“Imagine a world without fish”

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Secondo Rupert Murray, mantenendo i ritmi attuali, tra meno di quarant’anni il mare rimarrà privo di pesci. Il suo film “The end of the line” sta facendo molto discutere e, insieme agli altri due eco-docufilm “The Cove” e “Food, inc.”, sta rimbalzando nel web, utilizzando Facebook, ormai divenuto (purtroppo) luogo esclusivo di autocelebrazione, quale canale principale per promuovere la propria battaglia. “The Cove”, di Louie Psihoyos, denuncia il massacro di delfini che ogni anno, da settembre a marzo, insanguina le acque di Taiji, paesino di pescatori a sud-ovest di Tokyo.  “The end of the line” (premiato al Sundance festival) denuncia lo sfruttamento sconsiderato dei mari, mentre “Food, inc.” (pellicola diretta da Robert Kenner in coproduzione con l’autore di “Fast food nation” Eric Schlosser) invita a riflettere su ciò che mangiamo, esplorando la grande industria alimentare statunitense che non si cura né dell’ambiante, né della salute dei consumatori.

Chissà che questi film non riescano a racimolare qualche manciata di pubblico in più servendosi dei social network; il problema sta poi nel mutare l’attenzione che si ha nel virtuale in qualcosa di reale, palpabile, qualcosa che non rimanga “fluttuante e invisibile”, ma che si concretizzi. In caso contrario possiamo pur cominciare a cercare un pianeta alternativo sul quale rifugiarci, magari creato unicamente da successioni di 0 e 1.

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