Chi ha vinto con il V-Day

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Una riflessione sul V-Day e dintorni. A prescindere dalla deriva politica della discussione nata intorno a Grillo e a quello che sta facendo, vorrei sottolineare la concretezza di un “movimento” che è nato e si muove nel mondo meno concreto possibile, quello virtuale. A prescindere dai contenuti, secondo me, il fatto veramente importante del V-Day è che per la prima volta in Italia una manifestazione di piazza sia stata organizzata a livello nazionale solamente via web, con questi numeri ovviamente. Può essere una svolta. I canali mediatici ufficiali (tv, giornali, ecc) hanno completamente ignorato quello che si stava organizzando, salvo poi fare i dibattiti il giorno dopo sulla metapolitica grillesca ecc. L’unico canale di diffusione della notizia è stato il blog di Grillo: la cosa ha funzionato, una milionata di persone si è riversate nelle varie piazze del nostro paese. Il web funziona, i canali ufficiali n’escono ridimensionati. Questo evento dimostra l’importanza e la potenza della rete, anche in un paese decisamente indietro, da questo punto di vista, come l’Italia. Quest’aspetto è la vera notizia che deriva dallo scorso 8 settembre: la forza della rete sta crescendo, dobbiamo solo scegliere: essere ragni o essere mosche…

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2 Risposte to “Chi ha vinto con il V-Day”

  1. u Ricu Says:

    Davvero, qualcosa di eccezionale. Se una milionata di persone era in piazza, molte di più sono state raggiunte dal messaggio.
    Giunti a questo punto, quando si tratti di mobilitare le persone, la rete potrebbe addirittura ottenere il primato in tempi brevi. Senza voler essere trionfalistici, basta riflettere sul fatto che le persone si attivano specialmente quando si sentono parte di qualcosa: un sindacato, un movimento, un partito. E per sentirsi membro di un gruppo è fondamentale la partecipazione, che in rete è centrale e soprattutto semplice e poco faticosa.

    Insomma, concordo in pieno, tranne che per la metafora cacciatore/preda: si può essere una mosca anche nella….rete. In effetti, il movimento di Grillo si basa su una leadership carismatica, che ha trovato nella rete una forma di diffusione eccezionale, grazie ai tantissimi che hanno contribuito alla pubblicizzazione dell’evento e del suo significato.
    Quello che intendo è che, sebbene ci siano i confronti sul blog (e in rete in generale) e ci sia la componente di feedback che questo comporta, è sempre lui a guidare il tutto. C’è anche la rete di “grillisti” che presidiano il territorio, ma che, appunto, sono seguaci.
    Insomma, non vedo un movimento che nasce davvero dal basso: si ha un leader che semplicemente segue un nuovo canale di crescita. Addirittura, penso che sia stato di matrice più popolare il leghismo degli inizi, che a suo tempo usava le scritte sui muri, il presidio del territorio, i raduni. Senza un sito da 200.000 visite al giorno per la comunicazione vertice-base e con i media che lo ignoravano, contava molto di più la propaganda su piccola scala.
    Naturalmente, tutto quanto dico non entra nel merito dei contenuti, ma degli strumenti di comunicazione e coordinamento.
    Per fare dei paralleli, dal punto di vista della comunicazione, io vedo nei banner “parlamento pulito” qualcosa di simile alle scritte “Padania libera” sui muri. I primi li riportano volentieri i sostenitori di Grillo, i secondi li tracciano i sostenitori del partito. I raduni ci sono in entrambi i casi. In entrambi i casi, poi, c’è un leader che parla “alla pancia della folla” (usando le parole di Luttazzi, nel suo commento su Repubblica di qualche giorno fa).
    L’antipolitica c’è in Grillo e c’era, fortissima, nella prima Lega nord. In entrambi i casi, i seguaci si sentono/sentivano parte di un movimento che combatte la “partitocrazia”.
    Fatte queste considerazioni, Grillo resta per me un ottimo terremoto, che spero riesca a incrinare fino alle fondamenta le prerogative della “casta” politica.

  2. nicolaimi Says:

    L’unica cosa che io non capisco è come e perchè si continui a usare il termine antipolitica in questo caso. Antipolitica vuole qualcosa che si antepone alla dialettica politica: direi che quindi una guerra possa essere antipolitica, la mafia possa essere antipolitica.. ma perchè le critiche all’attuale sistema vengono definite (con un pizzico di disprezzo, una goccia di politichese e con dallaltoversoilbassismo a volontà) come antipolitica? Alla fine si può dire quello che si vuole, io personalmente non condivido appieno, ma il v day ha portato una proposta di legge popolare, prevista dalla costituzione: più politica di così. Guardando i tg nazionali, con la solita sfilza di commenti sulla durata del governo o la situazione della opposizione dei vari parlamentari, mi chiedo se questa può essere chiamata politica…alla fine stanno parlando di meccanismi di potere, non direttamente della gestione della cosa pubblica…

    Antipolitica…mah..questo termine mi da proprio fastidio: come se ci fossero i monopolisti della politica. Io posso fare politica tutti i giorni, quando scelgo cosa comprare e cosa finanziare con i miei acquisti, quando scelgo cosa guardare, cosa leggere, cosa studiare… e se critico non sono mica un antipolitico.. e che diamine! Sarebbe meglio utilizzare il termine Altrapolitica, sarebbe intelletualmente più onesto.

    Utilizzare il termine antipolitica è disinformazione pura.

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