Archive for aprile 2008

Analisi Blog

aprile 24, 2008

1. STORIA DEI BLOG

E’ difficile definire l’esatto momento in cui il Blog viene alla luce, soprattutto da quando è iniziato un dibattito riguardo a che cosa distingua un blog da un home page personale.

Quello che è certo è il fatto che il blog come lo conosciamo oggi non sia stato inventato né da una singola persona né da un’organizzazione.

Alcuni considerano la pagina “What’s New”, pubblicata all’interno di Mosaic nel giugno del 1993, il progenitore di questo genere.

All’interno di questa pagina, che veniva aggiornata quotidianamente, erano segnalati una serie di siti che i navigatori avrebbero potuto trovare interessanti; in quel periodo ovviamente i pochi utenti della rete trovavano interessante qualsiasi cosa.

Con la diffusione sempre maggiore di internet i siti web crebbero in modo esponenziale fino a dare alla rete l’odierna forma: aziende che pubblicizzavano i propri servizi e propri prodotti, quotidiani che al supporto cartaceo affiancavano un’edizione web e tantissime pagine personali in cui le persone davano rilivenza ai propri interessi e alle loro vite.

Lo sviluppo successivo verso il blog fu determinato da alcuni appassionati che decisero di includere, seguendo l’esempio di Mosaic, tutta una lista di link riguardanti i siti di un certo interesse che giornalmente raccoglievano navigando nel web.

Si sviluppò quindi, quasi automaticamente, una sorta di diario virtuale in cui degli utenti segnalavano ad altri utenti le pagine che reputavano di un certo rilievo riguardo a un determinato argomento.

Nasceva così un genere del tutto particolare di siti in cui i navigatori più appassionati trasformavano le proprie Home Page in una lista di link in continuo aggiornamento, seguiti da una parte testuale in cui gli autori spiegavano ai lettori perchè quei collegamenti avrebbero potuto interessare.

I primi blog sulla falsa riga di quelli attuali si svilupparono negli Sati Uniti: Steve Bogart creò News, Pointers & Commentary (in seguito chiamato Now This) nel febbraio del 1997 e Dave Winer lanciò Scripting News nell’Aprile dello stesso anno; e in dicembre fu creato Robot Wisdom di John Barger.

Il neologismo weblog venne ideato da John Barger per definire il genere di siti che egli stesso curava e nel Novembre del 1998, su iniziativa di Jesse James Garrett, un redattore di Infosift, venne stilata una lista dei primi weblog che in seguito fu inviata da lo stesso Garret a Cameron Barrett, curatore di Camworld.

Cameron Barrett, a sua volta, scrisse un saggio intitolato Anatomy of a Weblog, in cui descriveva dettagliatamente gli elementi e le caratteristiche del nuovo nato della rete.

Sebbene, in seguito al saggio di Barrett, il neologismo “weblog” fosse divenuto termine accettato fu Peter Merholz a introdurre la versione tronca “Blog” .

La caratteristica principale di questo nuovo strumento virtuale era quello di essere più pratico possibile: un’area principale, riservata ai contributi quotidiani con accanto, una sottile colonna laterale in cui compariva una lista di altri “blog amici” o ritenuti interessanti.

Nell’agosto del 1999 una piccola società di informatica chiamata Pyra lanciò una piattaforma di blogging gratuita a nome “Blogger”, che attualmente è gestita da Google e conta tra i 15 e i 20 milioni di Blog.

2.TIPOLOGIA DEI BLOG

Un Blog può essere definito come un diario in ordine cronologicamente inverso, in cui i nuovi contributi sono collocati all’inizio della pagina web.

Questi contributi possono essere aggiornati anche svariate volte al giorno; possono essere commentati dai lettori; e possono contenere all’interno collegamenti ipertestuali che rimando ad altro materiale audio, video o testuale presente nella rete.

I Blog sono strutturati sotto forma di pagina web, in cui un programma guida il blogger (nel gergo della rete colui che gestisce il blog) nella creazione della propria pagina personale, senza necessariamente conoscere il linguaggio HTML, cioè il linguaggio di programmazione usato nel web per costruire collegamenti ipertestuali.

Il fatto che la procedura di formazione del blog sia guidata attraverso vesti grafiche dette template, cioè le pagine matrici, non costituisce tuttavia un limite per gli utenti più esperti che hanno la facoltà di poter utilizzare le proprie conoscenze informatiche per implementare le caratteristiche della propria pagina web o, se lo vogliono, costituire un sito estremamente personalizzato secondo i propri gusti.

Rimane comunque il fatto che la semplicità di creazione di un blog è sato uno dei motivi che ha portato alla rapida e allargata diffusione di questo strumento nella rete.

Negli utlimi anni la popolarità dei blog ha avuto una diffusione impressionante soprattutto nelle fasce giovanile della rete, infatti la tipologia di blog maggiormente diffusa nella rete è rappresentata dai blog personali: la loro caratteristica è quello di contenere tutta una serie di informazioni sulla vita quotidiana dell’autore, sulle sue passioni, i suoi gusti, i suoi desideri.

I commenti di questa categoria di blog sono per la maggior parte lasciati dagli amici, e trattano temi spesso molto pesonali.

Una tipologia diversa dai blog personali ma non meno importante e diffusa, è quella dei blog di attualità: in essi i temi trattati riguardano la politica, l’economia, la cronaca, la cultura e svariate altre tematiche.

Proprio per questo fatto di riferirsi all’attualità questi blog si avvicinano molto alla funzione di informare, che fino a pochi anni fa era svolta dai quotidiani.

Il paragone tra blog e quotidiani, seppur intuitivo, può però essere fuorviante, infatti questi due strumenti d’informazione possegono delle caratteristiche ben distinte che non permettono di sostenere la tesi di una progressiva scomparsa dei quotidiani a favore dei blog.

La funzione dei media tradizionli resta indiscutibile e per ora insostituibile: allo stato attuale i blog tendo non a sostituirsi, bensì a integrarsi ai primi.

Sebbene una tassonomia dei blog non può (e non vuole essere) esaustiva a causa della dinamicità di questi strumenti, che li rende malleabili a molteplici scopi, altre tipologie di blog meno diffuse rispetto alle precedenti sono: il blog tematico, in cui il blogger approfondisce un tema, spesso una sua passione, e che rappresenta un punto d’incontro per persone con interessi comuni; il blog directory costituito da l’elevata presenza di link; il photoblog utilizzato prevalentemente dagli amanti della fotografi; il blogames che trattano di giochi; il blogvetrina in cui vengono presentate le opere di vario genere, solitamente artistiche , dell’autore; il blog politico che puo trattare di argomenti politci o essere; l’urban blog riferito a un’entità territoriale definita come una città, un paese o un quartiere; gli audio e video blog in cui vengono distribuiti contenuti audio, sotto forma di podcasting, e contenuti video attraverso un flusso di dati detto streaming on demand.

Tutte le tipoligie sopracitate si possono racchiudere in ulteriori tre macrocategorie: i blog in senso stretto, i notebook,  e i filtri.

Nel caso della prima macrocategoria, essa contiene tutti quei siti che assomigliano a diari in forma breve e che rappresentano certamente il formato più comune di blog nella rete.

La macrocategoria notebook, differisce dal blog in senso stretto per il fatto che i contenuti e le informazioni trattano temi più specifici e in maniera più estesa, risultando essere, in ultima analisi, una sorta di raccoglitore di idee all’interno di determinate esperienze piuttosto che, una serie di brevi commenti sulla vita quotidiana del blogger come nel caso dei blog in senso stretto.

La demarcazione tra notebook e blog risulta comunque essere molto sottile e le due categorie si mischiano senza quindi esaurire le innumerevoli possibilità e potenzialità del blog.

Ultima categoria è quella dei filtri: in questi blog ciò che è preminente sono i link contenuti al loro interno.

Il loro chiaro obbiettivo è quello di ricercare, selezionare, e filtrare l’immane mole di informazioni che si possono reperire nella rete e presentarla al frequentatore del sito sotto forma di link.

4. BLOG E MEDIA TRADIZIONALI

Citizen Journalism

Il blog come nuovo strumento del web 2.0 ha potuto trovare applicazione in svariati campi del mondo virtuale.

Con il nome di Citizen Journalism o giornalismo collaborativo viene oggi indicato il giornalismo, che attraverso i blog, vede la partecipazione attiva dei lettori anche grazie alle caratteristiche dei nuovi media.

La forza di questo giornalismo è quello della rapidità e della facilità con cui la gente può raccontare al mondo quanto vede e prova in prima persona.

La visione ottimista dietro al citizen journalism prevede che siano i lettori a capire chi è autorevole e chi no, e a effettuare una selezione di conseguenza, selezione che porterebbe alla scomparsa delle voci meno autorevoli.

Dan Gillmor, paladino del nuovo giornalismo, ebbe a dire a questo proposito:“i miei lettori, collettivamente, ne sanno più di me”.

Attualmente le esperienze più affascinanti della rete in questo senso sono Agoravox, sito francese in cui chiunque può inviare le proprie corrispondenze diventando una sorta di redattore e OhMyNews, sesta testata sud-coreana dove una redazione composta da 75 persone, vaglia circa 200 articoli al giorno.

Il 70% viene pubblicato e retribuito (da 2 a 20 euro).

Anche Wikimedia, la fondazione che tra le altre cose gestisce l’enciclopedia libera Wikipedia, ha un progetto dedicato al citizen journalism: Wikinews.

Mentre nel panorama italiano è degno di nota il Blog Agregator di Giuseppe Granieri.

Il Blog Aggregator viene definito come una redazione allargata in cui ognuno può inserire i propri contenuti.

L’obiettivo è quello di fornire una panoramica allargata delle discussioni nei blog.

Chiunque può scrivere nel Blog Aggregator un collegamento a un post del proprio blog.

Se nella prima versione, il Blog Aggregator si limitava a un elenco degli ultimi post inseriti, oggi, giunto alla terza edizione, si presenta come la pagina di un sito di informazione, con una certa strutturazione in categorie.

Beppe Grillo nel suo blog sperimenta una forma simile di informazione distribuendo un inserto in formato pdf, liberamente stampabile dai lettori.

Complementarietà, ipertestualità e interattività della rete moltiplicano al massimo grado il potenziale di “fare informazione”: attraverso l’utilizzo degli strumenti offerti, il giornalista multitasking diventa un distributore di contenuti di vario genere inscritti in un ampia gamma di possibilità che vanno dal tradizionale articolo scritto a file audio e video con cui integrare l’informazione che esso vuole dare.

Inoltre l’apertura di nuove frontiere, permesse dal processo che va sotto il nome di convergenza dei media, amplia a dismisura la possibilità di essere informati: con l’ausilio di un telefono cellulare è possibile ricevere le notizie praticamente in ogni luogo e in ogni momento.

Blog e giornalismo

Se è vero che la maggior parte dei blog sono una sorta di diario personale, senza alcuna finalità giornalistica, si è tuttavia aperta una nuova frontiera dell’informazione veicolata dal blog e prediletta soprattutto da un pubblico giovanile.

Sempre più utenti di internet infatti preferiscono il blog come canale in cui reperire le informazioni piuttosto che la classica carta stampata.

Una ricerca di comScore dimostra che il 40% dei 400 blog più letti negli Stati Uniti è a sfondo politico; inoltre la ricerca porta alla luce la questione ancor più rilevante che alcuni lettori molto spesso prediligono un rapporto più personale con il singolo autore del blog piuttosto che l’opinione autorevole di una testata .

Ulteriore elemento che conferma il ruolo rilevante dei blog come canale informativo è la capacità di quest’ultimo di riuscire a condizionare sempre più l’opinione pubblica; fenomeno questo che prima era appannaggio esclusivo della televisione e dei quotidiani.

Inoltre sembra sempre più crescente la tendenza dei media tradizionali a sviluppare le notizie ricavate dalla “blogosfera”.

La ragione di un così impetuoso successo dei blog informativi si può ricavare prima di tutto in una questione di “sfiducia” da parte del lettore nei confronti dei quotidiani tradizionali e nella facoltà, attraverso la miriade di siti che popolano la rete, di trovare ampio spazio all’approfondimento delle notizie che più lo interessano, consultando svariate fonti e con la possibilità di formarsi un’opinione tutta sua sui temi d’attualità e di lasciare un commento personale in tempo reale che può svilupparsi in un vero e proprio dibattito.

Questa è anche la tesi sostenuta da Dan Gillmor, in We the media, secondo cui il giornalista di domani è una persona umile che si situa in un piano paritario con il lettore e ammette la propria ignoranza su determinati temi.

L’andamento parrebbe dirigersi sempre più verso un’informazione democratica, paritaria, istantanea, dinamica e con più voci come intravede Giuseppe Granieri, nel suo libro Blog Generation, secondo cui i blog sarebbero un mezzo per tornare all’agorà ateniese, in cui tutti possono dire la propria opinione democraticamente.

Un altro studioso del fenomeno, Jay Rosen, porta come esempio della forza innovatrice dei blog, il modo in cui questi hanno saputo riferire dello tsunami che sconvolse il sudest asiatico: mentre i media tradizionali, per i meccanismi che gli sono propri ormai consolidati, dettero le notizie dell’evento in maniera flemmatica e minuziosa perdendo però in tempestività, i blog ne riferirono gli avvenimenti in modo caotico, ma molto più rapidamente.

Tre parrebbero essere le regole d’oro di un articolo di blog: la prima è la forma di “work in progress” dei contributi che sollecita il lettore a partecipare alla discussione; la seconda è il fatto che i contributi sono schietti e informali senza la paura di esprimere opinioni forti; la terza la schematicità e brevità dei post.

La forza dei blog che per gli apologeti consiste nella dinamicità e pluralità d’opinione, rappresenta invece per alcuni critici il loro punto debole.

Secondo quest’ultimi proprio la spregiudicatezza, nonché la sinteticità dei contributi dovuti al concetto di no scrolling (essere brevi e concisi in maniera che il lettore non debba scorrere la pagina web) e alla regola identificata con l’acronimo kiss (keep it simple stupid) rende l’informazione dei blog frammentaria e poca approfondita o, nel peggiore dei casi, non veritiera.

La critica consiste quindi nella difficoltà da parte del lettore di identificare le fonti da cui la notizia proviene.

Altri osservatori del fenomeno, come Robin Good nel post I Blog sono fonti di notizie, ritengono invece che la credibilità dei blog sia maggiore di quella dei media tradizionali, questo perché i blogger sarebbero liberi da vincoli e controlli da parte di un editore o di un direttore come capita nella carta stampata e inoltre non ci sarebbe alcun tipo di pressione economica che potrebbe influenzare il giornalista.

Good porta due argomenti in difesa della sua tesi: il primo è l’ammissione dell’ideologia seguita dall’autore che, se non è sempre esplicita è spesso chiaramente identificabile, al contrario dubita dell’indipendenza dei media tradizionali; il secondo è l’appartenenza a una comunità intesa come un sistema autodeterminante che porta gli errori alla luce.

I blog sembrerebbero operare come un certo tipo di giornalismo di inchiesta che porta alla luce le contraddizioni attraverso la spregiudicatezza e la maggiore libertà, risultando essere il “cane da guardia” dei media tradizionali, i quali, a loro volta, assumono sempre più il profilo di “cane da compagnia” (lap dog in inglese), delle vicende politiche, limitandosi a officiare i discorsi politici, senza apportare nessuna critica costruttiva.

Ma talvolta proprio la loro spregiudicatezza rischia di generare un’informazione non veritiera, che una volta inseritasi nel tam-tam dei blog continua a circolare per mesi se non per anni.

Inoltre la citazione di fonti e statistiche, quando non supportata da link a istituzioni credibili, rischia di essere molto imprecisa tanto da incrementare la confusione.

.Ma anche la possibilità di risalire alla fonte, di link in link, rischia di essere un’illusione, tranne quando è il responsabile a uscire allo scoperto: nel 2006 si diffuse la notizia (falsa) di come Skype, il popolare strumento di telefonia via internet, venisse censurato in Cina per mezzo di un miagolìo.

La bufala fu svelata quando l’autore, Vittorio Zambardino, uscì allo scoperto dichiarando di aver male interpretato un notizia apparsa su Business Week.

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storia del wiki

aprile 22, 2008

Un wiki è un sito web o un insieme di documenti ipertestuali che possono essere modificati dagli utilizzatori e i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione; la modifica è aperta e libera al fine di condividere e ottimizzare la conoscenza.

Il termine wiki deriva dal hawaiiano “wiki wiki” che significa rapido o molto veloce, fu coniato da Ward Cunningham, il padre del primo wiki, che si ispirò ai bus navetta dell’areoporto di Honululu.  Programmatore statunitense, fondò il primo sito wiki, il Portland Pattern Repository, il 25 marzo 1995; attualmente ancora attivo, il sito è dedicato a una storia informale delle idee di programmazione.

Caratteristica distintiva della tecnologia wiki è la facilità con cui le pagine possono essere create o modificate, l’utente può così scrivere e rivedere i documenti con un semplice linguaggio di markup, usando un web browser. Questa semplificazione si è resa necessaria data l’estrema complessità del linguaggio HTML e dal fatto che gli utenti si sarebbero potuti distrarre dai contenuti veri e propri. I wiki sono un mezzo completamente ipertestuale con una struttura di navigazione non lineare, in base alla quale ogni pagina contiene un gran numero di link ad altre pagine.

La tecnologia wiki di Cunninghum deve la sua fortuna al progetto di Nupedia prima e Wikipedia poi, entrambi indirizzati alla realizzazione di enciclopedie libere sul web. Nupedia fu fondata nel marzo 2000 da Jimbo Wales, per l’azienda Bormis e Larry Sanger. Questa non era un vero e proprio wiki aperto alle modifiche pubbliche, bensì si costituiva tramite un processo di revisione affidato ad esperti: si volevano creare voci di qualità comparabile a quelle di enciclopedie professionali grazie al contributo gratuito di accademici che lavorassero ai contenuti. I contenuti erano liberi, in quanto liberamente disponibili e riproducibili, infatti, come attualmente le voci di Wikipedia, erano editi sotto la GNU Free Documentation License. LA GNU FDL è una licenza di copy left creata dalla Free Software Fondation di Stallman per distribuire, modificare o utilizare a fini commerciali i documenti. Il processo di revisione previsto da Nupedia, però, si rivelò piuttosto lento e macchinoso, facendo si che le 24 voci create, nel 2003, anno di chiusura del sito, fossero incorporate in Wikipedia. Quest’ultima nacque come progetto complementare di Nupedia il 10 gennaio 2001: era prevista la partecipazione degli utenti per scrivere le voci dell’enciclopedia che sarebbero state incorporate in Nupedia successivamente, dopo una revisione. Poichè il consiglio consultivo degli esperti di Nupedia disapprovò il progetto, Wikipedia venne rilanciata solo cinque giorni dopo come sito web indipendente. La nuova enciclopedia ebbe un successo strepitoso e già alla fine del suo primo anno di esistenza conteneva 20.000 voci in 18 lingue differenti. Nel 2002, a seguito della nascita della spagnola Encilopedia Libre, che denunciava la paura per la pubblicità commerciale e l ‘anglo-centrismo di Wikipedia, Wales dichiarò che quest’ultima non avrebbe ospitato pubblicità promozionale e spostò il dominio del sito web da Wikipedia.com a Wikipedia.org. Nel 2003 da Wikipedia e Nupedia nacque la Wikimedia Foundation, un’organizzazione no profit a sostegno sia di questi progetti che dei progetti fratelli, come il Wikizionario o le Wikinotizie. Da allora il progetto di Wikipedia crebbe ad una velocità incredibile fino ad arrivare quest’anno al traguardo di 10 milioni di voci, diventando la più citata dai mass media, indicizzata dai motori di ricerca e andando a costituire uno dei fenomeni più caratterizzanti del web2.0 (essendo fra i 15 siti più visitati al mondo).

 FONDAZIONI NO PROFIT

Anche se non è facile dare una definizione attendibile di ente no profit, a causa delle peculiarità dei casi concreti, è comunque possibile rintracciarne alcuni elementi essenziali. L’ente senza scopo di lucro può senz’altro produrre un attivo sul piano economico-gestionale, ciò che importa è che tale margine di utile non si traduca in profitto, cioè non venga distribuito tra i membri della struttura stessa, venendo, viceversa reinvestito nell’attività svolta dall’ente ovvero destinato a finanziare iniziative di utilità sociale. In realtà non si esclude in modo assoluto la possibilità che gli utili vengano distribuiti tra i soci, ma non devono superare dei massimali stabiliti dalla legge. Le fondazioni godono inoltre di importanti detrazioni fiscali, allo stesso modo i donatori. Ciò incentiva spostamenti di denaro, soprattutto tra aziende di grandi dimensioni con notevoli introiti, verso fondazioni no profit, al fine di detassare il capitale e determinando così un circolo di donazioni che si autoalimenta. Inoltre non va trascurato il guadagno, in termini di prestigio e pubblicità, che le donazioni verso le fondazioni no profit comportano per le grandi imprese.   

La Wikimedia Foundation si affida per il 96% dei suoi introiti a donazioni pubbliche e il restante 4% lo ricava da vendita di magliette e gadget. I fondi sono spesi al 57%  per potenziamenti dell’ hardware e salari, il restante va in spese di amministrazione.  I maggiori beneffattori, coloro che versano più di 50 mila dollari, e così facendo possono godere della compagnia di Jimmy Wales per una cena, sono la “Alfred Sloan Foundation” con un contributo di 3 milioni di dollari, la “Virgin Foundation” e alcuni donatori individuali.

REGOLE DI WIKIPEDIA

Wikipedia si è dotata nel corso del tempo di una serie di regole, ad oggi in continua evoluzione e oggetto di discussione tra gli utenti, che si fondano su cinque pilastri: “wikipedia è un’enciclopedia, ha un punto di vista neutrale, è libera, ha un codice di condotta e non ha regole fisse”. Questi punti generali sono esplicitati profusamente in diverse pagine e accompagnati da altre pagine contententi un vero e proprio supporto tecnico. 

Innanzitutto wikipedia è sia un’enciclopedia on line che una comunità formata dai cosiddetti wikipediani. Non è un’enciclopedia di carta, infatti non vi sono limiti pratici di spazi, fatto salvo il limite del buon senso: pagine troppo pesanti, in byte, possono creare disagi a chi utilizza connessioni lente o problemi di leggibilità. Non essendo solo un dizionario, le sue voci contengono tanto una definizione quanto altre informazioni; inoltre su wikipedia non sono ammesse azioni di propaganda, o pressioni di alcun tipo, la presenza di pubblicità e di forum di discussione. Allo stesso modo non si può utilizzare l’enciclopedia come proprio sito o blog, i wikipediani hanno a disposizione lo spazio per la loro pagina personale da usarsi per informazioni di lavoro e non di curriculum. Infine sono bandite e solitamente immediatamente rimosse, voci con contenuti inappropiati, shock o volgari. Si richiede agli utenti un comportamento civile, non di sfide e liti personali; il metodo della votazione, solitamente usato per risolvere i conflitti, è un modo secondario per trovare il consenso, il primo è la discussione. Ciò rispecchia la definizione di democrazia di Hannah Arendt “la legge della maggioranza è semplicemente una procedura di decisione e la democrazia un sistema politico basato sul dialogo aperto”.

Il punto di vista neutrale, come per ogni enciclopedia, anche per wikipedia è un concetto fondamentale: essa infatti non assume alcuna posizione nè di condivisione nè di rigetto. Ciò richiede che una voce presenti correttamente tutti i punti di vista significativi in maniera proporzionata al grado di accettazione degli stessi da parte dell’opinione pubblica.

Riguardo alla libertà di wikipedia ci si riferisce alla già citata licenza di copyleft su cui si basa il progetto che permette a ciascuno di copiare e distribuire un documento, modifiacandolo o meno, sia a fini commerciali che non. 

In ragione del fatto che i wikipediani appartengono a paesi e culture differenti, esiste una wikiquette basata sul valore fondamentale del rispetto reciproco al fine di una sana e produttiva collaborazione. Si parte dal presupposto che le persone frequentino Wikipedia per scrivere buone voci, dunque la fiducia reciproca è imprescindibile; altrettanto importanti sono le correzioni e le revisioni che vanno sempre motivate. Va ricordato che un buon lavoro è dettagliato, ben informato, ben referenziato e si limita ai fatti.

LIMITI

Sono molti gli interrogativi e le critiche che investono il progetto di Wikipedia e la sua comunità: innazitutto ci si chiede se l’iniziativa riuscirà a mantenersi fedele ai suoi principi nonostante la crescita mensile del 7%; infatti i valori di apertura e cooperazione sembrano a volte incompatibili con le dimensioni dell’opera. Le maggiori difficoltà dell’enciclopedia riguardano le modalità di creazione e controllo delle voci e, inoltre, è piuttosto dubbio che l’enciclopedia libera possa coprire tematiche specialistiche in maniera sufficiente. Poichè qualunque membro della comunità può inserire una voce e questa può essere successivamente modificata da un altro membro, i termini non sono mai finiti. Ciò significa anche che non vi è un’autorità finale che certifichi accuratezza delle definizioni e veridicità, queste infatti sono in mano solamente all’autocontrollo degli aderente all’iniziativa. Va detto comunque che la comunità dei wikipediani è molto attiva e la qualità delle voci è sempre maggiore, anche grazie all’esistenza di norme che segnalano ciò che non dev’essere inserito. Il nodo sembra appunto questo: il dualismo tra norme e democraticità, se da un lato occorrerebbero regole più puntuali per evitare abusi, voci di discutibile enciclopedicità, personalismo ed eccessivo arbitrio da parte degli utenti; dall’altro così facendo si ridurrebbe il carattere di libertà che contraddistingue il progetto fin dagli albori. Alcuni accorgimenti sembrano utili ma peraltro discutibili, come l’esclusiva possibilità di mettere a votazione e votare riguardo l’abolizione di una voce, solo da parte di chi abbia editato almeno trenta voci. Ciò preserva senza dubbio da atti di vandalismo gratuito, ma d’altra parte impedisce, tramite richiesta di una sorta di certificazione, la possibilità di esprimere un parere all’interno di Wikipedia, creando una specie di gerarchia tra vecchi e nuovi utenti. La mancanza di un controllo istituzionalizzato su contenuti e nuove pubblicazioni, può portare alla nascita di figure che si ergono a censori del progetto, seppur privi di qualunque mandato e autorevolezza.

Altro busillis, già accennato sopra, è quello che riguarda il carattere generico-specialistico di Wikipedia: ad esempio, personaggi come Loredana Lecciso, appartenenti al mondo dello spettacolo, ma di fama e capacità relative, hanno diritto di stare in un’enciclopedia come Wikipedia? Sicuramente apparterrebbero a pubblicazioni riguardanti il mondo dello spettacolo italiano, ma altrettanto sicuramente non rientrerebbero all’interno della Treccani. Wikipedia come si pone nei confronti di questi casi? Si potrebbe sostenere che non dovendo affrontare problemi di spazio essa possa contenere quante più voci interessino ad almeno una cerchia di utenti, diventando così un’enciclopedia mista. D’altra parte si potrebbe dire che ciò determini una minor credibilità dell’enciclopedia stessa, a causa dell’unione di un insieme di voci poco coerenti fra loro, che forse, sarebbe meglio affidare a progetti paralleli e specializati in diversi settori.   

ALTRI PROGETTI WIKI

La tecnologia wiki, nel corso degli anni, si è notevolmente diffusa all’interno di enti e istituzioni, come ad esempio università e aziende. Nel web, inoltre, si trovano molte tipologie diverse di wiki: dal Fluwikie, rigurdante problemi e discussioni connessi all’influenza a Wikimapia, dove gli utenti aggiungono informazioni su tutti i luoghi della terra.

Contemporaneamente la stessa Wikimedia Foundation ha promosso lo svilupparsi di progetti fratelli a Wikipedia, quali Wikiquote, Wikibooks, Wikisource, Wikinotizie, Wikizionario, Wikiversità, Commons, Wikispecies e Meta. Wikiquote è una raccolta di aforismi e citazioni libere e multilingue, con collegamenti a Wikipedia per ulteriori informazioni e Wikisource per i testi completi. In essa si possono trovare citazioni celebri di anonimi, di e su autori celebri, tratte da e su opere teatrali, musicali, letterarie, film, programmi tv e cartoni animati, incipit ed explicit di opere letterarie, epitaffi, filastrocche, gaffe famose, proverbi e molto altro. Su Wikibooks si possono trovare libri liberi, modificabili da tutti. In particolare si tratta di un progetto multilingue per creare e-book di taglio divulgativo, rivolti in paticolare agli studenti, come libri di testo, manuali e libri commentati, ciò al fine di aiutare l’ autoapprendimento e la disponibilità di materiale didattico gratuito. Il portale contiene una biblioteca divisa per sezioni come geografia, sport, giochi. Il progetto, almeno per quanto riguarda la parte italiana, è ancora agli inizi. Wikisource è invece una raccolta di testi liberi, o perchè di pubblico dominio, o perchè gli autori ne concedono la libera diffusione, nei termini della licenza GFDL e contribuendo così allo sviluppo del copyleft. Anche Wikisource è diviso in sezioni quali letteratura, storia, diritto, canti, religione e scienze, attorno alle quali si sviluppano progetti specifici di approfondimento e riordino dei documenti presenti in ciascuna sezione. Wikinotizie è il luogo dove le figure di lettore e cronista vengono a fondersi. Il fine è quello di creare una comunità i cui partecipanti collaborino da ogni parte del mondo per riportare e divulgare le notizie sui fatti correnti. Gli articoli devono avere un punto di vista neutrale, essere precisi e rendere chiaro il contenuto al lettore, senza prevedere nè congiunture nè opinioni personali. Wikinotizie è sia globale che locale. Secondo alcuni siti web Wikinotizie è sia una sorta di blog scritto dai lettori, e quindi una fonte di aggiornamento sui fatti del presente, sia un’agenzia di stampa indipendente, alternativa alle private. Ogni notizia è pubblicata sotto la licenza GFDL e vi sono alcuni problemi legati al percorso di pubblicazione delle news: ogni articolo deve passare per quattro stadi, a partire dallo sviluppo per arrivare all’archiviazione, in modo da poterne garantire la veridicità. Il Wikizionario non è ancora stato realizzato in italiano, ma sono presenti in rete l’edizione inglese, francese e in altre lingue. Il progetto ha l’obiettivo di creare un dizionario libero e gratuito che non includa solo le definizioni delle parole, ma anche altre informazioni per comprenderle al meglio come etimologie, pronunce,frasi fatte, sinonimi, contrari e traduzioni. La Wikiversità è il progetto più giovane che mira a creare una comunità di apprendimento basata sul wiki; all’interno di essa è possibile partecipare ai corsi online già attivi o crearne di nuovi. E’ strutturata in maniera simile ad un vero e proprio ateneo, diviso in facoltà all’interno delle quali vi sono diversi corsi e materie. Le materie a loro volta sono suddivise in anni di studio. Benchè il progetto sia ancora agli inizi e la versione italiana sia molto scarna, si mira a definire i concetti fondamentali delle varie materie e a svolgerli in lezioni più strutturate. Commons è un archivio di documenti multimediali, rilasciati sotto la licenza GFDL per tutti i progetti della Wikimedia Foundation. Vi sono immagini, video e file audio che gli utenti possono votare e allo stesso tempo è possibile inserirne di nuovi. Wikispecies è l’archivio tassonomico di tutte le forme di vita conosciute, coprirà i regni di animali, piante, funghi, batteri e protisti. La comunità si riconosce nel principio: “Wikispecies è libera, perchè la vita è nel pubblico dominio”. L’ultimo oggetto della Wikimedia Foundation è Meta, uno spazio multilingue di coordinamento in cui si può discutere e proporre l’apertura di nuovi progetti, di nuove edizioni in lingue non ancora presenti. La comunità di tutti coloro che collaborano ai progetti della Wikimedia Foundation si riunisce ogni anno in una città diversa del globo per scambiarsi nuove idee e migliorare i progetti già esistenti, nell’ambito della manifestazione Wikimania.

SCENARI FUTURI

La crescita di importanza e di utenti che Wikipedia ha raggiunto nel tempo, ha determinato nuovi scenari all’interno della rete. Infatti sembra sempre più collaudato il binomio Google-Wikipedia, entrambi strumenti molto affidabili e sempre più cliccati. Il trend sembra confermato dall’uscita del nuovo e utilissimo tool per Firefox che mostra i risultati delle ricerche di Google e Wikipedia in un’unica pagina. Tramite Googlepedia, inserendo la parola da cercare, si otterranno i corrispondenti risultati sia tra le ricerche di Google, che all’interno dei testi di Wikipedia. La visualizzazione verrà mostrata, nel browser, in due colonne, portando i risultati di Wiki nella colonna di destra, solitamente occupata dagli sponsor Adwords.

Nel dicembre 2007 Google ha lanciato il progetto Google Knol, con l’intento di raccogliere tutto lo scibile umano messo in rete dagli utenti, dove sarebbe l’autore a decidere se monetizzare o meno la consultazione del proprio lavoro, e del quale sarebbero previste possibili multiple versioni e differenti punti di vista. All’interno di Knol, dovrebbero essere inseriti degli Adsense nella pagina, che permetterebbero quindi un guadagno legato ai clic pubblicitari, in modo da retribuire gli autori delle voci. Si tratta dunque di un chiaro progetto competitivo nei confronti di Wikipedia, diventato ormai fonte alternativa a Google. Le voci di Knol potrebbero diventare così le prime disponibili nel pagerank del motore di ricerca, tra le informazioni di tipo enciclopedico, penalizzando tantissimo Wikipedia, che diminuirebbe di molto la consultazione delle sue pagine. Grazie alla messa in risalto che Knol conferisce all’autore della voce, inoltre, si potrebbero generare due diverse conseguenze: da una parte molti collaboratori di Wikipedia, tentati da una maggior notorietà, andrebbero a collaborare con Knol, dall’altra si determinerebbe una maggiore competitivià tra gli utenti, minando così il progetto democratico e ugualitario alla base di Wikipedia. 

In risposta a ciò, Wikipedia, sta lanciando un motore di ricerca alternativo a Google, di cui saranno gli internauti, con il principio che sta alla base del wiki, a inserirne le informazioni. lI progetto si chiama Wikiasearch e dipende non dalla Wikimedia Foundation, ma dalla Wikia, l’associazione a fini di lucro, sempre facente capo a Jimbo Wales. 

 

materiale blog

aprile 19, 2008

– blog in generale:

http://it.wikipedia.org/wiki/Blog

http://hightech.blogosfere.it/2007/07/qualcuno-scriva-una-storia-del-blogging-voci-in-difesa-e-contro-i-blog.html

http://en.wikipedia.org/wiki/Blog

http://www.libraryjournal.com/article/CA502009.html

http://www.essex.ac.uk/chimera/content/pubs/wps/CWP-2005-02-blogging-in-the-Knowledge-Society-MB.pdf

– cooperazione in un blog:

http://en.wikipedia.org/wiki/Collaborative_blog

– giornalismo e blog nel web 2.0:

http://www.ejo.ch/analysis/newmedia/blog.pdf

http://en.wikipedia.org/wiki/Citizen_journalism

http://www.webgol.it/2007/01/17/giornalismo-e-blog-la-storia-infinita/

http://lnx.tecnoetica.it/doc/2006_12_04_Bennato-NuoviModelliGiornalismoOnline.pdf

http://www.comunitazione.it/leggi.asp?id_art=975&id_area=158

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200603articoli/3660girata.asp

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-archivio/940074

aprile 17, 2008

Su wikipedia.it abbiamo trovato notizie interessanti sulla storia del wiki alle voci: wikipedia;storia di wikipedia;web 2.0 e wiki.
ulteriori informazioni le abbiamo trovate ai seguenti indirizzi:
http://macintosh.iblogr.com/2007/07/31/la-storia-di-wikipedia/
http://www.infocity.go.it/vedi_articolo.php?id=5309
http://www.consulteque.com/magazine_prof/index.phtml?_id_articolo=8181
http://it.wikisource.org/wiki/Produrre_sapere_in_rete_in_modo_cooperativo_-_il_caso_Wikipedia/Parte_II/Conoscenza_enciclopedica_libera_in_rete_-_Introduzione

Classificazioni aggiuntive

aprile 17, 2008

Ho aggiunto una serie di categorie utili per raccogliere il materiale riguardante il progetto Web 2.0
Vi invito a classificare i vostri post nelle nuove categorie che sono

IMI – Web 2.0
+———IMI – Blog
+———IMI – Wiki
+———IMI – YouTube

In questo modo riusciamo a classificare meglio gli appunti e non perdiamo di vista l’obiettivo.

Mario Clavarino

P.S. per classificare nelle sottocategorie bisogna chiedere di visualizzare “tutte le categorie” all’atto della creazione del post.

Governo nuovo

aprile 15, 2008

 

Una piccola riflessione, o meglio uno sfogo, sui risultati delle elezioni del 14 aprile 2008.

Che Berlusconi abbia vinto non è una grande sorpresa. Che i comunisti siano scomparsi per la prima volta dal parlamento italiano è un avvenimento senza precedenti che apre scenari politici inediti, di cui presto vedremo l’evolversi. Che la Lega Nord abbia ottenuto un punteggio elettorale pari, in sostanza, a quello raggiunto nelle elezioni del 1994, mi avvilisce profondamente.

La Lega, il partito del “noi ce l’abbiamo duro”, del rito celtico, della secessione , della “Roma Ladrona”, de Miss Padania, de “i clandestini sono tutta feccia” e de’ “l’ orda no!” con tanto di foto di sfollati stipati a decine in pescherecci, del “maiale day” per offendere chi ha una religione diversa da quella cristiana, che non sapevo fosse la religione dei celti, la Lega dei fucili e della castrazione, degli incendi dolosi nei campi nomadi, la Lega, per citare l’ultimo manifesto, de “gli indiani d’ america hanno subito l’immigrazione e adesso vivono nelle riserve”, dicevo questa Lega, come è possibile che abbia tanti seguaci? Posso capire che abbia un linguaggio vicino al popolo (a quale popolo però?), schietto, alla Feltri, per nominare un giornalista senza peli sulla lingua, ma è un linguaggio, e non solo verbale ma anche di fatti concreti, che, a me pare, spazzi via, con un colpo di mano, tutta la storia che ha accompagnato la nostra Italia.

Ha senso parlare di informazione, di nuove frontiere della comunicazione quando così tanti italiani vivono ancora nella logica del “Noi contro loro”, del mensch contro l’ unmensch, per usare una terminologia più filosofica?

Siamo in un paese in cui l’informazione è sufficientemente completa, esauriente, esplicativa di ciò che realmente accade, se si sa usufruire dei mezzi per raggiungerla, ma in fin dei conti la nostra società ha ancora bisogno di credere ad una narrazione della realtà, semplice, dicotomizzata, preconfezionata, che trovi un nemico da additare, un capro espiatorio da linciare.

Queste sono le riflessioni, certo provocatorie, che mi son sentito di esprimere al primo giorno del nuovo governo. Vorrei sentire suonare più campanili.

 

Chi è Luther Blisset?

aprile 4, 2008
«Lo spettacolo è il capitale a un tal grado di accumulazione da divenire immagine»
(La Società dello Spettacolo – Guy debord)
Chi è Luther Blisset? Impossibile dirlo. Luther Blisset è il risultato di anni e anni di azioni collettive dietro cui si sono nascoste le più disparate persone, tantissime idee e le provocazioni più assurde nei confronti della società e dei mezzi di comunicazione.
Il reale Luther Blisset in carne ed ossa, impersonificato dall’omonimo centravanti della nazionale inglese, ingaggiato dal Milan a metà degli anni ’80, non ha nulla a che vedere ( e nemmeno saprà di essere stato protagonista di innumerevoli casi mediatici) con ciò di cui stiamo parlando. Luther Blisset è un nome collettivo dietro cui negli anni si sono in realtà celati artisti, performer, gruppi politici, operatori del virtuale. Il suo nome, definito anche “un’opera aperta”, è stato la firma attraverso cui si sono rivendicate le più svariate performance . Una tra le più riuscite è stata la canzonatura operata nei confronti della Biennale di Venezia. Nel 1999 l’artista serbo Darko Maver venne selezionato alla Biennale per esporre alcune delle sue opere, ma prima dell’esposizione venne annunciata la sua morte provocata da un bombordamento NATO. La direzione della Biennale decise ugualmente di istituire una galleria postuma all’interno di un padiglione. In realtà l’artista non è mai esistito e la beffa verrà rivendicata dal gruppo Luther Blisset. Un altro eccellente esempio di performance firmata Blisset è la colossale montatura dei riti satanici di Viterbo. Tra il 1995 e il 1997 i quotidiani di Viterbo denunciano pratiche di messe nere nelle campagne della città laziale. Il caso prende così piede che, strano a dirsi (è un eufemismo!), si scomoda anche il noto telegiornale di Italia1 con un servizio sulle pratiche sataniche. Nel corso del programma Tv7, settimanale del Tg1, la beffa verrà poi svelata attraverso una rivendicazione a firma Luther Blisset. Nel numero del 26 maggio 1997 i quotidiano tedesco Der Spegel avanzerà l’ipotesi, poi smentita, che dietro il famigerato pseudonimo si nasconda Umberto Eco.
La spietata e disincantata critica verso la società dello spettacolo delle azioni blissetiane fa emergere il lato sinistro e distorto di tale società: la superficialità e la malafede con cui i mass-media affrontano i casi di cronaca, nonché politici e sociali, mirando spesso e volentieri ad imbastire un tetrino di sensazionalizzazione della notizia o di colpevolizzazione della “vittima preconfezionata” di turno (magnifici a proposito sono alcuni film: “Idagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri e “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio), piuttosto che un’informazione genuina e imparziale delineano un fosco futuro per la vera libertà di stampa. Indagando nel passato possiamo trovare altri esempi di beffe colossali volutamente operate questa volta dagli “addetti ai lavori” nei confronti degli ascoltatori: memorabile fu la beffa messa in scena, o dovrei dire in radio…, da Orson Welles nel 1930 all’interno del programma radiofonico “Mercury Theatre on the air”, durante il quale fece credere a migliaia di ascoltatori che i marziani stavano sbarcando sulla terra, seminando il panico collettivo. In realtà era solo un adattamento per la radio del romanzo fantascientifico “La Guerra dei Mondi”.
Nel 1967 Guy Debord, fondatore del Situazionismo a cui i Luther Blisset devono molto, ebbe a dire: Il senso dello spettacolare integrato è che si è integrato nella realtà stessa man mano che ne parlava; e che la ricostruiva come ne parlava. […] Lo spettacolo si è mischiato ad ogni realtà irradiandola”.
Seppur, allo stato attuale, sia necessaria una depurazione ideologica del pensiero situazionista le parole di Debord suonano oggi come un’agghiacciante profezia.

“Il postino di Neruda”

aprile 2, 2008

Fintanto che circolano ancora libri cartacei, vorremmo segnalarvi questo classico della letteratura sudamericana che e` piaciuto molto a entrambe. Ambientato nella cilena Isla Negra, rifugio del poeta Pablo Neruda, racconta l`amicizia tra quest`ultimo e il suo postino. Il libro di Skarmeta e` un frizzzante dipinto della vita di un villaggio di pescatori negli anni `60, ma allo stesso tempo contiene una non troppo velata critica alla situazione politica cilena. Infatti la tranquilla vita di paese, come l`amicizia tra i due protagonisti, viene travolta dal crescente impegno politico degli isolani a seguito dell`elezione di Salvador Allende alla presidenza del Cile.

In contrasto con le tinte vivaci e solari della prima parte del libro, sul finale il paesaggio si fa cupo e disincantato, in evidente parallelismo con la fine dell`esperienza socialista partecipativa e l`inizio della dittatura militare.

Inoltre caso piu` unico che raro nel binomio letteratura/cinema, a nostro parere il film “Il postino” non tradisce le aspettative del lettore, grazie all`ambientazione nella splendida isola di Salina, e all`interpretazione di Massimo Troisi.

etcasa&salatini