Archive for gennaio 2008

L’occhio bionico

gennaio 22, 2008

Grazie ad un team di ricercatori dell’Università di Washington, capitanati dal professor Babak Parviz, sono in arrivo i primi occhi bionici.Il prototipo di uno speciale tipo di lenti a contatto, dotate di circuiti elettronici, è già stato testato con successo sui conigli ed i risultati presentati in questi giorni all’Institute of Electrical and Electronics Engineers.

Indossate le lenti, al cui interno è stato posto un microchip elettronico, sarà possibile ingrandire i dettagli di una porzione del campo visivo, ottenere istantaneamente informazioni sugli oggetti o le persone osservati, e navigare in Internet. Tutto ciò senza che la normale visione ne sia disturbata, perchè ciò che viene generato dal display si sovrappone alle immagini ricevute dal mondo esterno.

Superando i notevoli problemi dovuti all’integrazione dei materiali utilizzati per le lenti a contatto, organici e flessibili, con i circuiti elettrici, inorganici e contenenti sostanze potenzialmente tossiche, i ricercatori sono riusciti a produrre dispositivi biologicamente sicuri, i cui impieghi potrebbero essere innumerevoli: dal controllo della strumentazione di volo per i piloti d’aereo alla possibilità di usufruire della Rete praticamente ovunque, fino alla creazione di ambienti virtuali in cui i videogiocatori potranno immergersi totalmente. 

Ecco il link: http://uwnews.washington.edu/ni/article.asp?articleID=39094 

Ho trovato questa notizia sconcertante ed al tempo stesso affascinante.

 

Voi cosa ne pensate?

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Divieto di usare Google e Wikipedia

gennaio 17, 2008

Il dibattito sulla qualità della cultura e dell’educazione ai tempi di Internet prosegue. Nei giorni scorsi, alcuni giornali inglesi hanno riportato il pensiero di Tara Brabazon, una professoressa di comunicazione e media dell’Università di Brighton che ha imposto ai suoi studenti di smettere di utilizzare come fonte per le proprie ricerche siti come Google e Wikipedia.Il problema, ha spiegato la docente, è che ormai “troppi ragazzi non usano più il proprio cervello. Dobbiamo recuperare il valore della ricerca e dell’analisi. Per questo vieto loro di usare Google, Wikipedia o altri siti simili. Fornisco una lista di libri su cui lavorare e mi aspetto che siano quelle le fonti che vengono citate regolarmente nei loro progetti”.

Tara Brabazon è nata a Perth, in Australia, meno di quarant’anni fa (almeno così dice Wikipedia…) e ha già pubblicato numerosi libri che la inseriscono nel crescente settore dei giovani studiosi critici nei confronti dell’impatto di Internet sul livello culturale e di conoscenza delle future generazioni (due titoli: L’università di Google: l’educazione nell’era della (post)informazione e La rivoluzione non sarà scaricata: il dissenso nell’era digitale).

Negli Stati Uniti, il 2007 ha visto crescere la discussione attorno al degrado dei contenuti culturali ed artistici su Internet legato alla diffusione dei cosiddetti “user-generated content” su YouTube e denunciato da Andrew Keen nel libro The Cult of the Amateur. Nelle tesi di Tara Brabazon, a rischiare il decadimento è l’educazione accademica e di alto livello, erosa dalle vie semplicistiche offerte dal Web.

“Voglio che gli studenti si mettano a sedere e leggano”, dice la professoressa sul sito dell’Università di Brighton. “Voglio che imparino l’esperienza della pagina scritta e stampata, esattamente come quella del pixel e dei contenuti digitali. Pretendo che conoscano entrambe, non solo una delle due, non che si limitino a scegliere il percorso più facile”.

Il dibattito è aperto e si sta diffondendo proprio sul mezzo digitale che è pomo della discordia, a colpi di Wikipedia e Google News. Il corto circuito tra vecchi e nuovi media prosegue e il futuro annuncia intrecci sempre più ambigui, difficili da districare e giudicare, interessanti da esplorare.

Per esempio. Proprio Google, indicata dalla docente inglese come simbolo di superficialità educativa, sta procedendo in un immenso progetto di digitalizzazione delle biblioteche universitarie che porterà su Internet probabilmente anche quegli stessi volumi consigliati dalla Brabazon come virtuosa alternativa alle ricerche online. Il divieto digitale rimarrà valido o gli studenti saranno autorizzati a leggerli sul Web? E come dovranno comportarsi se durante la lettura troveranno il link a un’altra opera simile, non presente nella lista fornita dalla docente? Dovranno ignorarla o sarà loro concessa una breve consultazione ipermediale? A metà strada tra superficialità digitale e rigido tradizionalismo, le nuove vie all’educazione appaiono davvero infinite.

E voi cosa ne pensate?