Morti bianche: fino a quando se ne parlerà?

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In questi giorni i media stanno trattando in modo approfondito il problema delle “morti bianche”. Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha richiamato l’attenzione su questo tema, ponendo in evidenza l’elevato numero di vittime. Come nel caso del bullismo solo oggi si richiama l’attenzione su questo dramma che in realtà è esistito fin dai tempi più remoti.

Personalmente disapprovo l’atteggiamento che i media adottano in casi di questo genere, sembra quasi che morire in un certo giorno sia più rilevante che morire in un altro. A questo punto la domanda sorge spontanea: Per quanto tempo ancora le “morti bianche” continueranno a riempire i notiziari? E quando il silenzio tornerà ad eclissare questo dramma? i.b.

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13 Risposte to “Morti bianche: fino a quando se ne parlerà?”

  1. ludopo Says:

    Da che mondo è mondo, il problema delle morti bianche è esistito, ed è legato sopratutto alla sicurezza sul posto di lavoro. I notiziari e le pagine dei giornali si riempiranno fino a che l’agenda politica, in questo caso, ad esempio, non varerà qualche misura atta a modificare la legge esistente. A questo proposito vi segnalo un articolo interessante sul sito di repubblica.
    Anch’io disapprovo questo modo di concepire la notizia, ma non riguarda solo questo problema, abbiamo visto coinvolto anche il fenomeno del bullismo,non dimentichiamoci i cani che aggrediscono le persone, che a fasi alterne riempono i giornali.

  2. marioelio Says:

    Come si sa i giornali (e le tv) seguono spesso trend che portano a “gonfiare” un fatto e a dimenticarlo qualche giorno dopo. Capita per i terremoti, le malattie, le guerre, le violenze sessuali.
    Non credo che questo sia davvero un difetto dell’informazione che – semmai – risponde a un moto emotivo della gente. E’ una caratteristica dell’informazione.
    Il problema vero – almeno in questo caso – riguarda la politica, le imprese, i sindacati, le tante autorità di garanzia e di controllo. Quando accade qualcosa di molto grave (tre incidenti mortali in tre giorni, per esempio) tutti si allarmano e predicano. Il presidente della Repubblica esterna e fa bene. Ma oltre alle esternazioni si potrebbe anche fare qualche cosa di più.
    Forse il vero limite dell’informazione è di registrare le esternazioni, i volti commossi di politici e sindacalisti ai funerali e sui luoghi delle tragedie, le troppe dichiarazioni rituali sdegnate e di non porsi (e porre agli interessati) la domanda: ma questi qua che cosa hanno fatto per impedirlo?
    In generale sull’argomento “tematizzazione” e “spettacolarizzazione” i media fanno il proprio lavoro di informare. Non lo fanno quando dimenticano, troppo spesso, di aver riportato le stesse dichiarazioni rituali decine di volte e quando, soprattutto, dimenticano di svolgere il ruolo di “guardiano” del potere. Di ogni potere.

  3. iaietta Says:

    Se,però, il vero limite dell’informazione è quello di registrare le esternazioni, forse questo accade proprio sulla spinta di quel “trend” di cui parlava.
    Un Servizio Pubblico ( inteso in un’accezione puramente descrittiva e avalutativa) dovrebbe “docere” piuttosto che “movere e delectare” l’uditorio.
    Se è ammissibile che la linea editoriale di una televisione commerciale sia soggetta alle pressioni di una serie di poteri per così dire “forti”, forse lo è meno che la “TV di stato” insegua le logiche del mercato e della concorrenza, volte all’accaparramento del più alto numero possibile di utenti.
    Seguire e cavalcare un trend è, sicuramente, il modo più immediato per ottenere uno share soddisfacente; crearne uno dovrebbe essere invece, a mio avviso, il traguardo che gli organi di informazione dovrebbero raggiungere.
    Quando parlo di “creare un trend” intendo consegnare al pubblico gli strumenti e le conoscenze adeguate, tali da permettergli di assumere posizioni consapevoli e ragionate sullo “stato delle cose”. I.B.

  4. francescobottino Says:

    Io credo che il caso delle morti bianche non sia assimilabile ad altri “trend” informativi, come per esempio il bullismo scolastico o i cani che attaccao l’uomo. Prendiamo il caso dei cani: periodicamente (purtroppo) capita che un cane attacchi e uccida un essere umano, nella maggior parte dei casi bambini. Questo è un fatto grave, che giustamente i mezzi di informazione riportano. Il problema è che nei giorni sucessivi i media cominciano a segnalare tutte le aggressioni di questo tipo, fino a riportare avvenimenti spesso anche insgignificanti. Lo fanno perchè sanno che, sull’onda dell’emeozione del momento, i lettori o spettatori saranno interessati a quel tipo di notizia. Questa non è una vera e prorpia colpa dell’informazione, come ha sottolineato il prof. Bottaro, ma forse una sua debolezza. Ben diverso è invece il caso delle morti bianche. In questo caso non c’è un eccesso di informazione in alcuni periodi, ma una vera e propria carenza nel resto del tempo. Ogni volta che qualcuno muore sul posto di lavoro (la media italiana è di circa 4 persone al giorno), i mezzi di comunicazione dovrebbero riportarlo. E’ una tragedia (spesso dovuta alla mancata applicazione delle norme di sicurezza già esisternti, ed in generale al lavoro nero) che non può essere ignorata. In questo caso quindi, alla “leggerezza” del sistema d’informazione che si lascia trasportare del trend, si contrappone una vera e propria colpa.

  5. marioelio Says:

    Appunto.

  6. ludopo Says:

    A proposito delle morti bianche non assimilabili ad altri ” trend informativi”.Se si parte da una premessa che è poi una questione di metodo,i fatti sono tutto cio’ che deve essere accertato,indipendenti dai pregiudizi, dalle preferenze e dalle scelte personali. Le morti bianche sono assimilabili ad altre morti,sia avvengano per bullismo che per aggressione da parte di animali.Credo che il problema della poca diffusione della notizia da parte dei mezzi di comunicazione, a cui tu ti riferisci, non sia dovuta solo al fatto di una “leggerezza” del sistema d’informazione, ma piuttosto ad un fatto di diffusione da parte dei media locali.Resta comunque il principio, che l’informazione deve essere obiettiva, dimostrandosi meno impastata di emozioni, pressioni politiche, buono e cattivo gusto, esgenze commerciali e molto altro. L.P

  7. iaietta Says:

    “Per quanto tempo ancora le “morti bianche” continueranno a riempire i notiziari? E quando il silenzio tornerà ad eclissare questo dramma?”
    Questa frase,ripresa dal post che ho pubblicato, esplicita quello che avete scritto. Il problema è che i tg, nell’affrontare l’argomento, non si preoccupano di evidenziare le cause dell’alta mortalità sui luoghi di lavoro, ( che comunque va ben oltre il problema del lavoro nero, perchè necessiterebbe di un’attenta valutazione economica sul fatto che la maggior parte delle piccole imprese, per “arrivare a fine mese” sono “costrette” ad assumere lavoratori non in regola) ma mostrano minuti e minuti di lacrime, tanto coinvolgenti e comprensibili, quanto poco utili al fine di far comprendere le vere cause di questo terribile fenomeno.
    Il post non vuole criticare il fatto che oggi tutti ne parlino, come se fosse un nuovo fenomeno, ( e come tu hai sottolineato 4 morti al giorno non sono un fenomeno recente), quanto dimostrare che solo sull’onda dell’emotività si prende in considerazione un problema che in realtà è immanente nella nostra società.
    Il problema non è quanto se ne parla ma che il discorso viene affrontato con una periodicità che non ha ragione di essere, vista la quotidianità di questo fenomeno…senza tralasciare ( ma questo merita una riflessione più ampia) il come se ne parla. I.B.

  8. francescobottino Says:

    Leggendo l’ultimo commento di ludopo, mi è venuto il dubbio di essermi espresso male. E’ ovvio che le morti bianche sono assimilabili a qualsiasi altra causa di morte, e che i media ne devono riferire. E’ prorpio questo il punto. Secondo me non sono assimilabili sotto il punto di vista del trattamento mediatico, semplicemente perchè soffrono del problema opposto. I trend classici (tipo cani, bullismo ecc…) nascono da un fatto grave, notiziabile e quindi giustamente notiziato, e poi scaturiscono in un eccesso di informazione. Infatti gli “informatori” si lasciano prendere dal clima emotivo (questa la loro “leggerezza”, definita così perchè non la ritengo una vera e propria colpa) e riportano fatti che non sarebbero normalmente notiziabili. Potremmo definirla “sovra-informazione”. Per quanto riguarda le morti bianche, proprio perchè assimilabili ad ogni altra morte, sono sempre notiziabili. E quindi, a mio parere, i media hanno una colpa (professionale prima che morale) ogni qual volta mancano di riferirne. Mi scuso per la ripetitività, ma spero di essermi spiegato in modo più chiaro questa volta.

    P.S.
    Personalmente credo che un’informazione realmente obbiettiva sia una contraddizzione in termini, visto che è inevitabilmente filtrata dalla soggettività dell’informatore, chiunque esso sia.

  9. giorgiaro Says:

    Il problema è sempre e comunque quello della tematizzazione. Tutto ciò che ho letto nel blog in termini di critiche ai media mi sembra giustissimo, ma a volte ho la sensazione che sia qualcosa di inevitabile. Le morti bianche ci sono ogni giorno, così come gli atti di bullismo, le violenze su minori, le stragi in Iraq, i pitbull che azzannano la gente e chi più ne ha più ne metta. Sarebbe possibile dare ogni giorno risalto e importanza a tutte queste disgrazie? Non ci sarebbe il rischio di anestetizzare la gente più di quanto già non lo sia? Oramai quando accendo la tv e vedo di un’autobomba esplosa in un mercato in Medioriente mi sembra, e lo so che non lo è e non lo dovrebbe essere, routine quotidiana. Forse invece dar risalto a certi temi in determinati momenti fa si che l’occhio dei telespettatori e dei lettori si concentri su un problema e lo avverta come importante…a proposito delle morti bianche vorrei riportare la pungente battuta di Marco Paolini, attore e regista teatrale, nella sua ultima opera “I miserabili”; a fine spettacolo, parlando di un operaio morto sul lavoro, Paolini dice che in effetti un pò “mona” lo è stato anche lui, ma poi aggiunge:
    “ma com’ è che qundo muore uno con la tuta da operaio è stato mona e quando invece muore uno con la tuta dell’esercito gli fanno i funerali di stato?!”

  10. marioelio Says:

    Quando scrivevo che seguire un trend è una caratteristica del giornalismo più che un suo difetto, intendevo proprio questo. Chi ricorda qualcosa sul processo di notiziabilità sa che l’informazione funziona a questo modo, il che non è né un bene né un male. Funziona e ragiona così.
    Il poblema è, da parte della stampa (ovviamente compresa e ancor più la tv), aver dismesso il proprio ruolo di “guardiano”, non far suonare campanelli d’allarme, ma registrare semplicemente i fatti senza chiedersi – o aiutare i lettori-spettatori – a chiedersi un perché. Attorno agli incidenti sul lavoro si fa, a ondate, molto chiasso mediatico, riportando – come se fossero una notizia – le tante prese di posizione scadalizzate di tutti coloro che non hanno fatto nulla per provare a impedirle. Perché non si va a vedere come funzionano e quanti sono gli ispettori degli uffici del lavoro, per esempio? Si scoprirebbe che spesso sono costruiti con norme e con un numero di persone tale da non poter funionare se non a singhiozzo. E lo stesso vale per i sindacati: sono diventati solo una burocrazia che sopravvive a se stessa o curano davvero gli interessi dei lavoratori, soprattutto quelli senza tutela e senza contratto? Per non dire dei partiti e del parlamento, naturalmente. Ecco: queste cose sui giornali non si leggono.

  11. marioelio Says:

    Da un’interrogazione parlamentare della deputato genovese Roberta Pinotti, discussa ieri nel question time alla Camera, si evince che, secondo i dati forniti dal ministero della Salute, nel 2006 i casi di morte sul lavoro sono stati 1.250, su un totale di un milione di infortuni, e nei primi 2 mesi del 2007 si sono verificati 144 infortuni mortali e 132.972 infortuni.

  12. nicolaimi Says:

    Non sono certo dati confortanti, visto che, se rimanessero tali, porterebbero le morti annuali a circa 1700. Il ruolo dell’informazione può essere fondamentale: divulgare le condizioni per le quali questi infortuni si sono verificati, e le responsabilità relative, potrebbe servire come una sorta di monitoraggio pubblico, che potrebbe disincentivare i comportamenti non virtuosi. Sono notizie che vanno rese pubbliche, ma che vanno anche rese più approfondite e complete.

  13. isabellapuma Says:

    Anch’io penso che dei grandi drammi sociali se ne parli solo nel momento in cui avvengono, per poi scomparire quando non fanno più notizia. Non sarebbe meglio cercare di prendere delle precauzioni per limitare il verificarsi di questi avvenimenti, anzichè riempire pagine di giornali che altrimenti rimarrebbero vuote?

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