Telegiornali e autoreferenzialità

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Propongo un gioco o, meglio, una verifica. Teoricamente i telegiornali dovrebbero raccontare, anche attraverso le immagini, una serie di notizie. Sta invece sempre più prendendo piede (anche nel Tg5 che ai tempi di Mentana era forse il tg più moderno) l’abitudine di trasformare in notizia quello che notizia è solo per la tv: vale a dire, storie e sciocchezze legate ai personaggi televisivi (tipici i viandanti usciti dalle varie “case” dei reality), annunci o commenti di altri programmi televisivi. “Porta a porta” almeno una volta ogni quindici giorni trasforma in talk un tema che non è di attualità, ma lo diventa esclusivamente perché la Rai ha prodotto una fiction su quell’argomento (dalla storia di un papa, alla Firenze del dopoguerra, alla violenza sulle donne o sui bambini o sugli animali,…). Alcuni tg o presunti tali, in particolare “Studio aperto”, sono zeppi di “informazioni” che notiziano pseudoeventi accaduti solo in tv (e perciò non veri, ma già mediati in partenza: l’informazione dovrebbe essere il resoconto di un fatto, qui si dà il resoconto di un fatto “non” accaduto se non a fini di spettacolo) con, per protagonisti, pseudopersonaggi della tv.

Il gioco proposto consiste nell’analizzare un tg qualsiasi di un giorno qualsiasi e riprodurre la sua scaletta. Individuando quanto è notizia e quanto è autoreferenzialità.

E magari verificare se una trasmissione intelligente come TvTalk – autoreferenziale per definizione, ma nel senso critico e analitico – proverà un giorno a discutere anche questo tema.

(m.b.)

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9 Risposte to “Telegiornali e autoreferenzialità”

  1. carlotta Says:

    Oggi non sono riuscita a guardare un telegiornale nella sua interezza; mi riprometto di farlo al più presto. Tuttavia ho notato che, nell’edizione dell’ora di pranzo, sia il tg5 (in maniera un po’ più professionale) sia studio aperto (nel suo ormai consueto linguaggio “giovanile”, pieno di musiche, colori e inquadrature osè) hanno osannato il successo di Striscia la notizia, che ieri ha incollato alla poltrona un grande numero di spettatori. Premesso che, in certi servizi, il programma non mi dispiace affatto, mi domando a cosa serva farsi questa spudorata pubblicità, dato che la trasmissione di Ricci va molto bene da parecchi anni, senza il bisogno di questi “mezzucci”, sicuramente più utili agli ormai boccheggianti reality, che per fortuna vanno sempre peggio (ma non sarà mai abbastanza) negli ascolti. Presumo sia una strategia mediaset e non invidio i giornalisti che devono dare certe “notizie” che rubano spazio alla vera informazione. Una domanda:la pubblicità autoreferenziale tipica dei telegiornali rai e mediaset non cozza in qualche modo con il codice deontologico e con certi punti della carta informazioni-pubblicità?

  2. Valen Says:

    Premesso che, in certi servizi, il programma non mi dispiace affatto, mi domando a cosa serva farsi questa spudorata pubblicità, dato che la trasmissione di Ricci va molto bene da parecchi anni, senza il bisogno di questi “mezzucci”

    Io credo che questo genere di propaganda non sia mirata direttamente a incrementare l’odience del programma in questione, ma abbia la funzione di esaltare l’immagine dell’intera azienda.

    Oggi Studio Aperto, l’edizione delle 18.30, ha dato segnalazione dello speciale “Mai dire Grande Fratello” che avrà come oggetto tutte le passate edizioni del famoso reality. Mi rendo conto che cercare dell’autoreferenzialità in Studio Aperto è un po’ come sparare sulla croce rossa. Tuttavia questo caso mi è sembrato particolarmente significativo, infatti si potrebbe ravvisare una sorta di “matrioska” autoreferenziale: un tg che segnala un programma che (volontariamente o meno) ne pubblicizza un altro (ovviamente tutti e tre sono prodotti e/o trasmessi dalla stessa emittente).

    Qualche giorno fa (il 1 aprile, per l’esattezza) ho osservato un caso in cui l’autoreferenzialità pareva più implicita rispetto al plateale caso sopra citato. Il Tg1 presentava un servizio su “pesci d’aprile” mediatici, realizzati da alcuni giornalisti. Di per se, il servizio (dal punto di vista strettamente contenutistico) non presentava nessun elemento autoreferenziale; per contro il video mostrava un montaggio di immagini di repertorio marchiate RAI (miste ad altre immagini provenienti da tv estere). In questo messaggio poteva essere ravvisata un’esaltazione dell’emittente come rappresentativa del costume, della storia e della cultura degli italiani.

  3. iaietta Says:

    Mi riprometto di impegnarmi maggiormente nei prossimi giorni a seguire l’argomento (sapete la traversata per la sicilia è stata estenuante), ma sinceramente credo che il mito dell’obiettività giornalistica sia morto da molto tempo. Tutti gli organi di comunicazione, a mio parere, tendono all’autoreferenzialità, la differenza sta nel modo più o meno implicito con cui lo fanno.

  4. Furyo Mori Says:

    Ho appena assistito ad un caso di pubblicità autoreferenziale durante il TG5: si parlava del rapimento di un bambino e contestualmente si è sponsorizzata la puntata di “Verissimo” di questo pomeriggio perché conterrà un’intervista al padre del rapito.

  5. marioelio Says:

    E’ proprio uno dei temi che segnalavo: i tg che dovrebbero fornire notizie, trasformano in notizia degli avvenimenti (dei programmi) televisivi: come i collegamenti con “Striscia”, con Vespa o Mentana e con gli show. Fanno finta di dare un’informazione (che fa parte di quel programma), quando informazione non è ma si tratta solo di tv. Non è notizia, naturalmente, ma pubblicità autoreferenziale sì.

  6. Furyo Mori Says:

    28/04/07 TG3 delle 14.30
    Mariella Venditti annuncia trionfalisticamente la ripresa della trasmissione “Ulisse” di Alberto Angela.

  7. iaietta Says:

    Questa sera (2/5/07) il Tg 3 ha rimandato alla trasmissione Primo Piano condotta da Maurizio Mannoni per l’approfondimento dell’atteso dibattito televisivo tra Sarkozy e S. Royal
    I.B.

  8. Furyo Mori Says:

    16/05/07 TG3 delle 19.00
    Annunciata puntata de “La storia siamo noi” della stessa sera dedicata all’omicidio di Anna Politkovskaja.

  9. u Ricu Says:

    Visti i mesi passati dall’apertura di questo post, penso che partecipare al “gioco” proposto non avrebbe molto senso. Però forse lo ha lasciare una riflessione.
    Direi che i casi di autoreferenzialità riportati dai colleghi siano tutti di natura promozionale, tranne uno. Riflettendoci, non è in questo che vedo il fenomeno del ripiegamento dei telegiornali sul mondo televisivo: questa è semplice pubblicità mescolata all’informazione.
    Direi che invece è ripiegamento vero il servizio sui pesci d’aprile mediatici segnalati da Valen-Dr. House. Come evidentemente lo sono tutti quelli sui litigi nelle “case” in stagione di reality.
    Un altro esempio mi viene in riferimento alla “matrioska autoreferenziale”, segnalata sempre da Valen: si parte da un servizio su “Mai dire Grande Fratello”, che a sua volta è incentrato sul Gf. Per come ho posto io la questione, vedo invece in questo la pubblicità di una matrioska autoreferenziale, che parte però dal programma reclamizzato. Lo immagino, con questa puntualizzazione penso di avere raggiunto la petulanza.
    Pensando ora ai programmi di informazione, io ne trovo uno particolarmente ripiegato sul mondo televisivo, se si esce dal seminato dell’informazione canonica. E’ un satirico: Striscia la notizia. Non rientra a pieno titolo tra i Tg, ma mi sembra un esempio interessante.
    Negli anni ha assunto le caratteristiche di difensore cittadino contro truffe varie (con modi non proprio giornalistici per come la vedo io), ma rimangono centrali le scorrazzate di Dario Ballantini alle feste dei Vip o le imitazioni di Bruno Vespa.
    Una considerazione: quella dell’autoreferenzialità televisiva sembra essere una costante delle produzioni di Antonio Ricci: Paperissima porta come sottotitolo “errori in Tv”; Veline portava sul palco ragazze da selezionare per un altro programma televisivo; I partecipanti di Cultura Moderna devono scoprire il personaggio misterioso, quasi sempre appartenente al mondo della televisione.

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