Wikipedia, limiti noti e nuovi sviluppi

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Vorrei dare inizio alla collaborazione a questo blog segnalando un interessante riflessione sull’ enciclopedia libera e su alcune implicazioni dell’ utilizzo dei software Wiki pubblicata sul numero di aprile di Le Monde diplomatique.

L’ articolo, firmato dal ricercatore francese Mathieu O’Neil – già autore dello studio Cyberchiefs : autonomy and authority in online tribes – sottolinea come l’ apertura della produzione indipendente in rete ai non-specialisti caratteristica del Web 2.0 abbia rivoluzionato l’ idea tradizionale di competenza, con conseguenze qualche volta nefaste, ma abbia anche aperto la strada a nuove possibili forme di impegno politico.

Entrambi gli aspetti messi in luce nell’ analisi sembrano trarre origine dalla considerazione che i progetti online attuali si sviluppano in opposizione ai detentori tradizionali dell’ autorità. Come sostituire allora il classico concetto di competenza fondato su un’ identità professionale legittimata da un’ istituzione, se le informazioni vengono prodotte e veicolate indipendentemente da qualunque autorità statale o commerciale ?

O’Neil, rievocando le parole del fondatore dell’ enciclopedia libera Jimmy Wales, individua così la nuova incarnazione dell’ idea di competenza in un “processo” e non più in una persona, ovvero nell’ aggregazione di molteplici punti di vista – sempre ed immediatamente discutibili e contestabili -, insomma in quella che Wales ha definito la “saggezza della folla” : lo stesso modello di sviluppo su cui sono basati altri social media di successo.

Ma se la peer production garantisce, insieme ad un alto numero di partecipanti, un elevato livello di qualità informativa, ciò non toglie che il modello di reclutamento che dà vita a Wikipedia comporti una serie di punti deboli generati da quelle stesse caratteristiche che ne hanno decretato il successo : la questione dell’ inclusione degli articoli, innanzitutto, che sembra dipendere da criteri soggettivi e discutibili – la “rilevanza” – ; i possibili conflitti di opinione ; l’ anonimato, che apre la strada a qualsiasi manipolazione interessata o maliziosa ; i sabotaggi ; buoni ultimi, anche i possibili effetti negativi che il culto del “nobile dilettante” può produrre sul sistema dei media e degli editori istituzionali.

Isomma, conclude O’Neil, se la mancanza di rigore finisce per essere così problematica, perché non darsi, nell’ ottica di questo rinnovamento della cultura di massa, un obiettivo più politico che scientifico ? Dopotutto Wikipedia, con la capacità del proprio software di coordinare tanti entusiasmi individuali, non è che l’ interfaccia di un’ organizzazione del tutto originale in cui la flessibilità delle condizioni d’ accesso e l’ ampio margine di autonomia offerto sono in grado di motivare con successo l’ impegno dei partecipanti in progetti cooperativi emergenti.

La speranza conclusiva dell’ autore è che la scommessa di riuscire a trasferire questo modello all’ esterno della sfera digitale venga in qualche modo raccolta ; da qualcuno che abbia qualche idea, aggiungo io.

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