Archive for luglio 2009

Free-lance, not free.

luglio 20, 2009

Pablo Trincia, classe ’77, laureato a Londra in Studi Africani e baciato dalla fortuna di compiere diversi viaggi di studio/piacere in Africa e Asia, torna in Italia e comincia a fare il giornalista. Oggi vive a New Delhi, da dove scrive per diversi quotidiani e settimanali.

Dal blog Asian Express ( http://www.lastampa.it )

9 – 4 – 2009

L’altro giorno mi sono sentito al telefono con Maria, 30 anni, un’amica-collega giornalista. Si parla del più e del meno – come stai, che combini, ecc. ecc. – e inevitabilmente si finisce a parlare di lavoro. Anche lei, suo malgrado, è freelance, e anche lei fa fatica a mettere insieme la colazione con il pranzo (la cena ormai è solo un miraggio).

(breve curriculum vitae di Maria: giornalista professionista, laurea a pieni voti in storia contemporanea, master in giornalismo, alcuni stage in giornali stranieri, ottima conoscenza di inglese e francese).

A un certo punto, la conversazione fa più o meno così:

Io – “Beh, con chi stai collaborando?”
Lei – “Con una testata nazionale, *******”
Io – “Ah, bene!”
Lei – “No, mica tanto, la paga è da schifo!”
Io – “In che senso? Quanto ti pagano ad articolo?”
Lei – “No, guarda, mi vergogno a dirtelo..”
Io – “Ma figurati! Quanto ti daranno, 50 euro a pezzo?”
Lei – “Eeeehh???? Magaaaari!!
Io – “Oh Gesù…..30?”
Lei – “Ma scherzi? Mi pagano esattamente 13 euro ad articolo. Netti, per fortuna”

13 EURO AD ARTICOLO
. Roba dell’altro mondo. Nemmeno i pezzi della cronaca locale della valle di Kathmandu vengono pagati così poco. E a chi? A una persona che ha studiato, collaborato con più giornali, girato il mondo. Certo, si dirà, nessuno ti obbliga a scrivere pezzi a 13 euro (ecco che pezzo scriverei io al posto suo, se fossi pagato quella cifra: ………………..………………..………………..………………..………………..………………..………………………..
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Fanno 13 euro, grazie.) Ma a volte la frustrazione prende il sopravvento. Un giornalista che non scrive è come un panettiere senza forno, un tassista senza macchina, un pescatore senza reti: si sente inutile, fragile e depresso. E si aggrappa anche all’articoletto settimanale pagato uno schifo. Spero che quel giornale almeno abbia il coraggio di dichiararlo ai propri lettori, magari con un appunto in fondo al pezzo. “Gentili signori, questo articolo ci è costato solo 13 euro, perché è questo il valore che diamo al lavoro dei nostri collaboratori, non importa quanto qualificati”. Chissà quanta gente lo comprerebbe, il giorno dopo. Io, no di certo.

Di storie come queste ne sento ogni giorno. Amici che collaborano da paesi lontani con importanti testate nazionali, che si vedono all’improvviso ridotto il già esiguo compenso senza alcuna spiegazione. O che smettono direttamente di ricevere telefonate dal caporedattore di turno. Ok, c’è la crisi. Ma questo è un problema più vecchio della crisi.

E dunque, se siete lettori di uno o più giornali:
Sapevate che molte delle riviste che acquistate in edicola sono “fatte” da giornalisti freelance?
Sapevate che quel bell’articolo che avete appena letto è costato lunghi giorni di lavoro, ricerca e spese di varia natura, e che chi l’ha scritto verrà pagato appena 200 0 300 euro (o 13, come la nostra Maria)?
Sapevate che 9 volte su 10 gli articoli di un singolo collaboratore vengono retribuiti allo stesso modo, che vengano scritti da casa o dalle giungle del Bengala? O che l’articolo tratti di Al Qaeda o di Paris Hilton?
Sapevate che – proprio per questo motivo – molti di noi hanno cominciato a domandarsi se non sia più conveniente raccontare il mondo stando seduti comodi sul divano (orrore!!!), invece di andare 4-5 giorni chissà in quale posto sperduto, perché questo non dà più alcun valore aggiunto, anzi, toglie tempo e soldi al compenso finale?

E infine:
Sapevate che il valore dell’informazione, uno degli elementi su cui si basa la società di oggi, precipita giorno dopo giorno?

Dopo aver pubblicato questo post, ricevo il messaggio di un’altra collega, Maria Francesca:
“Esco (o forse ci sono ancora dentro, visto che un’alternativa è praticamente inesistente) da sette anni di collaborazione con una testata provinciale prima e regionale dopo: entrambe pagano i pezzi 4 centesimi a riga pubblicata. Totale a pezzo: da 1 a 2 euro, a seconda di come il redattore illuminato lo sistema in pagina. Il fattore qualità, che l’articolo sia stato o no scritto coi piedi, viene assolutamente ignorato. Sono una giornalista pubblicista laureata in lettere col massimo dei voti. Questo è il giornalismo in Calabria.”

pablo_trincia@yahoo.co.uk

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