La rapida espansione di Google

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Google non si ferma più. Si prepara a lanciare il suo telefonino, tiene d’occhio il mondo del wi-fi, sogna di organizzare viaggi spaziali e adesso mostra pure un certo interesse per la tv. Su Internet, ovviamente. Secondo i giornali inglesi, il colosso del Web starebbe architettando un nuovo progetto di televisione online con Simon Fuller, potentissimo impresario inglese, dietro al successo delle Spice Girls e di programmi come “Pop Idol” e “American Idol”. The Observer cita trattative ormai lunghe un anno, parzialmente confermate da fonti vicine a Fuller, con un generico riferimento a qualcosa di rivoluzionario che cambierebbe la fruizione televisiva per sempre, un po’ come iTunes ha modificato il modo di distribuire musica online. In che modo? Le ipotesi degli addetti ai lavori sono parecchie e vanno dall’apertura di un canale esclusivo dedicato alle produzioni di Fuller su YouTube (proprietà di Google) al lancio di un nuovo servizio di IPTV, la tv che viaggia su Internet, concorrenziale a quella tradizionale. Come al solito, Google vola piuttosto alto. Nelle casse di Mountain View i soldi non mancano e Simon Fuller è uno dei manager televisivi e musicali più potenti del mondo (pochi mesi fa il Time lo ha inserito nella sua lista delle cento persone più influenti del pianeta). Traghettatore verso il successo delle Spice Girls, di cui proprio in questi giorni sta organizzando il tour della reunion, manager di David e Victoria Beckham (è stato lui a farli conoscere e a curare l’operazione che quest’estate ha portato Becks ai Los Angeles Galaxy), Fuller ha trovato il suo pozzo di petrolio personale nella tv. In particolare in “Pop Idol”, il programma-concorso per cantanti emergenti da lui lanciato in Gran Bretagna nel 2001 ed esploso negli Usa con il titolo di “American Idol”. Apparentemente, la tv online è il nuovo Eldorado del futuro, verso cui convergono industria informatica, web company, network tradizionali. In Italia cresce la diffusione di servizi come Alice o Fastweb che sfruttano la banda larga per diffondere i canali normali, la pay tv, la pay-per-view. Nuove piattaforme sperimentano con il P2P (Babelgum, Joost) e praticamente qualsiasi media company ha progetti più o meno avviati per trasmettere i propri contenuti online. Anche lo sciopero degli sceneggiatori che sta paralizzando Hollywood è legato a filo doppio al tema dei nuovi canali di distribuzione online di cinema e tv (e ai relativi guadagni). Un piatto particolarmente appetitoso che – Fuller o non Fuller – non può certo mancare nel già ricco menù di Google.

+ Google turns to X Factor’s Fuller for push into TV (The Observer, in inglese)

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