Archive for maggio 2007

Le affissioni telematiche

maggio 30, 2007

A pochi giorni dalle elezioni è a mio avviso utile porsi una domanda: che valore aggiunto porta internet alla politica? E la politica ad internet? L’avere un proprio sito è ormai diventato un trend, una moda. Se poi ci si candida alle elezioni, agli occhi dei più il non essere aggiornato coi tempi rischia di essere un fatale errore a cui bisogna porre rimedio. E così nei pochi giorni che precedono la tornata elettorale fioriscono siti internet come margherite a primavera. Una grafica accattivante, un bel conto alla rovescia e una sezione dedicata al download di noiosissimi programmi sono quello che ci vuole per fare una bella figura tra i cyber-elettori. Il punto è: dal punto di vista comunicativo cosa c’è di così innovativo? La maggior parte dei siti internet sorti in questi giorni si presentano semplicemente come una vetrinetta, uno spazio pubblicitario sterile e morto già in principio. Si percepisce da subito l’idea che allo scadere delle elezioni tutto verrà rimosso o, ancor peggio, lasciato al proprio destino. Non si da idea di continuità, si usa la rete come fosse uno spazio dedicato alle affissioni con l’unico vantaggio di non sprecare carta e collante. Tanti faccioni e pochi contenuti. Non voglio inalberarmi su discorsi del tipo la politica è autoreferenziale, non penso sia la sede opportuna. Ritengo però che nell’era della multimedialità si potrebbe pensare ad un diverso modo di coinvolgimento dell’elettorato che esuli dalla classica affissione cartacea o telematica che sia.

Giusto per farsi un’idea:

www.massimochiesa.it  Massimo Chiesa, candidato l’Italia di Mezzo

www.mussosindaco.it , il sito per la candidatura alle elezioni comunali

http://www.movpartecipazione.it/altre/trombetta.aspx  Michelangelo Trombetta, candidato di Pigreco

 

www.genovaperblog.it, agorà virtuale genovese per sostenere la candidatura alle elezioni comunali

 

http://www.mil2002.org/ea2007/ge_comune.htm  Federica Sattanino, pagina personale nel sito M.I.L.

paolocortesi.blogspot.com Paolo Cortesi (Ulivo)

www.alessandroarvigo.eu Alessandro Arvigo (Lista civica La nuova stagione)

www.paolocasalino.it Paolo Casalino (Udc)

http://www.sergiomaifredi.eu  Sergio Maifredi (Cdl)

http://www.gianfrancotiezzi.it  Gianfranco Tiezzi (Ulivo)

www.dellabianca.net Raffaella Della Bianca (FI)

fedepico.

La nuova trovata di Microsoft

maggio 30, 2007

Sulla prima pagina dei vari quotidiani on line di oggi ho trovato questa notizia del lancio di SURFACE, nuova idea partorita dal genio di Bill Gates.
Quest’ultima trovata è un pc molto particolare che ricorda la tecnologia del touch-screening, ma molto più sofisticato. Ha le dimensioni di un tavolino e non è dotato né di tastiera né di mouse, tutto è digitalizzato e si attiva ogni funzione con il semplice tocco di un dito.
Ammetto di essere molto affascinata da un oggetto simile, ma quello che mi chiedo è: la nuova tecnologia si sta davvero muovendo in questa direzione di semplificazione totale delle azioni?
Che ne pensate?

IL CORRIERE DELLA SERA

REUTERS ITALIA

LA REPUBBLICA

Francesca.

Notte prima degli esami…

maggio 29, 2007

la state passando a caricare materiale eh?

Approfondimenti sparsi

maggio 29, 2007

Per chi volesse approfondire:
http://it.wikipedia.org/wiki/Telegrafo
http://it.wikipedia.org/wiki/Bluetooth
http://it.wikipedia.org/wiki/Wi-Fi
http://it.wikipedia.org/wiki/Wi-Max
http://it.wikipedia.org/wiki/Time_sharing

Cina: meno censura on line

maggio 29, 2007

Segnalo questa notizia: deregulation per chi naviga in Cina. Il governo cinese ha allentato la censura che da anni limitava la rete (con la complicità di multinazionali dell’informatica, come Google) e i suoi utenti. Internet ha sempre fatto paura per chi vuole e deve tenere sotto stretta sorveglianza i cittadini. Con questi provvedimenti forse un piccolo passo in avanti, anche se rimane un forte controllo, con una forte deterrente di nome Pena Capitale.

ecco l’articolo.

Grazie ai collegamenti ipertestuali mi sono avventurato nel sito di Amnesty International. Guardate che dice sull’Italia. Qualcuno di voi ne aveva mai sentito parlare da qualche media nazionale?

Rapporto Italia.

Il Grande Fratello ci punisce o forse è censura?

maggio 29, 2007

Un vecchio proverbio diceva”non è tutto oro quello che luccica” e purtroppo questo detto vale anche per Internet.

Che il Web non fosse proprio il paese dei balocchi dove tutto è a disposizione di tutti e regna sovrana la libertà di pensiero già l’avevo capito ma curiosando un pò sul sito di “Reporter Senza Frontiere” si possono conoscere realtà sconvolgenti.

A Febbraio è infatti uscito il nuovo rapporto sulla libertà di stampa per l’anno 2007 : il documento è suddiviso per aree geografiche e analizza ogni stato descivendone la situazione politica e sociale e denunciando l’operato della censura che va a colpire i media in genere. Nulla di sorprendente quindi finchè si và a leggere la scheda della Birmania dove chiunque abbia un modem senza autorizzazione viene condannato dalla Costituzione con una pena che va dai 7 ai 15 anni di carcere; oppure dell’Arabia Saudita o dei Paesi arabi in generale dove Internet è considerato un veicolo di informazione contraria all’Islam e dannoso alla società. Qualche perplessità in più sorge poi  constatando che su 186 Paesi in tutto il mondo, almeno 66 sono sottoposti a censure o a controlli in generale sui media e che di questi “sorvegliati speciali” 9 sono nel continente europeo.

In Bielorussia una legge approvata dal Parlamento di Minsk impone controlli agli Internet caffè obbligando i gestori a spiare gli utenti e a segnalare alla Polizia la fruizione di contenuti sospetti; inoltre i Provider sono obbligati ad oscurare siti anti-governativi o erotici ed i possessori di modem hanno obbligo di conservare i log per 12 mesi.

La situazione non è di certo migliore in Turchia, Paese candidato all’Unione europea, dove l’articolo 301 del Codice Penale punisce per vilipendio alla turchicità ( concetto per altro molto vago in cui possono rientrare le azioni più svariate) qualunque atto e specialmente quelli trasmessi attraverso la rete. Proprio per questa ragione recentemente è stato oscurato il sito di youtube colpevole di offendere Ataturk e l’integralismo islamico.

Tra i Paesi asiatici il caso più ecclatante è certamente quello della Cina, che RSF segnala tra i 15 nemici mondiali di Internet, qui dal 2006 è aumentata la censura governativa con accuse penali per i giornalisti . Inoltre Microsoft,Yahoo e Google pur di conservare una fetta del mercato cinese accettano la censura che li ha obbligati ad eliminare alcuni termini dai loro motori di ricerca diventando così complici di chi cerca di oscurare la libertà di pensiero. Ad oggi in Cina ci sono almeno 60 cyber dissidenti in prigione.

Neppure la patria della libertà passa esente dal velo della censura: mascherati da metodi per tutelare dei minori anche in Australia esistono sottili sistemi di controllo, simili alle intercettazioni telefoniche, che permettono al Governo di identificare gli IP dei “pensatori pericolsi” costringendo gli autori ad una vera e propria auto-censura dei contenuti pur di non incorrere in sanzioni.

La censura, di certo, non si preoccupa delle conseguenze: in Siria, ad esempio, è stato oscurato il sito ” Blogsbat” che conteneva oltre 50 milioni di blog personali, producendo così una grave perdita di informazioni e contatti per gli utenti siriani. Caso analogo è riscontrabile anche nei Paesi arabi dove Internet vive grazie ad un pubblico giovane che lo considera un mezzo per aprire i propri confini e comunicare con il mondo, anche se questo gli risponde oscurando interi siti e decine di milioni di blog.

Il quadro proposto da Reporter Senza Frontiere potrebbe continuare all’infinito senza purtroppo segnalare realtà un pò più incoraggianti: di fatto la censura esiste , e non solo in zone limite , forse è venuto il tempo di chiamarla col suo vero nome e smettere di credere che il Grande Fratello sia un’invenzione, “Lui” c’è, ci punisce e quel che è peggio è che spesso siamo stati noi a dargli potere!

Maggiori informazioni sul contenuto della mia riflessione si trovano all’indirizzo : http://www.rsf.org/ nella sezione “Annual report 2007”.

L’iperletteratura di Jostein Gaarder

maggio 29, 2007

A proposito di iperletteratura, di cui sono già stati inseriti cenni tra gli appunti e approfondimenti fatti da alcuni compagni, segnalo un autore norvegese, Jostein Gaarder, filosofo, scrittore e insegnante.
Ha scritto numerosi romanzi, di cui 13 pubblicati pubblicati in italiano. I suoi libri parlano di filosofia, ma non in modo tradizionale e saggistico. La materia protagonista di questi appassionanti racconti è una filosofia didascalica, raccontata in termini a volte fiabeschi e principalmente rivolta ad un pubblico di adolescenti e ragazzini.
Parliamo di iperletteratura in quanto le sue opere principali – tra cui “L’enigma del solitario”, “Maya” e il più celebre “Il mondo di Sofia” e qui – sono in realtà strutturate come storie all’interno di altre storie, da un lato assolutamente indipendenti tra loro e dall’altro strettamente collegate.
Nell’ Enigma del solitario, la storia si svolge in modo parallelo tra il romanzo cornice vero e proprio e la “sottostoria” che si snoda in un mondo fantastico popolato da carte da gioco jolly e animali misteriosi. La struttura delle due storie è tuttaltro che lineare, così come l’organizzazione del testo che procede in una divisione in capitoli dedicati ognuno ad una delle 52 carte. Oltre alle due storie (la principale e quella narrata sul libriccino trovato all’interno di un panino) si sviluppa una terza parte, più misteriosa e filosofica, spezzettata e in ordine sparso, lungo tutte le oltre 300 pagine del romanzo, sempre collegata alle 52 carte, alle quali è associato uno stralcio di frase che alla fine, ricomponendo il mazzo, ci regalano un’altra storia, ancora più affascinante e fantastica.
In questo caso particolare della terza storia, la struttura oltre a non essere lineare (caratteristica che contraddistingue anche le due storie principali che si alternano durante la narrazione) appare anche in ordine sparso, legata a dei numeri che permettono, una volta raccolti i 52 indizi, 53 con il Jolly (carta fondamentale e in qualche modo libera daogni schema) di ricomporre la storia. Il lettore può così decidere di non seguire la tradizionale impaginazione proposta da gaarder e seguire uno dei tre percorsi che gli si offrono davanti. Certo, in questo modo la completezza e l’armonia del racconto sarebbero limitate (specialmente per il romanzo cornice), ma comunque si lascia al lettore una sorta di libertà di scelta per far spaziare la fantasia (che in questo particolare romanzo si può sbizzarrire anche nei contenuti!) all’interno delle tre storie.

Per approfondire:

Qui una breve biografia dell’autore norvegese

Qui un’intervista  a Gaarder di Piergiorgio Odifreddi incentrata sui romanzi dell’autore norvegese e sul suo modo di “fare” filosofia.

Qui uno stralcio sulla letteratura norvegese sia per bambini sia per adulti che analizza il panorama dell’offerta nel paese scandinavo.

– infine qui un saggio, redatto all’Università La Sapienza di Roma, molto interessante che offre un quadro generale delle opere di Gaarder e sul suo successo analizzato attraverso le opere.

(chiedo scusa per il ritardo, ma mi sono picchiata con la formattazione!)

Francesca

Appunti (M.B.)

maggio 26, 2007

Per facilitarvi riporto un indice degli appunti caricati:

Evoluzione dei media I Dalle origini all’invenzione della stampa

Evoluzione dei media II Dall’invenzione della stampa ai giorni nostri

Cenni sull’ipertesto

Cenni su copyright e copyleft

Cenni sulla ricerca Web

Cenni sui weblog

Cenni sull’iperletteratura (su questo tema segnalo anche i lavori realizzati da alcuni studenti)

Il Phishing (idem)

Ricordo che si tratta di appunti sintetici e indicativi relativi alle lezioni svolte e al programma pubblicato.

II – Dall’invenzione della stampa ai giorni nostri

maggio 26, 2007

Concludo gli appunti schematici sull’evoluzione dei media con una serie di nozioni che possono diventare spunto per approfondimenti in tesine.
 

L’invenzione di Gutemberg determina il passaggio definitivo dalla cultura orale alla cultura di media.

Con l’invenzione della stampa, come si è detto, nasce il boom dell’editoria. Nel XV secolo si pubblicano 30-35 mila edizioni per 20 milioni di esemplari (la popolazione europea allora 100 milioni abitanti); nel XVI secolo: 150-200 mila edizioni per 200 milioni di esemplari. L’editoria diventa un’industria che supera il limitato obiettivo iniziale della “ripoduzione dei manoscritti” e cerca proprie forme anche di tipo economico (aumento del numero delle righe nelle pagine per usare meno carta, diminuire il formato, abbassare i costi). I primi passi sono l’eliminazione lettere capitali a colori (in rosso) e l’eliminazione delle lettere legate tra di loro (per imitare la scrittura)

I giornali (su questo tema indico solo alcuni spunti, facendo riferimento al corso di “Storia del giornalismo” della professoressa Milan)

Inizialmente: notiziari e bollettini a carattere economico o politico (chiamati “libri di notizie”; il più antico è “The Treve encountre”, 1513, Londra, 12 pagine).

Nascono gli “Avvisi” e le “Gazzette” (Italia e Francia), le “Nouvelles” e i “Canards” (Francia), i “News papers” (Inghilterra) gli “Zeytungen” (Germania).

1611: “Mercure Francais” con periodicità annuale. Va notato che il potere si accorge subito dell’importanza della stampa, tanto che Richelieu assume il controllo del “MF”.

30 maggio 1631 nasce la “Gazete” (fondata da Théophraste Renaudot): 4 pagine, formato 23×15, articoli su una colonna; periodicità settimanale. Quattro mesi dopo appare il primo annuncio di pubblicità a pagamento della storia (riguarda le acque minerali di Forges: il medico del re le faceva bere a sua maestà). Nel 1778 la “Gazette” diventa quotidiano col nome di “Journal generale de France”, ma un anno prima è uscito il primo quotidiano francese, “Le Journal de Paris”.

Anche i miglioramenti dei servizi postali favoriscono la diffusione dell’informazione. In Gran Bretagna. Dopo il 1691, con l’avvio del recapito giornaliero di posta tra Dover e Londra, i giornali diventano quotidiani: “Daily Courant” (1702), “The daily Post” (1719), “The daily Journal” (1720), “The Daily Advertiser” (1730). “The Daily Advertiser” è il primo quotidiano che ospita regolarmente avvisi pubblicitari a pagamento.

Nel 1785 nasce il “Daily Universal Register” (diventerà “Times”) fondato dallo scozzese John Walter stampatore e libraio a Londra. Diventerà un grande giornale autorevole soprattutto durante le guerre napoleoniche (corrispondenti in tutta Europa)

Nello stesso secolo nasce il giornalismo politico (giornali con inclinazioni “tory” e “Whig” e gli editoriali a firma di noti scrittori)..

In Francia la censura ritarda la stampa. Prima della rivoluzione sono presenti 14 quotidiani, dopo i giornali parigini diventano 350, i giornali francesi 1400.

Agli inizi dell’Ottocento a Oarigi si prova a lanciare un giornale a grande tiratura e a basso costo. La prima idea è di Emile de Girardin che fonda “Le voleur” (1829) realizzato rubando articoli agli altri giornali per risparmiare le spese di redazione.

Il successo popolare viene ottenuto anche affidando a celebri scrittori rubriche o romanzi a puntate (feuilleton, in Italia “romanzi d’appendice”) e cominciando a pubblicare le prime illustrazioni (incisioni).

In America si sottolinea il ruolo di Benjamin Franklin (famoso per molte cose, ma anche stampatore a Filadelfia) che dal 1732 pubblica il “Poor Richard’s Almanac”: Franklin usa un linguaggio molto chiaro, comprensibile a tutti condfizionando il giornalismo moderno americano.

Nel 1833 Benjamin Day fonda “The Sun”: è la nascita del giornalsimo popolare (basso prezzo di vendita, sensazionalismo, indiscrezioni, cronaca che si ispira alle tre “S” del giornalismo: sangue, soldi, sesso).

Nello stesso periodo nascono centinaia di giornali che puntano sull’informazione locale ottenendo grandi successi di vendita.

Per quanto riguarda l’Italia rinvio al corso segnalato.

Come si evolvono gli strumenti

La tipografia resta praticamente inalterata per oltre 300 anni, nel torchio vengono inseriti solo ingranaggi metallici; alla fine del Settecento, il torchio Stanhope (dall’inventore) è completamente in ferro. I giornali vengono stampati con “batterie” di torchi.

Siamo nella prima rivoluzione industriale, quella del ferro e del vapore. Nel 1810 il tedesco Koenig realizza per l’editore Bensley (Londra) la prima macchina di stampa a vapore: l’energia termica sostituisce le braccia dei torcolieri.

Così come il torchio, anche questa macchina stampa ancora su una sola facciata (bianca), il retro (volta) veniva stampato successivamente e riservato, perciò, alle notizie più fresche. Nel 1825 l’inglese Napier introduce delle pinze che “girano” il foglio consentendo le due passate e, perciò, la stampa in bianca e volta

Nel periodo tra il 1845 e il 1861 nasce e si perfeziona la rotativa (la prima è realizzata nel 1846 da Richard Hoe a Filadelfia), favorita dall’energia termica (poi elettrica) dalla scoperta dei cilindri rotanti inchiostrati, dalle “pinze” che consentono la stampa bianca e volta, dalla sostituzione dei fogli di carta con le bobine (grandi rotoli di carta).

Il principio della rotativa è l’incontro di due bobine: una porta la carta, sull’altra è fissata la matrice. Per la matrice si applica l’invenzione del tedesco Kronheim (1848), il flano (un cartone a base di amianto sul quale viene impressa la pagina: il flano passa in stereotipia dove, nella fonditrice si realizza il semicilindro cavo da installare sul cilindro della rotativa).

Nonostante il progresso nei sistemi di stampa, per la composizione si utilizzano ancora i caratteri mobili come ai tempi di Gutemberg. Il passaggio è la Linotype (“One line of type”) messa a punto e commercializzata tra il 1868 e il 1890: il procedimento consiste in una tastiera sulla quale il tipografo-compositore ridigita il pezzo. La macchina produce le linee di piombo che verranno inserite nella forma sul bancone del tipografo-impaginatore. Per realizzare i titoli si utilizzerà la monotype, inventata poco dopo.

Un’ulteriore evoluzione è data dalla Teletypesetter (1930): il testo viene battuto su una tastiera, la macchina produce una banda perforata che, inserita in una linotype adatta, produce la composizione senza un nuovo passaggio da parte del compositore (l’utilità è enorme per giornali che stampano le proprie edizioni in diverse città). La banda perforata viene utilizzata anche per teletrasmissione a distanza.

Nel secondo dopoguerra si introducono le nuove tecnologie per sostenere la concorrenza con i nuovi media, la concorrenza tra giornali, aumentare la velocità di realizzazione, aumentare il numero delle pagine (per “portare” più pubblicità) e soprattutto per ridurre i costi eliminando i passaggi operativi (alla fine del secolo la categoria dei tipografi è ridotta al minimo). Le nuove tecnologie sono un portato della nuova rivoluzione industriale, quella dell’elettronica e dell’informatica.

I primi sistemi sono utilizzati per la teletrasmissione delle pagine: un giornale può stampare lo stesso prodotto in diverse tipografie poste a centinaia di chilometri di distanza.

Dai primi anni Sessanta si applica la fotocomposizione (basata sulla trasposizione fotografica della pagina): finisce la vecchia tipografia “a caldo” (col piombo) e sorge la tipografia “a freddo” (col tavolo luminoso).

Per accelerare la produzione e ridurre i costi ci si applica all’eliminazione della ribattitura dei testi (il giornalista lo scriveva, lo inviava su carta in tipografia dove veniva ricomposto). Nascono i sistemi VDT (Video display terminal) applicati prima alle sale di composizione delle tipografie (sistema tipografico) e poi nelle redazioni (sistema editoriale) per arrivare alla Videoimpaginazione: l’articolo composto dal redattore va direttamente in pagina, eliminando i tipografi-compositori e i correttori di bozze e quindi anche gli impaginatori.

Sull’evoluzione dei giornali, la ricchezza e la rapidità delle notizie incidono anche gli strumenti di comunicazione. Inutile ricordare che nei primi anni dell’800 il sistema più veloce di comunicazione erano i piccioni viaggiatori (la prima agenzia di stampa, fondata da Charles Havas a Parigi nel 1835 utilizzava questo sistema).

Un altro sistema era il “telegrafo ottico”, usato fin dall’antichità (la luce degli specchi o il fumo) e diventato strumento vero e proprio alla fine del Settecento (è costruito da un palo che regge un regolo in legno a tre braccia: le diverse posizioni del regolo costituiscono un codice). Si legge “a vista” grazie a un cannocchiale.

Contemporaneamente si studia il telegrafo elettrico. Il telegrafo con i fili (usa il sistema di Morse punto e linea) introdotto da Samuel Morse attorno al 1830 funziona, ma è scarsamente affidabile: collega stazioni fisse a linea è alternata (io trasmetto tu ricevi, tu trasmetti io ricevo), è lento. Inoltre le linee possono interrompersi per moltissimi motivi.

Alla fine del secolo (tra il 1895 e il 1897) Guglielmo Marconi lancia il telegrafo senza fili e quindi la trasmissione a distanza di segnali.

I giornali saranno molto favoriti dal telex (Teleprint + Exchange) introdotto negli anni Trenta del Novecento. Si tratta di un sistema che utilizza, sia in partenza, sia in ricezione, tastiere simili a quelle della macchine da scrivere e basato su una banda perforata.

Alcune date.

Telefono: Meucci 1873 (Bell 1877 la sfrutta commercialmente).

Cinema: fratelli Lumiére 1895; primo film sonoro 1927; nel 1906-07 inventati i cartoni animati

Fonografo: 1877 T.A. Edison

Fotografia: prima Societé Photographique 1830 (Niepce e Daguerre)

Radio. La comunicazione fino agli esempi indicati ha sempre teso a mettere in contatto due punti. Anche la radio nasce con questa logica per usi militari. Il suo “difetto” era la relativa facilità con cui si potevano captare i messaggi.

La trasmisisone si avvale prima delle onde elettromagnetiche (Maxwell, 1864) e degli studi di Hertz (1887) che mostra come sia possibile diffondere nello spazio perturbazioni elettromagnetiche.

Nel 1894 Guglielmo Marconi mostra che le onde elettromagnetiche si possono raccogliere e trasmettere.

Scarsamente compreso in patria, Marconi emigrare in Inghilterra dove si occupa di trasmissioni per la flotta militare e commerciale. Nel 1896 brevetta la scoperta e fonda la Marconi Company (è la prima multinazionale nelle telecomunicazioni) con la quale nel 1899 sbarca negli Usa e ottiene grande risonanza riuscendo a trasmettere al “New York Herald” i risultati dell’America’s Cup prima che le barche tornino in porto. Dopo la prima guerra mondiale la Marconi verrà estromessa dal presidente Wilson a vantaggio dei colossi statunitensi.

Iniziano le prime trasmissioni radio. Nel 1910 viene trasmesso in diretta un concerto di Caruso all’Opera House di NY.

Il business della radio, inizialmente, è la produzione di apparecchi (per questo se ne studiano modelli sempre più piccoli), non la realizzazione di contenuti. Ma le trasmissioni politiche (1920, elezione presidente Harding) e sportive (1921 incontro di pugilato Dempsey-Carpentier) la trasformano in uno strumento di comunicazione (si vendono i contenuti). La possibilità di utilizzare la radio a scopi commerciali, con la pubblicità, ne decreta il successo: il primo esperimento è del 28 agosto 1922 in una stazione di NY (offerta di appartamenti).

In Italia le prime trasmissioni radio sono del 1921. Negli anni Venti nasce l’Autoradio (in Italia, 1928).

La pubblicità genera la nascita di generi nuovi, oltre all’informazione e alla musica. Nascono : varietà, quiz, radiodramma.

Il valore persuasivo e di creazione di consenso della radio è dimostrato da una serie di fatti. Lo “scherzo” di Orson Welles (1938) che annuncia l’invasione dei marziani, ma soprattutto dall’uso che la politica comincia a fare di questo strumento. Il presidente Roosvelt propone un “dialogo” (unilaterale) diretto con le sue settimanali conversazioni “accanto al caminetto”; il nazismo con il ministro della propaganda Goebbels teorizza l’uso della radio (medium “caldo”) per suscitare emozioni e come strumento di politica estera (dal 1936 da Berlino trasmissioni a onde corte in 28 lingue). Risponderanno gli Usa con la “Voice of America” e gli altri paesi nel gorgo della guerra mondiale.

Il successo della tv nel secondo dopoguerra mette in ombra la radio, che si riprende con l’invenzione dei transitor (1948).

Le “radio libere” (o commerciali) in Italia. Si tratta di un’autentica rivoluzione che porta alla caduta del monopolio pubblico. Sono rese possibili dalla liberalizzazione delle frequenze grazie alla modulazione di frequenza, e alla diminuzione dei costi (piccoli gruppi privati possono realizzare una stazione anche in uno scantinato). Per capire il fenomeno occorre mettere assieme alcuni elementi diversi tra di loro ma sostanzialmente convergenti: Radio Luxemburg che, con capitali americani, trasmetteva in onde medie su M208, la sua discendente diretta Radio Montecarlo che dal 1966 propose una musica indirizzata ai giovani e la figura del dj, alcuni film che valorizzano la figura del dj (“American Graffiti”) e la trasmissione di Arbore e Boncompagni “Alto gradimento”, nata in Rai nel 1970. Ma anche la passione politica: nel 1970 Radio Sicilia Libera di Danilo Dolci trasmette illegalmente nel Belice, provando a rompere il monopolio Rai.

Nel gennaio 1975 Radio Parma e nel marzo dello stesso anno Radio Milano International (diventerà il network One-O-One) e Radio Emmanuel di Ancona tornano alla carica. L’Escopost sequestra gli impianti, ma una sentenza pretorile stabilisce la legittimità delle trasmissioni.

In pochi mesi le “radio libere” sono 150. Nel 1979 saranno 2600. L’età media di imprenditori, dj, tecnici, in questo periodo, è tra i 20 e i 23 anni.

Nel 1994 si cerca di fare ordine in questa giungla, assegnando le frequenze a 2050 emittenti.

La tv. Il nuovo mezzo primeggia dagli anni 50.

L’idea della tv (trasmissione a distanza di immagini) nasce nella prima metà dell’Ottocento. Una serie di invenzioni (elettricità, fotografia, cinematografia, e radiofonia, ma anche, ovviamente, l’uso del selenio, le cellule fotoelettriche del 1890, il tubo a raggi catodici del 1897, il ricevitore a raggi catodici del 1907, il progetto di telecamera elettronica del 1911) sembrano accelerarne l’evoluzione.

Ma è un obiettivo soprattutto scientifico che non interessa né ai governi né alle imprese. Il successo del cinema e della radio negli anni Venti danna alla tv un connotato anche economico: la radio ha dimostrato di poter diventare un medium autonomo dotato di enorme capacità persuasiva politica e commerciale.

I primi esperimenti pubblici di tv avvenono in Germania (1928), Inghilterra (1929), Italia (1930), Francia (1932). L’Inghilterra dà il via al primo servizio pubblico di tv (2 novembre 1936), mentre negli Usa le trasmissioni si inaugurano nel 1939.

La guerra blocca le evoluzioni del sistema. Ma subito dopo sono gli Stati Uniti (non ci sono problemi di ricostruzione) ad accelerare lo sviluppo che si espande negli anni ’40 e viene esportata negli anni ’50 e negli anni ’70 in tutto il mondo.

L’esportazione porta anche a imporre ovunque il “modello americano” sia dal punto di vista dei contenuti sia dal punto di vista dell’organizzazione.

Fino a questo punto – e cioè fino ai primi ottanta anni del Novecento – abbiamo parlato di mezzi di comunicazione che rispondono alla legge delle divergenze: anche i mezzi di comunicazione elettronica (ancor più quelli a stampa) sono tra loro separati come tecnologia e come uso.

La svolta verso la convergenza si ha soprattutto con la trasformazione dei segnali in forma digitale, con l’avvento di internet come fenomeno di massa, con il successo dei telefoni cellulari che diventano “portatori” di servizi ben maggiori rispetto a quelli della semplice telefonia, degli schermi – di computer e della tv – trasformati in “terminali” dell’information society e cioè utilizzabili per molti altri servizi.

Carlo Rognoni e lo stato delle telecomunicazioni

maggio 25, 2007

L’incontro con il consigliere d’amministrazione RAI Carlo Rognoni di venerdì 11 maggio ha offerto una panoramica sullo stato della RAI e una carrellata storica sull’evoluzione delle telecomunicazioni in Italia.
Al giorno d’oggi ci si muove in uno scenario incerto e in evoluzione dove in media si prestano 3 ore al giorno di attenzione alle emissioni televisive, anche se nell’ultimo anno c’è stato un calo di circa 10 minuti al giorno. Inoltre, sulla scorta di quanto stabilito dall’Unione europea si sta lavorando in modo tale da adottare il digitale terrestre il prima possibile.
Il digitale terrestre è una tecnologia tipicamente europea che offre una serie di vantaggi, tra cui quello di impiegare una quantità inferiore di spazio di una frequenza durante la trasmissione dei dati; infatti il massimo di bit trasmissibili è di 350 milioni al minuto: una rete analogica ne impiega 25 milioni contro i 5 del digitale terrestre. Inoltre il digitale terrestre consente di creare delle reti a singola frequenza. Lo scopo è quello di permettere il fiorire di un numero sempre maggiore di editori.
Quando nel 1954 nacque la RAI le frequenze erano poche e pertanto vennero tutelate come un bene pubblico da non affidare a privati, ma con la sentenza n.202 del 1976 la Corte costituzionale aprì la strada all’esercizio dell’editoria televisiva anche a emittenti locali, lasciando il privilegio della diretta alla RAI. L’imprenditore Silvio Berlusconi, proprietario di Telemilano, iniziò a fare accordi con altre reti locali sparse per il territorio nazionale e diede così vita a Canale 5 nel 1980.
Per aggirare il divieto alla diretta, i programmi intervallati dalla pubblicità venivano registrati su videocassette da inviare alle varie reti locali, le quali non potevano trasmettere tali programmi in simultanea (altrimenti si sarebbe creato l’effetto diretta).
Un passo importante in direzione della rottura del monopolio RAI si ebbe nel 1982, quando un pretore decise di chiudere le TV locali. L’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi tornò in fretta e furia dal Regno Unito, dove si era recato per incarichi di governo, al fine di fermare l’iniziativa del pretore tramite decreto. Contestualmente Craxi sostenne di essersi mosso in modo tale da dare più potere al presidente del Consiglio di Amministrazione RAI e al direttore generale; inoltre iniziò la pratica di spartizione politica delle tre reti RAI (RAI 1 alla DC, RAI 2 al PSI, RAI 3 al PCI) in modo tale da ottenere il consenso di democristiani e comunisti.
Nonostante ciò il sistema radio-televisivo rimase fondamentalmente privo di regole e pertanto la legge Mammì (http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Mamm%C3%AC) del 1990 tentò di colmare le gravi lacune. Un nuovo obiettivo della politica fu quello di promuovere a fianco del pluralismo interno (cioè un’adeguata offerta di spazio a tutte le forze politiche all’interno di RAI e Fininvest), il pluralismo esterno (cioè la nascita di altre emittenti al di fuori del duopolio RAI/Fininvest). La nuova legge ebbe il merito di introdurre il concetto di antitrust, mediante la creazione di un’Autorità garante; stabilì inoltre che il CDA RAI dovesse essere composto da 16 membri. Ma con la legge di riforma dal 1993 il numero venne portato a 6 membri scelti dai presidenti delle Camere. Poiché all’epoca la presidenza della Camera era in mano a Giorgio Napolitano e la presidenza del Senato a Giovanni Spadolini, tale scelta venne vista come una buona maniera per mettere d’accordo l’area ideologica di centro-sinistra e quella di centro-destra.
Dal momento che la legge Mammì aveva intenzione di non intaccare lo status quo consolidato, si decise di fissare il tetto massimo di reti che potevano essere possedute da eventuali nuovi editori a tre, cioè il numero in possesso dei due poli già esistenti.
Nel 1993, in seguito all’entrata nell’agone politico di Silvio Berlusconi, presidente del gruppo Fininvest, nacque il problema di legiferare a riguardo della compatibilità tra cariche pubbliche e possesso di reti televisive (e altri media). Pertanto nel 1997 venne messa a punto la Legge Maccanico (http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Maccanico).
Inizialmente erano state pensate due leggi, – una per l’istituzione dell’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, http://www.agcom.it/) e una per definire i poteri dell’Autorità -, ma alla fine venne approvata solo la prima.
La legge cambiò il principio antitrust stabilendo che: 1)nessun soggetto destinatario di concessioni televisive poteva raccogliere proventi in misura superiore al 30% delle risorse del settore televisivo in ambito nazionale; 2)nessun soggetto destinatario di concessioni televisive poteva irradiare più del 20% delle reti televisive analogiche e dei programmi televisivi in ambito nazionale.
Si decise inoltre che ciascun editore non avrebbe dovuto avere più di due reti televisive, eccetto la RAI che ne avrebbe potuto avere tre a condizione che quella eccedente si fosse retta autonomamente senza l’ausilio di pubblicità. Per quanto riguarda Mediaset si stabilì che Retequattro sarebbe diventata una televisione satellitare non appena l’Italia avrebbe avuto “un numero congruo di parabole satellitari”. L’ambigua dicitura costrinse nel 2002 la Corte costituzionale a emanare una sentenza per la quale nel 2003 Retequattro sarebbe dovuta andare comunque su satellite. Tale sentenza venne però superata con la nascita della cosiddetta legge Gasparri (http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Gasparri).
Tra i punti salienti della Gasparri troviamo:
1)un invito alla RAI per la realizzazione di multiplexer (http://it.wikipedia.org/wiki/Multiplexer) mediante digitale terrestre;
2)l’articolo 2 che stabilisce che la rete nazionale è quella che raggiunge il 50,1% della popolazione (in precedenza doveva raggiungere l’80% della popolazione);
3)il diritto ad accedere al digitale terrestre solo per chi già opera su analogico;
4)nuove regole per la composizione del CDA RAI che riportano il controllo della RAI al parlamento: infatti il numero di consiglieri viene portato a nove, sette dei quali eletti dalla Commissione di Vigilanza (quattro assegnati alla maggioranza, tre all’opposizione), uno dal Ministero dell’Economia (azionista di maggioranza della RAI) e il rimanente presidente del Consiglio di Amministrazione proposto dal Ministero dell’Economia ma eletto con una maggioranza di almeno due terzi dagli altri otto consiglieri. Una volta insediatosi il CDA sceglie il direttore generale che viene nominato dal ministro dell’Economia. Il mandato del CDA e del direttore generale è di tre anni rinnovabili;
5)nuovi parametri relativi all’accesso alla pubblicità per i quali la RAI avrebbe diritto a trasmettere 70.000 secondi di pubblicità alla settimana, contro i 350.000 secondi di Mediaset.
Con il cambio di governo avvenuto nel maggio 2006, si decise di legiferare nuovamente a riguardo: il decreto Gentiloni si muove nella stessa direzione stabilendo che dal 2009 una rete RAI, una rete Mediaset e una rete Telecom dovranno spostarsi sul digitale terrestre, mentre dal 2012 sarà disponibile solo il digitale terrestre. A tale scopo è stato creato un centro di coordinamento tra RAI, Mediaset e Telecom al fine di affrontare al meglio i vari cambiamenti in atto.

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