Toc, toc. Chi è? Il grande fratello…

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Quando parliamo di multimedialità e convergenza spesso trascuriamo il fatto che tutte le tecnologie informatiche che stanno alla base alla base lasciano una traccia di noi, del nostro passaggio, delle nostre azioni, delle nostre preferenze… una traccia evidente che si propaga e può, potenzialmente, creare dei profili elettronici estremamente sofisticati.

L’internet provider è in grado di osservare tutte le mail inviate e ricevute nonchè tutti i siti visitati durante una sessione di collegamento, il gestore della carta di credito e del bancomat conosce i nostri movimenti, le nostre preferenze in termini di acquisto
e le compagnie telefoniche conoscono tutte le nostre chiamate ma soprattutto sanno sempre dove ci troviamo … questo elenco potrebbe continuare e ormai siamo letteralmente “spiati” in ogni nostra minima mossa. La diffusione e l’interfacciamento tecnologico dilagante permette incroci informativi estremamente sofisticati che rendono praticamente impossibile nascondere fatti o azioni.

Il filmato estremo che vi segnalo denuncia la presenza del “grande fratello” e offre parecchi spunti di riflessione

Mi sembra un argomento interessante sul quale vorrei conoscere le vostre sensazioni e capire qual’è la vostra posizione sul tema del riconoscimento elettronico ad oltranza.

Mario Clavarino

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6 Risposte to “Toc, toc. Chi è? Il grande fratello…”

  1. furyomori1 Says:

    Ritengo che quanto il filmato sottolinei alla fine sia il punto più interessante: il problema non è solo quanto sia facile spiare, ma anche che utilizzando le nostre paure si cerchi di convicerci che spiarci è bene. Di per sé, se effettivamente lo spionaggio venisse adoperato unicamente per i fini ufficialmente dichiarati sarei anche disposto a scendere a qualche compromesso. Il problema è che l’uomo ha una tendenza endemica a scivolare nell’abuso e pertanto più cose chi ti comanda sa di te, più facile sarà il modo di abusare di te. Purtroppo mi sembra che questa falla delle moderne democrazie occidentali cresca sempre di più ed in maniera inversamente proporzionale alla consapevolezza dei cittadini. Del resto già a pochi mesi dagli attentati dell’11 settembre 2001 la totalità degli Stati mondiali – democratici e non, laici e non – colse la palla al balzo per incrementare il numero di leggi in favore del controllo massiccio ed invasivo delle proprie cittadinanze. Con buona pace dei relativamente pochi che se ne sono accorti…

  2. Valen Says:

    Molto interessante. Sicuramente il video (come anticipato dal prof.Clavarino) fornisce una visione un po’estrema, ma capace di dare un’idea. La prosepettiva di un futuro alla “Minority Report” o alla “V for Vendetta”, è cosa ben triste. Ma stiamo realmente andando in questa direzione? Tra tanti segnali negativi, talvolta, è possibile scorgere qualche nota di conforto; questo filmato (tra l’altro ben realizzato) ne è un esempio, perchè tra le righe ci dice che non viviamo in un mondo totalmente inconsapevole.
    Io, intanto, continuo a tenere il mio moltountrusted computer.

  3. Giorgia R Says:

    Nel corso della storia è accaduto spesso che le scoperte e le innovazioni tecnologiche sfuggissero di mano all’uomo,trasformandosi in qualcosa di incontrollabile. Era inevitabile che ciò accadesse anche nel caso delle moderne tecnologie informatiche, sebbene siano state create con l’idea di esser strumenti per un’ informazione allargata e globale, più “democratica” . Oggi invece, come suggerito da questo filmato, la comunicazione mediata dal computer viene sfruttata da molti, strutture governative comprese, per spiare le identità e i movimenti degli utenti, trasformandosi in uno strumento di “tirannia”. a proposito si può citare il caso della Cina, dove ci sono ben 60 norme sull’uso di Internet e ben 33 casi di persone arrestate o condannate per reati relativi alla rete.Addirittura negli Internet Caffé i gestori sono obbligati a tenere un registro dei clienti liberamente accessibile alla polizia. Per chi diffonde su Internet segreti di stato è prevista la pena di morte. Quello della Cina è certamente un caso estremo ma dovrebbe farci riflettere sul potenziale uso negativo di Internet e sulla difficoltà degli utenti di difendersi da queste forme di lesione del diritto di comunicare, sancito dall’articolo 19 del Patto delle Nazioni Unite.

  4. Massimo Caliman Says:

    Il dibattito sul Trusted Computing imperversa sul web da moltissimo tempo, personalmente è una questione di misura (è normale e giusto modificare in senso restrittivo alcuni regolamente più che leggi dal “9/11”)
    vi consiglio la lettura del sito http://www.no1984.org/.

  5. uricu Says:

    Il cielo coperto di oggi sembra voler spingere a riprendere gli studi a pieno ritmo, dopo la pausa estiva. E sia!
    Coma la storia insegna, ogni divieto, restrizione o controllo generano resistenza. Una parte della popolazione troverà il modo di eluderle.
    Tutti sanno che se un mercato viene vietato, se ne genererà uno illegale. Se una via viene presidiata, alcuni troveranno il modo di passare da qualche altra parte. E non c’è motivo perché questo non debba accadere anche in rete.
    Segnalo qui un interessante progetto, di paternità nostrana e con già qualche anno di vita, per una rete totalmente libera e anonima. Il nome del progetto è freenet (www.freenet-project.com) e il suo funzionamento non è a dir la verità semplicissimo: si tratta di una rete virtuale, come una tcp/ip di secondo livello – ma funzionante in maniera del tutto diversa – composta e mantenuta dagli utenti collegati in ogni momento.
    Per garantire la totale segretezza di ogni azione, oltre che per il fatto di essere virtuale, la rete finisce per essere ridondante e inefficiente, con prestazioni tutt’altro che brillanti. In ogni caso, su di essa si può fare teoricamente di tutto (via browser o in programmi compilati normalmente in java), dal browsing nei suoi siti al file-sharing, il tutto in completo anonimato e senza la possibilità di tracciare i dati trasmessi, sempre criptati.
    Ogni utente collegato offre costantemente una quantità di spazio su disco e banda di rete. Non esistono server dedicati: i contenuti di freenet sono distribuiti in pacchetti sui computer collegati e nessuno può sapere chi sta ospitando cosa. Per il fatto che le parti di ogni file sono normalmente ospitate su più host, la ricezione dei dati è particolarmente lenta: caricare una pagina web significa coinvolgere numerosissimi nodi, con anche i limiti della loro banda disponibile. Inoltre le porzioni di file sono normalmente mantenute in più copie, per evitare che la disconnessione di un nodo causi l’irreperibilità dei dati, per cui anche l’occupazione dello spazio sui dischi fissi è ridondante. È evidente che su una simile rete non è possibile avere servizi quali i video in downstream.
    Pur esistendo da qualche anno, il progetto non sembra avere avuto un grande successo, specie per le prestazioni davvero ridotte. Sarà forse la nuova diffusione di collegamenti alla rete veloci e always-on a dargli nuova linfa: la sua usabilità finisce per dipendere dal numero di nodi, dalla loro disponibilità di banda e spazio su disco e, fondamentale, dalla loro presenza continua o meno in rete.

  6. uricu Says:

    Chiedo scusa per l’errore di grammatica.

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