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Maggio 24, 2008

 

Alla recente Fiera del libro di Torino è stato presentato il libro di Glauco Benigni intitolato Come sopravvivere a Youtube – Guida al sito più visto del mondo. Il libro è il primo tentativo in Italia di analizzare un fenomeno per molti versi straordinario, quello di un sito che prova in maniera completamente innovativa – dice l’autore – a prendere il posto della televisione. Gli fa eco Chad Hurley, capo di Youtube che afferma: “No, non vogliamo prendere il posto della tv, il nostro interesse è quello di rendere Youtube disponibile per il maggior numero di media possibili. Ora siamo negli iPod, nei cellulari Nokia, Lg, Motorola, nella Apple tv e, ovviamente, in Internet. Ma non ci poniamo limiti. Pensiamo che il fatto di poter essere visti ovunque, in qualsiasi momento, per due o tre minuti, sia la chiave determinante per il nostro successo futuro. Non siamo contro la tv, siamo integrati con essa, siamo complementari […] il modo in cui i nostri utenti usano il video è simile al modo in cui si usava la fotografia qualche anno fa. Il mezzo è cambiato, adesso c’è internet, ma l’idea di base è la stessa, condividere con gli altri un’esperienza positiva, un’immagine, un ricordo, un’idea. Se a questo si aggiungono pezzi di film, videoclip, spezzoni di programmi televisivi, la memoria collettiva diventa ancora più grande e condivisa”.

 

STORIA

 

L’azienda You Tube è stata fondata nel febbraio del 2005 da Chad Hurley e Steve Chen , che attualmente ricoprono rispettivamente i ruoli di Chief Executive Officer e di Chief Technology Officer. Sono diventati miliardari inventando un fenomeno da 100 milioni di video caricati, 20 milioni di visitatori al mese, 65 mila filmati aggiunti ogni 24 ore.

Come già detto, Mr Hurley, capelli lunghi e aria sbarazzina, è a capo di You Tube, e ha guadagnato nei primi venti mesi di attività 1,65 miliardi di dollari, provenienti anche dalla vendita dell’azienda a Google nel novembre del 2006.

Nonostante il breve tempo di attività You Tube è il sito web che presenta il miglior tasso di crescita ed è il quarto sito più visitato del mondo dopo Google, Msn e Yahoo.

Dopo che Chad e Steve, i due fondatori di YouTube, hanno venduto la propria società a Google, per l’incredibile somma di 1,65 miliardi di dollari (continuando comunque a lavorare in YouTube e mantenendo anche gli attuali 67 dipendenti), la loro vita è entrata in una specie di cassa di risonanza per cui tutti hanno iniziato a interessarsi a loro: come hanno fatto 2 ragazzi volenterosi a creare questo mostro di popolarità su Internet ? Basta una semplice idea geniale per diventare ricchi ? Di acquisizioni famose da parte di Google e di Yahoo ve ne sono a decine (addirittura anche una italiana di Alice con Segnalo), ma questa ha un suo fascino particolare. Alzi la mano chi non ha mai visto un filmato su Youtube o che non ha mai pubblicato un proprio video.

Ma oltre all’idea semplice e geniale, molti fattori hanno concorso al successo di questo progetto: la formula “all-free” (fino ad oggi non hanno mai incassato un dollaro per i video pubblicati) e la competenza tecnica dei 67 programmatori e uomini marketing, sono stati effettivamente essenziali. Ma come ha fatto YouTube a permettersi di mantenere il tutto gratuito per un anno e mezzo avendo a stipendio una settantina di persone ? Questo è merito di una società semi-pubblica che ha come obiettivo quello di fare da incubatore nei confronti di nuove aziende con nuove idee e di sostenerle al 100% economicamente e finanziariamente (si chiama Sequoia Capital e l’investimento su YouTube è stato di 11 milioni e mezzo di dollari), mettendo a disposizione soldi liquidi a fondo perduto per realizzare un’idea. Se l’idea va bene e si realizza, quotano l’azienda in borsa, e portano a casa enormi guadagni, altrimenti è stato solo un investimento andato a male. Sequoia quindi è una delle tante società Incubator che mette i soldi per le startup, ed è la stessa società che ha lanciato Google, Apple, PayPal, Yahoo, Oracle, Meebo e altre decine di aziende oggi leader.

Questa fusione ha portato al Fondo Sequoia, una plusvalenza di oltre 480 milioni di dollari, in meno di due anni. Considerando che Sequoia ha iniettato nell’impresa appena 11,5 milioni di dollari, è evidente come questa operazione si configura come una delle più grandi creazioni di valore nel mondo delle startup degli ultimi 5 anni.

Inoltre You Tube ha concluso numerose alleanze con fornitori di contenuti come CBS, BBC, Universal Music Group, Sony Music Group, Warner Music Group, Nba, Sundance Channel e molti altri.

 

TECNICA

 

In sostanza You Tube è un sito web che consente la condivisione di filmati tra i suoi utenti.

La tecnologia video del sito si basa su Flashpalyer 7 di Macromedia e utilizza il codec video Sorenson Spark H.263. Questa tecnologia permette a YouTube di mostrare video con una qualità comparabile a quella di molti altri player affermati (come Windows Media Player, RealPlayer o il QuickTime Player della Apple), che generalmente richiedono all’utente il download e l’istallazione di un plugin per il browser per visionare il video. Flash stesso richiede un plug-in, ma il plug-in del Flash 7 è generalmente presente approssimativamente nel 90% dei computer connessi ad Internet. È possibile usare in alternativa una versione recente di Gnash.

YouTube converte i video nel formato .FLV (Adobe Flash Video) dopo il caricamento (upload). L’estensione è in seguito tolta dal file. Esso è conservato in un sottodominio dal nome oscurato, in modo tale da rendere il ripping più difficile.

YouTube ufficialmente accetta video nei formati .WMV, .AVI, .MOV, .3GP e .MPEG.

Gli utenti possono inviare i video in molti formati comuni (come .mpeg e .avi). YouTube li converte automaticamente in H.263 (con l’estensione .flv) e li rende visionabili online. Flash Video è un formato popolare, il suo largo utilizzo è dovuto all’ampia compatibilità.

Il 18 giugno 2007 YouTube ha lanciato il proprio programma di video editing online, chiamato YouTube Remixer. Il programma permette agli utenti di modificare i propri video direttamente online. Esso si presenta come un’altra estensione dei servizi resi possibili grazie al Web 2.0.

 

POLEMICHE e CAUSE

 

Nella homepage del sito www.youtube.it c’è un link particolare in cui vengono elencati i termini d’uso per chi espone il proprio video, i quali costituiscono un accordo legalmente vincolante tra questi e Youtube. Molto importante è la parte in cui viene negato di pubblicare o caricare alcun video che contenga contenuto illegale per il  paese in cui si è residenti, o che sarebbe illegale per YouTube; in più non si deve caricare o pubblicare alcun video che sia soggetto a diritti proprietari di terzi (compresi diritti di privacy o diritti di pubblicazione). Lo stesso sito ha creato il Content Verification Program che ha il compito di filtrare i filmati.

 Nonostante ciò YouTube viene spesso sommerso di polemiche a causa di video trasmessi e poco graditi dai navigatori.
Nella miriade di filmati che ogni giorno vengono visualizzati sul sito, è probabile che ci siano video girati da un gruppo di navigatori “da non imitare”.
I bulli hanno trovato in YouTube un valido alleato per vantarsi delle propria gesta e mostrare a tutti la violenza esercitata su ragazzi affetti da handicap o su giovani ragazze e ragazzi indifesi. In America li chiamano cyber bulli. È la generazione di ragazzi che pubblicano su you tube i video in cui picchiano amici più deboli, che inviano alla loro tribe ripetutamente sms intimidatori o di scherno, che rubano foto scattate con il telefonino e le diffondono senza nemmeno la consapevolezza di violare l’altrui privacy.

Molti hanno denunciato il non funzionamento del Content Verification Program e la reiterata presenza online di materiale video sotto copyright. Lamentano che YouTube non metterebbe in campo alcuna misura preventiva per evitare che gli utenti possano mettere online materiale protetto. Nonostante Google abbia predisposto uno strumento di segnalazione dei filmati al fine di praticare un intervento censorio sui contenuti sotto copyright, il funzionamento di tale strumento non avrebbe trovato rispondenze nella realtà e dunque andrebbe a costituire un semplice intervento di facciata privo di reale utilità.

Infatti in molti hanno fatto causa al sito, dagli animalisti (per un filmato dove viene torturato un pesciolino rosso) al cantante Prince (che è stato il primo artista a fare causa a Youtube per come vengono pubblicati e trattati i video delle sue performance). Lo staff del sito ha poi rimosso sia il video contestato dagli animalisti, sia 2000 video di Prince.

Ma la lista degli scontenti è ancora lunga: la ex moglie del calciatore Ronaldo, Daniella Cicarelli, ha fatto causa per un video in cui si lasciava andare a tenere effusioni sulla spiaggia col “fenomeno”.

Il National and Legal Policy Center, un gruppo no-profit che non è legato in alcun modo alle case editrici o alle major, ha lamentato la presenza di almeno 300 film piratati in versione integrale che tutti insieme sono stati visualizzati 22 milioni di volte. Si tratta di materiale popolare come Shrek Terzo, Ocean’s Thirteen e The Bourne Ultimatum.

L’emittente televisiva Fox ha citato in giudizio YouTube per la diffusione di quattro episodi pirata della serie 24, telefilm di genere thriller. Un reato perpetrato in rete anche a danni di un’altra serie famosa a tutti, I Simpson, di cui sono stati diffusi ben 12 puntate

 Inoltre contro Google, proprietario e responsabile delle attività YouTube, pende una class action firmata da una parte dalla Football Association Premier League Limited (alias “Premier League”, la Serie A di calcio inglese) e dall’altra dalla produzione musicale indipendente di Bourne (statunitense). Entrambe le parti puntano il dito contro YouTube contestando i molti materiali protetti da copyright presenti sull’archivio. Viene contestato che YouTube non metterebbe in campo alcuna misura preventiva per evitare che gli utenti possano mettere online materiale protetto.

Anche la Lega Calcio Francese e la Federazione Francese del tennis hanno deciso di unirsi alla causa; così come la NMPA, l’associazione delle edizioni musicali americana, assieme alla Rugby Football League, all’autore Daniel Quinn e alla Finnish Football League.

Il conglomerato dei media Viacom, che ospita marchi come Mtv e Paramount, ha chiesto a Google di togliere dal database più di centomila clip che erano stati caricati senza autorizzazione e in più ha chiesto il risarcimento di circa un miliardo di dollari.

Questo è un piccolo campione rispetto al mare di cause che pendono su Youtube. Da sempre infatti sul sito di videosharing vengono uploadati e pubblicati senza controllo video contenenti materiale protetto da diritto d’autore (siano essi pezzi musicali o estratti da film), con la relativa e giustificata protesta dei legittimi detentori di tali diritti. Protesta che spesso trova sfoghi molto onerosi nelle aule di tribunale.

 

NUOVA ERA  ?

 

Ovviamente dal sito vengono rimossi i filmati contestati, ma ora sta iniziando quella che probabilmente è una nuova era nella quale lo staff cerca di normalizzare una situazione di fatto insostenibile; un esempio lampante è l’accordo siglato assieme ad una delle associazioni che detengono i diritti per i brani di molti importanti autori britannici. Così almeno per i 50.000 artisti rappresentati dalla Mcps-Prs Alliance (una delle più grandi società che riuniscono autori, editori e performer del Regno Unito), non ci sarà più motivo di protesta e chiunque potrà utilizzare liberamente i loro brani. Il sistema di retribuzione che YouTube si impegna ad attuare funziona tramite il calcolo dei minuti effettivamente visualizzati (e quindi ascoltati) dei brani in questione, quindi più un video contenente un certo pezzo musicale è visualizzato e più grande sarà la fetta di introiti che spetterà all’artista in questione. Gli introiti sono una tariffa flat che YouTube si impegna a versare alla società editrice (assieme al report su quanti hanno ascoltato cosa) che poi si incarica di operare la divisione. Quale sia l’ammontare della cifra forfettaria non è stato ancora rivelato. La parte più dura tuttavia sarà mettere a punto un sistema per identificare i brani contenuti nei video (che spesso sono dei sottofondi) e calcolarne i minuti di visualizzazione e quindi ascolto. Una tecnologia alla quale YouTube sta lavorando da tempo.

 

 

 

 

 

 

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