Archive for settembre 2007

La Tv del futuro è “pull up”: lo pensa la Nbc, lo vogliono gli utenti

settembre 23, 2007

E’ di qualche giorno fa la notizia che la Nbc ha deciso di distribuire via internet parte del suo palinsesto. “Nbc direct”, questo il nome del servizio, sarà a pieno regime entro novembre e permettererà di scaricare direttamente serie e show televisivi.

La scelta, ha spiegato il presidente di Nbc universal television group, Jeff Gaspi, risponde alle nuove esigenze dell’utenza under 30: “Il controllo sui programmi da parte dei consumatori – ha dichiarato – è il più grande cambiamento degli ultimi 25/30 nel media business. In base alle nostre ricerche l’83% dei telespettatori preferiscono utilizzare la Tv invece che il Pc, ma i giovani…”.

Se nessuno ha messo in discussione questa analisi della realtà, critiche sono giunte da più parti per alcune scelte distributive che limitano la fruizione dei contenuti: la visione sarà infatti limitata ad una settimana dalla messa in onda sul via cavo, grazie alle tecnologie di Digital right management di Microsoft. Visto l’uso di questa tecnologia, inoltre, i contenuti saranno preclusi ai So diversi da Windows e Mac Os.

Qui l’articolo del The New York times nel quale la nuova strategia è stata svelata il 19 settembre.

Qui la notizia rimbalzata due giorni dopo su Punto informatico.

Con televisione “pull up” intendo il modello di fruizione “tirato” dall’utente, per esempio on demand e in podcasting. La contrapposizione è con quello “push down”, “spinto” verso tutti gli utenti dalla trasmissione tradizionale.

Proprio questa nuova natura della televisione su internet e il “difetto congenito” di quella tradizionale sono al centro della maggior parte degli spot ideati dagli utenti per Rai.tv. Il concorso si è chiuso il 9 settembre e i video sono stati pubblicati proprio in questi giorni sul sito. Qui il primo classificato, qui il secondo e qui il terzo.

Lo spassoso spot che ha conquistato il bronzo si chiude con “le scelte degli altri ti vanno strette?”. Il secondo classificato, emozionante, passa in rassegna i momenti più belli dello sport italiano e si chiude sulla culla di un neonato: “gli racconteremo tutto”. Lo si può fare in ogni momento, grazie alla rete. Lo spot vincitore esprime l’insoddisfazione per l’ormai vecchio e stanco “zapping”. Conclusione: televisore e telecomanto distrutti a colpi di zappa.

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Chi ha vinto con il V-Day

settembre 22, 2007

Una riflessione sul V-Day e dintorni. A prescindere dalla deriva politica della discussione nata intorno a Grillo e a quello che sta facendo, vorrei sottolineare la concretezza di un “movimento” che è nato e si muove nel mondo meno concreto possibile, quello virtuale. A prescindere dai contenuti, secondo me, il fatto veramente importante del V-Day è che per la prima volta in Italia una manifestazione di piazza sia stata organizzata a livello nazionale solamente via web, con questi numeri ovviamente. Può essere una svolta. I canali mediatici ufficiali (tv, giornali, ecc) hanno completamente ignorato quello che si stava organizzando, salvo poi fare i dibattiti il giorno dopo sulla metapolitica grillesca ecc. L’unico canale di diffusione della notizia è stato il blog di Grillo: la cosa ha funzionato, una milionata di persone si è riversate nelle varie piazze del nostro paese. Il web funziona, i canali ufficiali n’escono ridimensionati. Questo evento dimostra l’importanza e la potenza della rete, anche in un paese decisamente indietro, da questo punto di vista, come l’Italia. Quest’aspetto è la vera notizia che deriva dallo scorso 8 settembre: la forza della rete sta crescendo, dobbiamo solo scegliere: essere ragni o essere mosche…

L’archivio video Rai disponibile in rete?

settembre 21, 2007

Sul sito di Arcoiris TV è possibile sottoscrivere un appello perché l’enorme archivio video della Tv pubblica italiana venga reso “sempre accessibile via internet gratuitamente a scopo non commerciale per tutti gli individui”. Le adesioni raccolte hanno già superato le 42 mila.

Qualche perplessità mi lascia il metodo di adesione: è sufficiente lasciare nome, cognome e indirizzo mail, senza nemmeno conferma tramite quest’ultimo. In questo modo è possibile inserire il nome di chiunque, senza il suo consenso.

La Rai ha da tempo avviato la digitalizzazione del proprio archivio video (non so dire se l’abbia terminata), con lo scopo di renderlo più facilmente accessibile e di preservarlo dall’inclemenza del tempo sui supporti analogici. Per la messa in rete pura e semplice, sarebbe quindi sufficiente approntare una piattaforma server adeguata e un’interfaccia web per la navigazione dei contenuti. Potrebbe essere impegnativa una nuova conversione in formati adatti al downstream, ma partendo da una digitalizzazione ben fatta, penso che l’operazione potrebbe essere gestita in maniera pressoché automatica.

Essendo in argomento, segnalo i grandi passi avanti fatti nel web dalla Rai: gradualmente, si sta superando la frammentazione dell’offerta di contenuti video, accessibile in precedenza dal sito dei diversi programmi e in formati diversi, richiedendo a volte anche gli ActiveX, un formato non aperto e non disponibile per tutti i sistemi operativi. Tutti i contenuti (live, on demand e in podcast) stanno confluendo sul portale www.rai.tv, sono più facili da raggiungere e disponibili in formati aperti a tutti i sistemi. In questo articolo dell’8 settembre si contano 76 milioni di pagine visitate al mese sul portale.

Dal punto di vista del giornalista in erba, trovo interessante il Canale News del sito, dal quale è possibile guardare gli ultimi telegiornali, gli speciali e altro, oltre che ascoltare rubriche radiofoniche. E’ anche disponibile la diretta Tv di Rainews24, unico canale accessibile interamente via rete, per ora.

Un’osservazione: cominciano a comparire gli spot all’avvio di alcuni video, come per le puntate di Rat-man. Se questo può aiutare a mettere in rete alcuni contenuti, ben venga, chiaramente entro certi limiti. Attualmente, la stragrande maggioranza dei video resi disponibili riguarda programmi prodotti in casa Rai: penso che la pubblicità potrebbe, quindi, aiutare la messa in rete di contenuti coperti da copyright.

Web semantico e web 2.0

settembre 20, 2007

Per chi, come me, prepari gli argomenti d’esame anche sul testo “La giostra multimediale” di Cultrera e Protetti, segnalo una discrepanza tra quanto riporta il testo sul “Web 2.0” e la definizione che normalmente se ne dà.

Gli autori lo identificano con il “web semantico”, ossia un modello programmazione web nel quale ogni oggetto pubblicato (pagina html, immagine, video, file…) sia associato ad una “scheda” con informazioni e dati che ne specifichino le caratteristiche e lo scopo, in modo da permetterne l’interpretazione automatica. Questo modello ha bisogno di andare oltre l’html e si sta lavorando per la sua adottabilità. Se il web classico è fatto solo per l’uomo, con i motori di ricerca che si limitano alla corrispondenza di parole, quello semantico deve permettere ai programmi di capire cosa contenga ogni pagina. Se i tag dell’html servono principalmente per la formattazione (anche se non era così all’origine, quando dovevano indicare la sostanza di ogni dato), quelli semantici qualificano le caratteristiche di ogni dato o oggetto.

Normalmente, invece, per “web 2.0” si intende un modello di rete partecipata, nella quale gli utenti interagiscono e creano i contenuti. Così dal sito web personale si passa al blog, dalla documentazione classica alla wiki, dallo store classico ad Amazon.

Non sono sicuro che non si tratti semplicemente di due concetti diversi chiamati con lo stesso nome, piuttosto che di un errore. Tuttavia, in rete non ho trovato associazioni tra web semantico e 2.0, che viceversa ho visto sempre associato al secondo concetto.

Sullo stesso testo, si parla della stickiness dei siti, la loro “appiccicosità”, la capacità di tenere gli utenti sul sito, oltre che di fidelizzarli. Segnalo solo che su Wikipedia si ritiene che, nel web 2.0, l’enfasi si stia spostando dalla stickiness alla syndication (a cui non mi sembra si faccia riferimento nel libro), con tecnologie come Rss, Atom e tagging che rendono accessibili i contenuti anche in programmi esterni (come gli aggregatori di feed), che colleghino anche al sito.

Anche Wikipedia nel mirino dei taroccatori

settembre 19, 2007

Finalmente si conoscono nomi e cognomi, o meglio ditte e codici fiscali di alcune aziende (ma anche enti) che intervengono sui contenuti del web partecipativo, per modificarli a proprio vantaggio o semplicemente secondo la propria visione delle cose. Dopo i numerosi casi di flog (o fake blog), questa volta è Wikipedia a essere presa di mira. Il tutto è spiegato in questo interessante articolo comparso lunedì su Repubblica.

Gli interventi sono stati scoperti grazie a un nuovo software, Wikiscanner, sul cui sito è disponibile la lista dei taroccatori, tra i quali figurano Cia, Fbi e grandi società. Una di queste, la Diebold, che produce macchine per il voto elettronico, ha eliminato le preoccupazioni sulla sicurezza dei suoi prodotti e i riferimenti all’attività di fund-raising del suo amministratore delegato in favore di George W. Bush.

Le aziende, dal canto loro, affermano di non saperne nulla, addossando la responsabilità alla libera iniziativa di qualche dipendente. Sicuramente, quelle in malafede avranno d’ora in poi l’accortezza di scrivere da indirizzi Ip non rintracciabili. Autore del programma è Virgil Griffith, studente ventiquattrenne di Scienze cognitive al Santa Fe institute, nel New Mexico.

La fruizione avanzata della musica

settembre 18, 2007

E’ ormai realtà l’integrazione della musica con i media e i servizi offerti dalla rete. Con questo attacco decisamente stereotipico introduco una mia riflessione su due strade che vedo prendere sempre più piede, per migliorare la fruizione dei contenuti musicali.

La prima riguarda i player musicali, che progrediscono velocemente nel rendere disponibili servizi che vanno oltre il semplice ascolto. Questa “via alla multimedialità” della musica non inventa nulla di nuovo, ma impara a sfruttare i servizi già esistenti. E cresce bene dal basso nei lettori open source, senza il supporto delle grandi case di software.

Un lettore molto interessante, per Linux, è Listen: mandato un pezzo in esecuzione, ne legge i tag di artista, album e titolo e permette, per ora, tutto questo: leggerne il testo (reperito su lyrics.com), leggere le informazioni sull’artista o l’album (ottenute da wikipedia), osservare la copertina dell’album (scaricata da amazon o da google images) o ancora avere la lista degli album più apprezzati e una selezione di artisti simili (grazie ai servizi di Last.fm). Il tutto sempre all’interno della finestra del media center. Rimane come limite la mancata integrazione con la radio, che in webstream non invia i dati sui brani in ascolto, mentre in podcasting non trasmette i brani musicali coperti da copyright.

Le potenzialità di questo meccanismo sono enormi, se si pensa in prospettiva alla possibilità di accedere ai video o a altri contenuti sugli artisti, o ancora a servizi come l’acquisto dei biglietti dei concerti (che, nell’era della copia incontrollabile, diventano sempre più centrali per i bilanci degli artisti). Un secondo player, Rhythmbox, per esempio, permette di collegarsi al music store Magnatune, oltre che di ascoltare l’enorme archivio musicale on-line di Jamendo, accessibile gratuitamente sotto licenza creative commons.

Una seconda via è figlia del web 2.0, fatto dagli utenti, ed è incarnata in una internet radio, Last.fm, ascoltabile in downstream tramite un lettore e in diversi player. La sua forza è nell’essere assolutamente personalizzata: si può inserire come parola chiave il genere musicale o il nome di un artista o di un gruppo, che verranno usati come riferimento per proporre musica dello stesso genere. Il sistema funziona tramite un sistema di tag assegnati a ogni artista, tramite i quali è anche determinata la somiglianza tra di essi. La radio è anche multimediale: quando si ascolta un brano, vengono visualizzati la copertina dell’album e informazioni sull’artista (in maniera simile a quanto accade per visualradio per i videofonini, non arrivata in Italia).
A reggere tutto il sistema (strutturato come una comunità) e ad aggiornare i dati sulle migliaia di gruppi sono gli stessi utenti: chiunque può modificare i tag di ciascun artista, modificarne le informazioni, assegnare giudizi e lasciare commenti. Ma la popularity di ciascun pezzo, che determina quanto di frequente sarà proposto, dipende da quanto è effettivamente ascoltato dai membri della comunità stessa: quando Last.fm è attivo, vengono infatti registrati tutti i brani ascoltati sui propri player.

I dati sulla popolarità e sulla somiglianza tra artisti di Last.fm sono anche sfruttati da diversi media center, come il citato Listen, per generare playlist automatiche attingendo dalla propria libreria musicale: avviata la riproduzione di un brano, questo sarà il riferimento per quelli futuri. E’ il web 2.0 che parte dai player di ciascun ascoltatore (che fornisce i propri singoli gusti) per confluire nel sistema globale e ritornare sotto forma di un servizio fino a pochi anni fa inimmaginabile.

Le potenzialità di questa radio non sono naturalmente passate inosservate: la rete americana Cbs l’ha acquistata lo scorso maggio per 280 milioni di dollari. Come prevedibile, da allora alcuni servizi avanzati sono diventati a pagamento.

Bevuto troppo? L’auto non parte

settembre 7, 2007

Alcol, incidenti e guida sicura: sono alcune delle parole che hanno scandito il corso dell’estate. Si parla molto di come risolvere un problema che ormai sta assumendo dimensioni davvero preoccupanti e dalla Svezia è arrivata una proposta molto interessante. Una nota casa automobilistica metterà a disposizione dei clienti, in un primo momento come optional, per poi diventare di serie su tutti i modelli un terminale palmare, l’Alcolguard, nel quale il guidatore dovrà soffiare prima di accendere la macchina. Il dispositivo che comunica con la centralina della vettura ne inibirà il funzionamento nel caso in cuoi il piota si trovi in stato di ebbrezza. Probabilmente sarà un’idea vincente, anche perchè non richiede ingenti investimenti da parte delle varie aziende del settore, dal momento che solo alcune componenti elettroniche verranno aggiunte e altre semplicemente riprogrammate in funzione del nuovo utilizzo. Mi chiedo solo perchè si sia aspettato così tanto tempo per introdurre una nuova tecnologia volta alla salvaguardia delle vite umane. Ecco a voi l’articolo per avere maggiori informazioni sul sistema.