Iperpittura

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Un argomento che mi pare non si sia toccato è quello dell’iperpittura. In molti lavori di artisti del passato possiamo trovare segni di una narrazione sviluppata secondo schemi analogici. Non mi riferisco solo agli a noi vicini casi delle avanguardie novecentesche, giacché ritengo che anche nel passato meno recente si possano trovare esempi a riguardo. A mio modo di vedere ciò non dovrebbe stupire: nel momento in cui ci si propone di comunicare più concetti, l’immagine – sia pittorica sia fotografica – costringe l’artista ad una “compressione” di quanto si vuole dire.

Ne è un esempio il ciclo d’esaltazione dei valori civici medievali di Ambrogio Lorenzetti composto da Effetti del Buon Governo nella città e nella campagna, Allegoria ed effetti del Cattivo Governo e Allegoria del Buon Governo. Il lavoro venne commissionato all’artista dalla città di Siena per esaltarne la struttura politica basata sulle virtù repubblicane trecentesche. Il ciclo, realizzato tra il 1338 ed il 1340, mostra all’interno di ciascuno dei tre affreschi presenti sui muri della Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena, un insieme di microstorie tra loro slegate ma ognuna riflesso degli effetti che la struttura repubblicana e la sua antitesi rappresentata dal governo tirannico portano al complesso sociale della città. Abbiamo quindi una serie di storie presentate di seguito una all’altra senza un logica consequenziale, ma piuttosto di significato dato che ci troviamo davanti ad un’opera “a tesi”.

Un altro esempio dal passato è la Flagellazione di Cristo ad opera di Piero della Francesca realizzata intorno al 1459. Dal punto di vista del significato l’opera è assai controversa, dal momento che gli studiosi non sono concordi nell’attribuirne uno da tutti condiviso (per un’immagine dell’opera e le varie interpretazioni ad essa attribuite rimando a http://it.wikipedia.org/wiki/Flagellazione_di_Cristo_(Piero_della_Francesca) ). Ciò che conta ai fine delle nostre analisi è che la tempera su tavola si propone di dare all’osservatore due percorsi da seguire, molto probabilmente legati l’uno all’altro perlomeno nelle intenzioni dell’autore, e che pertanto non si presta a un’univoca lettura logicamente consequenziale. Proprio quanto a noi interessa.

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Una Risposta to “Iperpittura”

  1. marioelio Says:

    Si potrebbe dire che buona parte della pittura – fin dalle origini – propone questo tipo di “doppia” (almeno) lettura: la lettura del dipinto in sè, come raffigurazione, ma anche l’interpretazione degli elementi inseriti nel dipinto che consentono, tramite la capacità di “sciogliere” i simboli, di percorrere strade diverse. Strade ovviamente più colte rispetto alla semplice “lettura” e al semplice godimento visivo, e spesso riservate in origine esclusivamente a una élite (clero, aristocrazia). O no?
    (m.b.)

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