno all’altro perlomeno nelle intenzioni dell’autore, e che pertanto non si presta a un’univoca lettura logicamente consequenziale. Proprio quanto a noi interessa.

Telegiornali e autoreferenzialità

marzo 31, 2007

Propongo un gioco o, meglio, una verifica. Teoricamente i telegiornali dovrebbero raccontare, anche attraverso le immagini, una serie di notizie. Sta invece sempre più prendendo piede (anche nel Tg5 che ai tempi di Mentana era forse il tg più moderno) l’abitudine di trasformare in notizia quello che notizia è solo per la tv: vale a dire, storie e sciocchezze legate ai personaggi televisivi (tipici i viandanti usciti dalle varie “case” dei reality), annunci o commenti di altri programmi televisivi. “Porta a porta” almeno una volta ogni quindici giorni trasforma in talk un tema che non è di attualità, ma lo diventa esclusivamente perché la Rai ha prodotto una fiction su quell’argomento (dalla storia di un papa, alla Firenze del dopoguerra, alla violenza sulle donne o sui bambini o sugli animali,…). Alcuni tg o presunti tali, in particolare “Studio aperto”, sono zeppi di “informazioni” che notiziano pseudoeventi accaduti solo in tv (e perciò non veri, ma già mediati in partenza: l’informazione dovrebbe essere il resoconto di un fatto, qui si dà il resoconto di un fatto “non” accaduto se non a fini di spettacolo) con, per protagonisti, pseudopersonaggi della tv.

Il gioco proposto consiste nell’analizzare un tg qualsiasi di un giorno qualsiasi e riprodurre la sua scaletta. Individuando quanto è notizia e quanto è autoreferenzialità.

E magari verificare se una trasmissione intelligente come TvTalk – autoreferenziale per definizione, ma nel senso critico e analitico – proverà un giorno a discutere anche questo tema.

(m.b.)

Iperletteratura: “Krapp’s last tape”

marzo 30, 2007

A proposito della discussione sull’iperletteratura, o forse meglio letteratura ipertestuale, volevo segnalare un’opera di Samuel Beckett che è a mio parere una delle più esemplari im proposito. Si tratta di “Krapp’s last tape” ( “L’ultimo nastro di Krapp” ); in questa pièce teatrale Beckett mette in scena un uomo che ogni anno, il giorno del suo compleanno, si siede a un tavolo e registra su un nastro gli eventi salienti dell’anno trascorso e i suoi pensieri, le sue emozioni. Ogni anno però, prima di registrare il nuovo nastro, riascolta prima quelli passati, da quando era giovane al presente, così sino ad arrivare all’ultima registrazione della sua vita.
Il testo teatrale si presenta dunque come suddiviso in vari livelli temporali e narrativi: il presente in cui Krapp vive e parla, la registrazione attuale, le registrazioni passate e addirittura i commenti contenuti nei vecchi nastri a proposito di quelli passati appena ascoltati. Nel volume “Semiotica (e)semplifcata” di Romana Rutelli, docente all’Università di Genova, c’è un’analisi molto dettagliata dell’uso dell’ipertesto e della metanarrativa in “Krapp’s last tape”. Interessante è anche notare che dal testo di Beckett è stato tratto, oltre che ovviamente dalle numerose rappresntazioni sceniche, anche un film, uscito nel 2000 e della durata di un’ora scarsa.
Allego qui un articolo uscito ieri sulla “Stampa” in cui si parla dell’installazione appena organizzata a Parigi per celebrare il centenario del maestro dell’assurdo.

PARIGI
Per mettere in scena questo omaggio a Samuel Beckett (1906-1989), un po’ in ritardo rispetto alla scadenza del centenario della nascita, il Centre Pompidou, come già nel caso di altre mostre dedicate a scrittori quali Roland Barthes e Jean Cocteau, ha scelto una strategia espositiva non rigorosamente filologica e documentaria (che rischiava di essere noiosa e per pochi appassionati) caratterizzata da un articolato allestimento multimediale scandito dalla presenza di quadri, disegni, incisioni e video di artisti il cui lavoro risulta ispirato o in stretta risonanza con quello del grande scrittore irlandese, con i suoi romanzi, il suo teatro e i suoi pochi ma straordinari film. In questo modo la desolata e stralunata visione del mondo, e dell’esistenza umana, di Beckett, e la dimensione tragicamente ironica e grottesca dei suoi memorabili personaggi emergono con evidenza dimostrando la loro attualità senza tempo.

Il percorso si sviluppa attraverso otto sezioni, con titoli estremamente sintetici. Si inizia con «Voce» e l’impatto è subito forte. Di fronte a un quadro di Parmiggiani con bianche ombre di libri c’è uno schermo dove si vede solo la bocca gigante di un’attrice che recita l’ossessiva sequenza di parole di Pas moi. Tutte le volte che la voce accenna a dire «io» subito si smentisce gridando «No! Lei… Lei!». E c’è anche un’installazione sonora, piccoli schermi bianchi che trasmettono a basso volume frammenti di brevi testi letti da un attore, quelli più rarefatti (come per esempio Bing) che si possono ascoltare integramente solo alla fine della mostra, insieme con l’unica registrazione della voce di Beckett che recita Lessness, che significa, più o meno, vacuità o assenza. Come dire che tutto, in Beckett, comincia e si conclude con la parola, l’ultimo resto vitale (destinato anch’esso al silenzio finale) dei corpi dei suoi personaggi che arrivano a non muoversi più.

Nella seconda sezione, intitolata «Resti», insieme con una serie di manoscritti di romanzi (da Murphy e Molloy a L’innominabile e Watt) dentro bianche vetrine di forma minimalista, si possono vedere opere di vari artisti incentrati su elementi frammentati di corpi, tra cui alcuni disegni di teschi di Chattaway e di Penone (che considera l’universo beckettiano come un paesaggio del cervello) e dei video di Paul McCarthy (un uomo che si trascina per terra lasciando una traccia bianca) e soprattutto di Bruce Nauman, l’artista che più direttamente si è ispirato in molti lavori a Beckett. Entrambi condividono una preoccupazione primaria per le relazioni fra corpo e spazio e fra corpo e linguaggio.

Segue la parte dedicata specificamente ai testi teatrali, «Scene», dove su una sequenza di schermi sono proiettate scene delle più famose opere come Aspettando Godot, L’ultimo nastro di Krapp, Giorni felici. Una grande videoinstallazione musicale di Nouvel e Combier, incentrata sul ritmo della scrittura beckettiana, fa da contrappunto attuale, ma è un esile disegno di Giacometti con un albero e un personaggio, l’immagine più affascinante e in sintonia con Beckett. Lo spazio dedicato alla biografia dello scrittore raccoglie in una serie concetrata di bacheche foto, lettere e altri documenti ed è animata da una serie di interviste filmate a amici, scrittori e artisti, e da alcuni paesaggi desolati di Henri Heiden. Accanto c’è una sala con una decina di raffinate e melanconiche composizioni astratte informali dell’amico Bram van Velde.

La tappa successiva, «Occhio», è incentrata sulla proiezione di Film (l’unica esperienza cinematografica di Beckett) girato a New York nel 1964 con protagonista Buster Keaton, naturalmente muto. Il film, premiato dalla critica a Venezia nel 1965, mette in scena un personaggio tragicamente assurdo e dissociato, allo stesso tempo occhio allucinato che osserva e oggetto osservato; un personaggio che si rinchiude in una stanza e in se stesso, annullando i suoi ricordi, e si avvicina, seduto su una sedia a dondolo, alla soglia del nulla.

Nella sezione «Cubo» ci sono opere dei minimalisti Ryman e LeWitt, ma il confronto fra Beckett e Nauman è quello più stimolante. Il primo arriva a utilizzare la scena come un vero e proprio spazio plastico definito dalla reiterazione dei movimenti dei protagonisti. E nel film per la televisione Quad (1981) il movimento ritmico di quattro personaggi su una piattaforma quadrata diventa addirittura metafisicamente ossessivo. Nauman, dal canto suo, nei suoi video gioca anche lui sulla reiterazione ossessiva di frasi o di movimenti nello spazio. Uno di questi video, Slow Angle Walk (Beckett Walk) del 1968, è un omaggio esplicito allo scrittore, e fa riferimento in particolare ai modi insoliti di muoversi analizzati con precisione in Molloy.

I giornali online

marzo 29, 2007

Testate esclusivamente online.

Omnibus:

Affari Italiani www.affaritaliani.it – quotidiano di informazione collegato al portale di libero. Offre consultazione gratuita alle proprie rubriche online, newsletter (per gli iscritti) e servizio sms news (a pagamento). v.m.

inItali@Online www.initaliaonline.com – quotidiano di informazione plurisettoriale edito dal gruppo NCT Global Media. Propone notizie a carattere nazionale e locale (con particolare attenzione per le regioni del centro Italia). v.m.

Kataweb News http://www.kataweb.it/news/ – Dal gruppo editoriale L’Espresso un servizio che organizza e raccoglie le notizie pubblicate sul web. v.m.

Tiscali Notizie http://notizie.tiscali.it/ – Quotidiano di informazione collegato al portale del noto provider di servizi internet. All’interno collegamenti info radio/video. v.m.

Settoriali:

Punto Informatico http://punto-informatico.it/ – Quotidiano di informazione che tratta notizie relative a internet, informatica e comunicazione. Online dal 1995, consultabile gratuitamente; offre servizio di newsletter. v.m.

Hardware Upgrade http://www.hwupgrade.it/ – Quotidiano di informazione contenente news e recensioni critico/comparative su hardware e tecnologia in generale. Offre servizio di link a produttori di software libero e proprietario. v.m.

Giornali internazionali on-line

USA

The Washington Post http://www.washingtonpost.com/ – E’ il quotidiano più autorevole della capitale federale americana. La home-page si presenta molto lunga e ricca, a tratti anche un po’ confusa (soprattutto verso il fondo). La parte sinistra della pagina presenta alcune fotonotizie, la parte destra riporta invece titoli e breve descrizione delle news più recenti. E’ possibile avere aggiornamenti dalla borsa in tempo reale e collegarsi ai vari blog del giornale. La versione pdf del quotidiano è consultabile tramite un’iscrizione gratuita. (Francesco Bottino)

The New York Times http://www.nytimes.com/ – Forse il più noto quotidiano del mondo. Anche in questo caso la pagina è molto ricca, con le news nella parte sinistra e alcune fotonotizie in posizione centrale. Oltre ai link verso le varie sezioni del giornale è presente una finestra video tramite la quale visualizzare filmati di vario tipo (installando preventivamente “Macromedia Flash Palyer”). C’è anche la pubblicità del “TimesReader”, il giornale digitale, uno strumento che permette di leggere il NY Times in formato pdf su un supporto portatile. Apparentemente non è presente un link alle pagine in pdf, ma è possibile iscriversi al sito. (Francesco Bottino)

GRAN BRETAGNA

The Daily Telegraph http://www.telegraph.co.uk/ – Il sito del quotidiano britannico si apre con la notizia più importante, corredata di foto. Sotto ci sono tre news di argomenti diversi, solitamente cronaca, sport ed economia. Nella seconda parte della pagina (chiara e ben leggibile) ci sono i link agli editoriali e alle altre sezioni del giornale, oltre che ai numerosi blog del quotidiano. Le pagine in formato pdf sono visibili solo per la versione pomeridiana del giornale. (Francesco Bottino)

The Guardian http://www.guardian.co.uk/ – La pagina (la migliore per quanto riguarda organizzazione grafica e facilità di lettura) è divisa verticalmente in varie sezioni. La prima contiene le tre notizie più recenti e più importanti, corredate di foto, mentre nella seconda sono riportati i titoli delle altre news di cronaca. Nell’ultima parte vengono riproposte le varie sezioni del giornale (sport, cultura, economia,ecc…) con notizie e fotografie. La versione pdf, chiamata “digital edition”, è consultabile a pagamento. (Francesco Bottino)

FRANCIA

Le Monde http://www.lemonde.fr/ – Il sito del noto quotidiano d’oltralpe, chiaro e ben organizzato, riporta sulla destra l’elenco delle news con alcune fotografie, mentre nella parte sinistra propone approfondimenti vari ed alcuni banner pubblicitari. La zona inferiore della pagina, ricca di notizie, è organizzata in base alle diverse sezioni del giornale. La versione pdf è consultabile solo se abbonati ( a pagamento). (Francesco Bottino)

SPAGNA

El Mundo http://www.elmundo.es – La home-page del giornale spagnolo propone molte news, arricchite da innumerevoli link a gallerie fotografiche, video ed approfondimenti. La parte centrale della pagina riporta alcune fotonotizie, mentre sulla destra si trovano collegamenti esterni e pubblicità. L’unico neo è la fascia centrale, che con un eccessivo numero di banner rende l’impatto grafico un po’ troppo pesante. Nella parte inferiore della pagina la consueta suddivisione per sezioni. Nessun link alla versione pdf. (Francesco Bottino)

El Pais http://www.elpais.com/ – I due quotidiani più noti della Spagna presentano, nei loro siti web, una struttura piuttosto simile: anche per “El Pais” notizie ed approfondimenti sulle sinistra, fotonotizie al centro e collegamenti vari sulla destra. Nella parte inferiore della pagina ritroviamo le notizie del girono suddivise per sezione ed argomento (sport, economia, spettacolo e cultura). Il collegamento ai blog del quotidiano è invece sotto l’intestazione. Confronto a “El Mundo”, la home-page di “El Pais” risulta tuttavia più chiara e leggibile, anche grazie ad una presenza di banner pubblicitari più discreta. Per leggere il giornale in pdf è necessario entrare nell’area “El Pais Plus”, che richiede un’iscrizione a pagamento. (Francesco Bottino)

RUSSIA

The Moscow Times http://www.themoscowtimes.com – Forse non molto noto ma certamente interessante, “The Moscow Times” è un quotidiano moscovita scritto in lingua inglese. E’ la pagina web più scarna tra quelle qui prese in considerazione, ma è certamente di agevole consultazione. Nella parte superiore vengono proposte le tre notizie principali ( e solitamente una fotografia), mentre nella parte inferiore troviamo le varie news suddivise per argomento, compresa la cronaca locale di Mosca. Sulla sinistra è presente una colonna di link che rimanda alle varie sezioni del giornale. La versione pdf è consultabile solo se abbonati (a pagamento). (Francesco Bottino)

Tg on-line

Tgcom www.tgcom.mediaset.it Su questo sito si hanno continui aggiornamenti sui fatti del giorno. La grafica appare chiara, la homepage del sito è suddivisa in diverse rubriche che ne facilitano la lettura . E’ possibile, inoltre, reperire gli articoli inerenti i più importanti avvenimenti dell’anno precedente. E’ favorita la multimedialità poichè in questo sito troviamo il link  www.r101.it in cui è possibile ascoltare la radio in diretta. i.b.

WWW.SATELLITENEWS.NET/NAVIGANDO/TGLOCALI.HTLM – Su questo sito è possibile visualizzare tutti i telegiornali nazionali ed europei in lingua italiana, e i tg dei quotidiani nazionali. Inoltre è presente un collegamento con i siti di tutti i telegiornali locali presenti su internet. i.b.

Studio aperto www.studioaperto.mediaset.it – Questo sito offre la possibilità di prender visione dell’ultima edizione del tg di studioaperto. Anche in questo caso la grafica è molto chiara, offre, implicitamente, percorsi di lettura al lettore. Il sito risulta abbastanza aggiornato. i.b.

Tg2 www.tg2.rai.it – L’aggiornamento delle notizie viene curato minuziosamente, è possibile visionare tutti gli argomenti affrontati nella ultima edizione del tg2. La homepage è molto schematizzata, sono presenti diverse rubriche che facilitano le scelte dell’internauta. i.b.

Tg1 www.tg1.rai.it – La homepage risulta molto più sintetica rispetto ai siti segnalati precedentemente, è comunque suddivisa in rubriche che riflettono i diversi interessi del pubblico. Il sito risulta essere aggiornato, è data la possibilità di prendere visione di servizi riguardanti temi maggiormente approfonditi e di comunicare le proprie opinioni alla redazione del tg1 cliccando sull’elenco “scrivi al tg1”. i.b.

Tg3 www.tg3.rai.it/SITOTG/HPTG3/ – Il sito appare poco aggiornato, nonostante ciò la homepage risulta di facile fruizione. Inoltre si può accedere ad un archivio storico dell’azienda ed è data la possibiliotà di interagire con la redazione. i.b.

Cercare sul Web – Cenni

marzo 29, 2007

Internet è uno strumento di ricerca molto utile e sempre maggiormente utilizzato.

I motori sono, in sostanza, strumenti per accedere a una serie di fonti di informazione e di approfondimento. Queste fonti vanno considerate con la stessa logica con cui chi fa giornalismo approccia le persone e i documenti in grado di fornire particolari su un’informazione.

Ricordo che le fonti possono essere: scritte (documenti, libri, siti web, ecc.), orali (interviste, dichiarazioni), materiali (edifici, strutture architettoniche, monete, francobolli, opere d’arte, ecc.).

Esistono, nella ricerca delle fonti, alcune caratteristiche che occorre tenere presente e che incidono sulla “gerarchizzazione” delle fonti stesse. Questi elementi sono parecchi. Ne indico alcuni: autorevolezza della fonte, pertinenza delle sue informazioni, capacità di attenersi al tema di nostro interesse, economicità, conoscenza della fonte (se ho già “frequentato” una fonte, so se fidarmi o meno).

Gli atteggiamenti possibili sono tre: fiducia, prudenza sfiducia. A mio parere – considerando che la prudenza e il dubbio costituiscono un bagaglio dell’intelligenza – l’atteggiamento deve variare a seconda di quanto sto cercando: è ovvio che se, da un sito di un ente locale mi attendo la composizione della giunta comunale posso fidarmi; dovrò essere un po’ più guardingo a considerare le opzioni politiche e sociali contenute in quel sito. Lo stesso atteggiamento vale per il sito ufficiale di un’azienda: fatturato, indirizzi, stabilimenti, componenti del cda e simili, sono elementi di cui – in genere (dipende dalla frequenza dell’aggiornamento del sito) fidarsi, ma occorre prendere con le pinze (e quindi cercare fonti con le quali confrontare quei dati) non tanto la mission aziendale quanto gli strumenti e la qualità della vision in atto.

Poiché sul Web ci sono siti i cui autori possono essere noti o anonimi, ufficiali o ufficiosi, di parte o tendenti all’obiettività, vale la pena tentare di dare una misurabilità ai siti quando si realizza una ricerca.

I criteri non misurabili sono quelli legati alla nostra percezione: la ricchezza grafica del sito (ma allora i siti porno sarebbero tuttri affidabili…), il fatto che altri siti o portali lo consiglino o lo linkino, la presenza di un contatore di accessi (tenendo presente che i contatori possono essere manipolati e che spesso non misurano gli accessi al sito, ma il numero di pagine viste), l’ufficialità o meno (con la prudenza di cui si è parlato).

Esistono alcuni metodi di misurabilità e tengono conto dell’autore, della data di realizzazione, del tipo di scruttura.

Se l’autore è ignoto o anonimo o identificabile, oppure se è un ricercatore o uno studioso, oppure un ente o un’azienda, l’affidabilità cambia.

Se non c’è data di realizzazione o se invece esiste esiste la data dell’ultimo aggiornamento, possiamo valutare il peso delle informazioni contenute. In sostanza: un sito aggiornato molto raramente può essere affidabile, ma se non viene aggiornato da troppo tempo è meglio stare attenti (se vi occupate della biografia di un personaggio vivente, ovviamente, in quel sito non saranno presenti le informazioni più recenti).

Non è detto che l’autore ignoto (quello che ha come indirizzo da …./members o …/utenti) sia inaffidabile. Ma va trattato con prudenza. Soprattutto se non è possibile identificare con chiarezza l’autore.

Perché la scrittura è importante ed è indice di affidabilità? Perché chi cura la scrittura, in genere (a meno che non si tratti du una fanzine, “anarchica” di natura), mostra maggiore serietà. La presenza di errori grammaticali e di troppi refusi deve farci mettere in guardia.

(m.b.)

Cenni sull’iper-letteratura

marzo 27, 2007

Visto che ne abbiamo accennato a lezione, propongo alcune segnalazioni, se volete approfondirle, sull’ipertesto nella letteratura e su alcuni autori considerati protagonisti di operazioni letterarie in cui la struttura tradizionale della narrazione lineare (e l’organizzazione del testo) viene messa in discussione.

Laurence Sterne (scrittore irlandese, 1713-1768), in ” The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gentleman”, pubblicato in nove volumi, i primi due dei quali nel 1759 e gli altri nel decennio successivo. L’opera viene considerata universalmente un’anticipazione dell’ipertesto grazie alla ragnatela di personaggi, di progressioni, di ritorni, di citazioni e di rimandi.

Marc Saporta (scrittore-saggista francese, 1923), nel 1962 pubblica “Composition n.1”, un “libro” di 150 pagine sciolte che il lettore può ricomporre a proprio piacimento. Sulla scatola-copoertina sta scritto: “The pages of this book may be read in any order. The reader is requested to shuffle them like a deck of cards.”

B.S. Johnson (scrittore inglese 1933-1973) in “The Unfortunates” (1969) presenta uno strano libro composto di una ventina di sezioni che possono essere lette in qualsiasi ordine.

Thomas Stearns Eliot (St. Louis, Missouri 1888 – Londra 1965), uno scrittore decisamente complesso. Si considera “ipertestuale”, per esempio, “The Waste Land” (“La terra desolata”, scritto nel 1921 e rivisto da Ezra Pound) ricco di citazioni – persino nel titolo – e composto di voci dissonanti e di flash back.

Nanni Balestrini (Milano 1935) compone alcune poesie con l’aiuto del calcolatore elettronico (“Poesie pratiche. 1954-1969”, pubblicato nel 1976).

Adriano Spatola (1941-1948), in “L’oblò” (1964) miscela storie indipendenti, assemblate in modo casuale, lasciando libertà di “viaggio” al lettore.

James Joyce (scrittore irlandese, 1882-1941) negli ultimi anni abbandona la scrittura lineare.  In “Ulisse” (scritto a puntate tra il 1914 e il 1921), resoconto di una giornata di vita di Leopold Bloom, Joyce – ricalcando l’”Odissea” e utilizzando schemi narrativi sempre diversi – costruisce una sorta di enciclopedia dell’esperienza umana “raccontata” secondo i punti di vista di innumerevoli personaggi con “link” non sempre esplicitati. Una mappatura continua di riferimenti e di rimandi, un’autentica rete, costituisce anche il tessuto di “Finnegans Wake” (1939).

Jorge Luis Borges (1899-1986) fautore della “fine” del romanzo e nelle cui opere ricorre come tema ricorrente il labirinto, in “Ficciones” (“Finzioni”) mescola racconti e situazioni senza connessione. Il testo è stato trasformato in un’interessante versione elettronica.

Italo Calvino (1923-1985) è considerato uno scrittore che maggiormente hanno utilizzato le tecniche ipertestuali. “Il castello dei destini incrociati” (1969): attorno ad un tavolo, gli ospiti di un castello raccontano storie ispirate dalle carte estratte da un mazzo. Sono cioè le combinazioni – e, per restare nell’ipertestuale, le successioni – dei tarocchi a determinare, casualmente, la narrazione.

In “Se una notte d’inverno un viaggiatore”(1979) capitoli iniziali di vari libri si intersecano con capitoli che raccontano il comportamento di un lettore che si appresta a leggere il capitolo seguente.

Non proprio ipertestuale (anzi, per certi versi, opposto: l’ipertesto è la costruzione autonoma di un percorso, mentre qui si tratta solo di un rimodellamento che finisce per negare il percorso) ma legato alla tecnica costruttiva-decostruttiva del “cut up” sono gli esperimenti narrative di William Burroughs (1914-1997): si taglia una pagina in quattro sezioni, assegnando poi agli spezzoni una sequenza casuale. Si prosegue spezzettando le parti in unità ancora più piccole e così via all’infinito. L’operazione, ovviamente, si può applicare anche a un nastro registrato, sia audio, sia video.

(m.b.)

Attenzione alla scrittura!

marzo 25, 2007

cari ragazzi vedo che il blog si ravviva e richiama interesse.

A rischio di diventare pedante, però, vorrei pregarvi di curare maggiormente la forma. Come abbiamo detto in aula stiamo lavorando a costruire un web log di progetto collettivo: cerchiamo perciò di uniformare il linguaggio utilizzando lo stesso codice di scrittura (come accade in qualunque redazione)  e, soprattutto, cerchiamo di essere un poco più “puliti” nella scrittura. Refusi e piccole sciatterie formali – tipici degli sms e delle mail amicali – dovrebbero essere evitati.  Basta rileggere il proprio post prima di inviarlo.

(m.b.)

Folding@home, oltre la convergenza.

marzo 24, 2007

Siamo difronte a un progetto veramente interessante, che utilizza gli strumenti e i meccanismi della convergenza per fini diversi da quelli mediatici.

Ogni apparecchio in grado di elaborare dei dati digitali ha in se un processore capace di interpretare il flusso di informazioni attraverso dei calcoli matematici. Oggi giorno non è raro che gli strumenti da noi utilizzati – per comunicare, giocare o lavorare – abbiano in se un hardware la cui potenza di calcolo eccede il nostro fabbisogno.

La scienza contemporanea è impegnata su fronti di ricerca che richiederebbero tempi incredibilmente lunghi nell’elaborazione dei dati di sperimentazione anche se si disponesse di supercomputer estremamente potenti. Folding@home nasce sulla base della possibilità di distribuzione del calcolo, per cui chiunque utilizzi una determinata piattaforma multimediale può potenzialmente contribuire all’elaborazione di piccoli pacchetti di dati che poi verranno rispediti al mittente; si tratta di un sistema che sfrutta le risorse inutilizzate delle nostre piattaforme convergenti, in modo impercepibile dall’utente.

Mentre leggiamo le nostre mail, guardiamo i nostri film, leggiamo il nostro giornale online, comunichiamo col nostro voip, ci viene data la possibilità di dare un contributo alla ricerca.

Di seguito alcuni link d’approfondimento:

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Folding_at_Home

http://www.nipogames.com/article.php?ArticleId=1083

http://folding.stanford.edu/italian/

Toc, toc. Chi è? Il grande fratello…

marzo 24, 2007

Quando parliamo di multimedialità e convergenza spesso trascuriamo il fatto che tutte le tecnologie informatiche che stanno alla base alla base lasciano una traccia di noi, del nostro passaggio, delle nostre azioni, delle nostre preferenze… una traccia evidente che si propaga e può, potenzialmente, creare dei profili elettronici estremamente sofisticati.

L’internet provider è in grado di osservare tutte le mail inviate e ricevute nonchè tutti i siti visitati durante una sessione di collegamento, il gestore della carta di credito e del bancomat conosce i nostri movimenti, le nostre preferenze in termini di acquisto
e le compagnie telefoniche conoscono tutte le nostre chiamate ma soprattutto sanno sempre dove ci troviamo … questo elenco potrebbe continuare e ormai siamo letteralmente “spiati” in ogni nostra minima mossa. La diffusione e l’interfacciamento tecnologico dilagante permette incroci informativi estremamente sofisticati che rendono praticamente impossibile nascondere fatti o azioni.

Il filmato estremo che vi segnalo denuncia la presenza del “grande fratello” e offre parecchi spunti di riflessione

Mi sembra un argomento interessante sul quale vorrei conoscere le vostre sensazioni e capire qual’è la vostra posizione sul tema del riconoscimento elettronico ad oltranza.

Mario Clavarino

Internet e televisione, uno sguardo al futuro.

marzo 24, 2007

La nascita della tecnologia digitale ha segnato il passo della convergenza in ambito multimediale, con quali conseguenze? Una prima osservazione (un po’ riduttiva, ma in grado di dare una connotazione generale) ci consente di rilevare come la digitalizzazione delle informazioni ha reso possibile la fruibilità di media diversi in un unico dispositivo in grado di recepirli tutti. Le nuove tecnologie non hanno soltanto modificato il modo in cui gli utenti recepiscono le informazioni, ma hanno cambiato (e stanno cambiando) il modo di orientarsi al pubblico, da parte di chi fornisce i servizi. Una sorta di personalizzazione mediatica in cui l’utente ottiene ciò che gli interessa (e quando lo desidera), grazie a una rete bidirezionale (o multidirezionale, all’occorrenza) capace di metterlo in comunicazione diretta con chi offre il servizio.

Un esempio di convergenza, particolarmente calzante, è offerto dall’evoluzione della televisione nella direzione di internet. Nello specifico vorrei portare alla vostra attenzione due fenomeni – non necessariamente concorrenti – in grado di dare il segno di quanto detto finora: iptv e webtv.

Sotto il profilo tecnico, l’iptv (internet protocol television) consente di trasportare contenuti televisivi, compressi in un formato digitale, attraverso una connessione internet a banda larga; i dati vengono inviati da un emittente a un dispositivo (set-top box) in grado di recepirli e riprodurli su un comune apparecchio audiovisivo. Il sistema di trasmissione (a differenza della tv analogica) è bidirezionale e questo lo rende la piattaforma ideale per contenuti di tipo on-demand (a richiesta). Le conseguenze sono facilmente intuibili: l’utente può scegliere cosa vedere e quando farlo in una logica che inverte la realtà fin ora conosciuta, secondo la quale le abitudini televisive dovevano essere adeguate al palinsesto.

Attualmente, nel nostro paese, alcuni limiti alla diffusione di questa tecnologia risiedono nella copertura territoriale della banda larga (che nonostante i progressi vede tagliata fuori buona parte della popolazione) e da una cultura ancora ricca di pregiudizi verso le tecnologie legate alla rete (la casalinga di Voghera, spesso chiamata in causa nelle discussioni di questo calibro, potrebbe esclamare l’ormai celebre “è troppo complicato!”).

Quando invece parliamo di webtv ci caliamo in una realtà leggermente differente, i contenuti video sono di norma forniti tramite una pagina web e vengono trasmessi in streaming al richiedente. Questo nuovo modo di fare televisione ha già conquistato un discreto successo di pubblico e ha attirato l’attenzione di grandi nomi del settore. La tv diventa community e l’utente diventa a sua volta protagonista. Contenuti di tipo amatoriale e professionale vengono così a coesistere in una dimensione che lancia una sfida al classico modo di concepire la tv.

Quale sarà il futuro é difficile dirlo e spesso le previsioni degli esperti si sono rivelate un buco nell’acqua.