Ipertesto

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Il tradizionale modo di leggere nella cultura occidentale avviene in forma lineare: da sinistra a destra, da una riga alla seguente in modo continuo, da una pagina alla successiva.

È una lettura, cioè, di tipo sequenziale.

La lettura può anche essere multisequenziale se sono presenti note a piè di pagina oppure immagini e didascalie (interrompiamo la lettura princiaple per captare quanto è riportato in questi elementi).

L’ipertesto propone una lettura, una fruizione, diversa che segue i gusti, le curiosità e gli interessi del lettore.“L’ipertesto è un testo composto da blocchi di parole (e/o immagini) connesse elettronicamente secondo percorsi molteplici in una testualità aperta e perpetuamente incompiuta, descritta dai termini collegamento, nodo, rete, tela, percorso” (George Landow).

Ipertesto: consente autonomia di ricerca secondo una logica associativa e non lineare; è interattivo ed è in grado di rispondere alle richieste dell’utente; risponde a una struttura reticolare ed è basato su connessioni logiche; il materiale in esso contenuto è archiviabile; integra la parola scritta con altri codici (soprattutto quello iconico); integra più linguaggi e più modalità percettive; è tendenzialmente “infinito”

Un ipertesto, perciò, è “anche ma non solo” un documento che vede associati testo, immagini, suoni e animazioni, ma è anche uno strumento che consente di organizzare le informazioni: è quindi qualcosa di più e d’altro rispetto a un documento perché è la possibilità di organizzazione e di collegamento, di costruzione di percorsi autonomi, fra documenti diversi presenti in luoghi diversi.

La logica associativa ipertestuale funziona in modo enciclopedico (le informazioni sono organizzate in modo tale da consentire qualsiasi tipo di consultazione anche “trasversale”)

1945, Vannevar Bush anticipa l’idea di ipertesto con l’articolo “As we may think”. Bush immagina una macchina (il Memex) che realizzi la consultazione associativa e non lineare e gererachica: la mente umana – sostiene – funziona per associazione.

Il termine hypertext (hyper + text = testo di tipo superiore) venne coniato da Theodor Holm Nelson negli anni Sessanta,

1989, Tim Berners-Lee crea le sigle HTTP (è il protocollo di trasmissione web degli ipertesti: HyperText Transfer Protocol) e HTML (è il linguaggio che consente di realizzare gli ipertesti: HyperText Markup Language).

Un testo web è veicolato, cioè utilizza canali di trasmissione (onde radio, cavi ottici o di rame, ecc.) e necessita di un’interfaccia tecnica per essere ricevuto. Viene diffuso in broadcasting (da uno a molti) ed è “ibrido” o “composito” a causa dei diversi tipi di linguaggio che contiene. Può essere definito “mobile” perché in teoria (e in pratica) può essere continuamente elaborato trasformandosi. È caratterizzato da collegamenti (link) che consentono di transitare da un documento (o da un suo elemento) a un altro senza soluzione di continuità

Potremmo quindi dire che il Web (WWW: world wide web) è un ipertesto a scala mondiale. E infatti “web” significa ragnatela e “world wide” si può tradurre in “mondo esteso”.

Un testo web è composto da: pagine (Landow le chiama “lessie”. La lessia è l’unità funzionale significativa del discorso che può essere costituita da una parola, da più parole o da un sintagma: raggruppamento di due o più elementi linguistici dotato di valore sintattico compiuto) e fa parte di una rete; nodi (ciascun elemento a cui fanno capo più porzioni testuali di un ipertesto); link (il collegamento) composto dall’ancora (quell’elemento del documento che consente di puntare verso altri documenti) e dal target (il documento o il suo elemento verso cui ci “spostiamo” o la URL, Uniforme Resource Locator, cioè quell’insieme di caratteri che individua l’indirizzo internet),

Non obbligatoriamente, ma molto spesso, un testo web è anche multimediale (unisce scrittura, cioè elementi grafico-alfabetico-visivi, immagini, filmati e altre grafiche animate, cioè elementi grafico-iconico-visivi, suoni di vario tipo, cioè elementi sonoro-uditivi).

La multimedialità può essere: estrinseca (gli elementi multimediali accompagnano la scrittura); intrinseca (l’audio, i video e la grafica fanno parte della funzione comunicativa del documento: in pratica il documento è completamente utilizzabile solo se tutte le risorse sono attivate).

Un documento web è dotato anche di maggiore o minore interattività (il feedback), cioè può promuovere in modo maggiore o minore “conseguenze” (per esempio modifiche della pagina; per esempio la realizzazione dei cosiddetti “testi dinamici” che si compongono sulla sulla base di una “richiesta”) sulla base di azioni compiute.

L’organizzazione dei testi web può seguire diversi tipi di modelli (paradigmi) essendo basato su una logica reticolare più o meno rigida. Per esempio può seguire la struttura circolare o ciclomatica (si parte e si ritorna sempre, in modo diretto o indiritto, a una “pagina chiave”) o lineare (è il sistema di organizzazione più elementare, che “imita” la lettura sequenziale delle pagine).

In sostanza l’organizzazione web richiama la classificazione dei labirinti che possono essere, secondo le definizioni che ne hanno dato gli studiosi, unicursale o classico, ‘ad albero’ o Irrweg o barocco, ciclomatico o reticolare (è il più complesso: vi si può “perdere” o vi si può realizzare un percorso teoricamente infinito senza passare mai dallo stesso punto o, se accadesse, puntando da questo punto un target totalmente diverso rispetto a quello percorso in precedenza).

Alcune risorse:

Tesi di laurea di Fabio Giacomini “Ipermedia e unità didattiche”, 1997

Il sito dell’usability (e degli errori da non fare realizzando pagine web) di Jacob Nielsen e un sito italiano che ne riassume i contenuti

Una bella intervista a George Landow

Alcuni documenti universitari dal sito del Politecnico di Torino:

Introduzione ai sistemi multimediali” di Giovanni Melnati

Alle origini del computer” di Federico Peiretti

Per chi vuole approfondire, dallo stesso sito: “Una storia dell’ipertesto” di Andrea D’Alessandro (in pdf)

(m.b)

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