Archive for maggio 2010

Un computer come un gatto

maggio 31, 2010

I ricercatori dell’Università del Michigan stanno progettando dei computer in  grado di “pensare” come un gatto: da alcune ricerche è infatti emerso che il cervello di un gatto riconosce un oggetto in modo molto più rapido rispetto ad un normale computer e lo fa con un consumo energetico contenuto. 

Il team del Professor Wei Lu  ha costruito un “memristor”, una sinapsi artificiale collegata ad una coppia di comuni microchip, che è in grado di funzionare nello stesso modo in cui funzionano due neuroni uniti da una sinapsi: l’elemento base di un cervello capace di ricordare e imparare. Il gatto è più veloce e “consuma meno”: sarà proprio questo dunque l’obiettivo dei ricercatori. 

“Stiamo provando ad assemblare un computer proprio come la natura costruisce un cervello” afferma Wei Lu. Oggi il computer più potente del mondo raggiunge certi obiettivi (per esempio calcolare il percorso che separa il divano dalla ciotola della pappa) ragionando come un gatto, ma circa 83 volte più lentamente.

Nel cervello dei mammiferi le sinapsi che uniscono i neuroni agiscono come interruttori che formano migliaia di collegamenti tra le diverse zone del cervello. In un computer invece le funzionalità sono dislocate in zone diverse del circuito e ogni processore è collegato solo a quelli vicini. Ciò fa sì che il computer possa elaborare le istruzioni solo in sequenza, una dopo l’altra, mentre il gatto riesce a fare più operazioni simultaneamente e con maggior velocità. 

Secondo Wei Lu un cervello artificiale (fatto col sistema circuito-memristor-circuito) dovrebbe avere capacità cerebrali e rapidità di pensiero di un gatto: dovrebbe essere in grado di apprendere, ricordare e saper adattare le proprie scelte alle condizioni dell’ambiente esterno.

www.focus.it

Annunci

Come scoprire chi entra nel nostro profilo Faceboook

maggio 27, 2010

Capita spesso a chi è iscritto a  Facebook di ricevere una mail in cui viene richiesta a gran voce la possibilità di scoprire chi visita il proprio profilo. Sinceramente la ritengo una cosa stupida… voglio dire, sei tu ad aggiungere i contatti pertanto sai che chiunque di questi può entrarti nel profilo… Tuttavia qualche giorno fa leggendo un periodico specializzato in internet e tecnologie varie, ho trovato un articolo interessante a riguardo. Cosciente che l’utente medio di Facebook non leggerebbe mai nulla al di fuori delle pagine dello stesso social network, ritenevo interessante pubblicare le parti salienti dell’articolo. Mi scappa da ridere perchè penso che se anche pubblicassi questo post de “IMInotauri” direttamente su Facebook, le stesse persone interessate a scoprire chi visita il proprio profilo, non lo leggerebbero ugualmente. Alla fine non contiene ne foto di calciatori, ne seni di veline, ne massime qualunquiste intrise del peggior squallore etc etc. Anzi ho proprio deciso di pubblicarlo sul mio profilo per vedere se la mia tesi regge…comunque…

“Le regole di Facebook impongono serie di restrizioni che non consentono di tenere d’occhio chi visita il nostro profilo. Insomma, che fare se dobbiamo tenere sotto controllo l’interesse di un amico o amica, nei nostri confronti?”1

L’articolo spiega passo passo tutto quello che è necessario fare a riguardo. Io l’ho fatto, non per scoprire interessi particolari di persona alcuna, ma per verificarne la veridicità. Funziona. Qua sotto riporto i vari passaggi che  bisogna fare per installare quello che a tutti gli effetti è un contatore:

1) Entriamo nel nostro account Facebook e, nella casella Trova persone, digitiamo la stringa profile HTML. Una volta che compare la scheda dell’alicazione omonima, clicchiamoci sopra. Giunti nella rispettiva pagina, clicchiamo su Vai all’applicazione e, quindi, su Consenti. Il primo passo verso l’obiettivo è stato fatto.2

2) Eccoci nela schermata principale di Profile HTML. Clicchiamo sull’etichetta Profile Box, se questa non è già selezionata e copiamo[togliendo quelle già presenti]  le seguenti istruzioni: <img src=”http://contatore.sviluppa.it/counter.exe?page=facebook.com&face=verdana&amp; textcolor=FFFFFF&align=center&ptsize=08&bgcolor=92002c&border=0&bmp=1″> Clicchiamo su aggiungi al profilo [mettendo il flag anche su add to code library]3

3) Clicchiamo su aggiungi e, nel box visualizzato, su Keep. Adesso il box di Profile HTML è inserito nel nostro profilo, nella colonna di sinistra. Ora, dal nostro account Facebook, selezionaiamo in alto a destra il menu Account-Impostazioni applicazioni. Clicchiamo sulla voce Modifica impostazioni relativa a Profile Html. E adesso pensiamo alla privacy.4

4) Agiamo sul menu Privacy e selezioniamo Personalizza. In Rendi visibile a – queste persone scegliamo Persone specifiche. Quindi, più in basso, nella casella Inserisci un nome o una lista, specifichiamo il nome del contatto da tenere sotto controllo. Infine, per salvare il tutto, clicchiamo su Salva Impostazione e poi su OK.5

5) A questo punto, ogni volta che il contatto specificato nel passo precedente visita il nostro profilo, il contatore è incrementato.6

La prima volta che l’ho installato mi ero scordato di salvare la pagina in cui bisogna copiare la stringa in Profile Box. Mi è stato bastevole cliccare sul riquadro a sinistra nel mio profilo in cui era comparso Profile HTML per tornare nella pagina stessa e salvare la stringa. Quello che compare dopo aver selezionato il contatto da tenere sotto controllo, è un contatore porpora piccolino. A ogni ingresso nel nostro profilo della persona selezionata, il contatore sale di numero.

1,2,3,4,5,6: WEB idea Maggio 2010, Pag 31

Android 2.2 ci prova ancora

maggio 26, 2010

Mentre 116 mila studenti dell’Argentina e dell’Uruguay si stavano organizzando su Facebook per bigiare questa mattina la scuola, Google ha presentato la nuova versione del suo sistema operativo mobile: Android 2.2, alias Froyo.
Le novità del piccolo robottino verde riguardano un po’ tutti gli aspetti del sistema operativo, dalle funzionalità alle performance, dal web browsing all’integrazione con la cloud di Google, dagli strumenti dedicati agli utenti business al supporto a HTML5 e altri standard del Web.

L’hype che attornia Froyo non è certo paragonabile a quello di iPhone 4G, ma le novità e le migliorie, che riguardano semplicemente l’aggiornamento della versione di Android (Eclair), sono numerose e importanti, forse persino degne di una release 3.0. Android 2.2 è destinato a cambiare l’esperienza d’uso degli utenti molto più di quanto abbiano fatto le precedenti versioni 2.x nei confronti di Android 1.6 (Donut).

L’interfaccia grafica utente (GUI) rimane pressochè la stessa di Eclair: la Home (il “desktop” di Android) conserva una configurazione a cinque pagine e la stessa grafica della precedente, ma sul bordo inferiore dello schermo ora ci sono, oltre al pulsante “dot matrix” per richiamare il menù delle applicazioni, anche i pulsanti Telefono e Browser: a differenza delle normali scorciatoie (shortcut), i due pulsanti integrati restano visibili in tutte le schermate della Home. In più c’è il tips widget, un assistente che aiuta l’utente a configurare la Home mediante messaggi pop up, e la possibilità di sbloccare il telefono inserendo un PIN alfanumerico.

Google ha inoltre confermato che Froyo è dalle due alle cinque volte più veloce rispetto ad Eclair, grazie all’implementazione di un compilatore Just-in-Time (JIT). Come si evince dal test Sunspider, Froyo migliora anche le performance nella navigazione dei siti Web 2.0: stando a Google, qui l’incremento è di un fattore 2 o 3. Il merito questa volta va attribuito al rinnovato motore JavaScript alla base del browser di Android, motore che di fatto è la trasposizione in chiave mobile del V8 alla base di Chrome e grazie alla presenza di Flash Player 10.1.

La maggiore novità è data dalla nuova API Cloud-to-Device, che porta le classiche notifiche push ad un nuovo livello, consentendo a un utente o a una web application di interagire direttamente con un dispositivo Android: ad esempio per inviare comandi che aprono un’applicazione e le trasmettono dei contenuti, per inviare automaticamente degli avvisi via Web al verificarsi di un certo evento, per scattare foto con la fotocamera del dispositivo in modalità remota e molto altro ancora.

Inoltre il client per lo store di Google integrato in Android metterà a disposizione due funzionalità di cui molti power user sentivano la mancanza: un sistema di aggiornamento automatico, che agisce in background, e il pulsante Aggiorna tutto, che permette di aggiornare in una volta sola tutte le applicazioni per cui sia disponibile un update.

Android 2.2 supporterà nativamente la condivisione della connessione 3G via tethering USB o via routing WiFi. In Android 2.2 è stata parzialmente rinnovata l’interfaccia della fotocamera, che ora rende più agevole impostare gli scatti senza usare due mani.

Di particolare importanza per le aziende il nuovo Android fornisce nativamente il supporto a Microsoft Exchange e alle relative funzionalità di sincronizzazione, inoltre consente agli amministratori di sistema di cancellare le memorie di un dispositivo da remoto, di impostare il numero minimo di caratteri per le password e di configurare la funzione di auto-blocco dello schermo.

Google ha detto che Android 2.2 verrà distribuito agli utenti di Nexus One sotto forma di aggiornamento over-the-air “entro poche settimane”. Tra i primi smartphone di terze parti a ricevere questo update vi sarà probabilmente il Motorola Droid, che secondo le indiscrezioni verrà aggiornato a Froyo entro la fine di giugno. HTC dovrebbe portare la nuova versione di Android su tutti i modelli di smartphone Android commercializzati quest’anno.

http://punto-informatico.it/

Fenomeno di Facebook

maggio 25, 2010

Allora, qual è il fenomeno di Facebook? Blake Chandlee, vice presidente Facebook al convegno “Facebook Now” 12.01.2010r organizzata. a Varsavia, ha dichiarato che Mark Zuckerberg (fondatore a 25 anni e CEO di Facebook, Inc.) e un altruista e visionario, e quindi l’unicità del sito. Strategia di Zuckerberg fin dall’inizio concentrata sulla prospettiva dell’utente, come il fattore principale che determina lo sviluppo del servizio. A differenza di altri siti di social networking, che si è maggiormente incentrato sul fare soldi e creare un mercato stabile nel suo significato tradizionale. Come si è scoperto che Zuckerberg aveva ragione, perché le categorie di pensiero membro della comunità, non il “manager”, ha fatto in soli diversi anni, utenti di altri, già ben sviluppato i siti delle società, migrato a facebook, e soprattutto ci sono lì per sempre.
Alla base della nascita di siti di social networking è la necessità di appartenere a un gruppo di individui con un profilo specifico.
Facebook, tuttavia, è stato il primo servizio, che ha introdotto la funzionalità del muro come una comunità integrale. Le implicazioni di questa mossa sono enormi – il fatto che tutte le azioni dell’utente all’interno del servizio – mettere dalle foto, dai suoi commenti dopo le voci e le riflessioni, sono visibili a tutti i suoi amici ad accrescere notevolmente il coinvolgimento degli utenti nel servizio. Se si aggiunge alla serie di attività, che fin dall’inizio Facebook mette a disposizione, come il numero illimitato di foto che gli utenti possono archiviare e condividere con i tuoi amici in servizio, descrivere le immagini di funzionalità interattive (chiamati “tag”), la possibilità di caricare video commentando le attività di altri utenti – il tutto come un pacchetto, dall’inizio del servizio gli utenti hanno dato qualcosa che non ha dato nessun altro servizio della comunità – la possibilità di partecipare a pieno titolo nella comunità interattiva.

Google salvera i giornali (forse)

maggio 24, 2010

Curiosando in edicola sono stato attirato dall’articolo in copertina dell’Internazionale del 21/27 maggio 2010. James Fallows, corrispondente nazionale dell’Atlantic, è partito da una considerazione ormai celebre ovvero che Google sta uccidendo i giornali. Si è rivolto così a Hal Varian, capo economista di Google, il quale fa notare che il numero degli abbonamenti per famiglia è in calo non solo da quando è nata la sopracitata azienda di Mountain View, ma già dalla fine della seconda guerra mondiale. Prosegue Fallows riportando che “nel 1947, negli Stati Uniti si vendevano in media 140 copie di quotidiano ogni 100 famiglie. Oggi se ne vendono meno di 50 e nel corso degli anni il calo è stato graduale e progressivo. Se Google non fosse mai stato inventato molti altri fattori avrebbero comunque creato grossi problemi ai giornali: il cambiamento di abitudini dei pendolari, la nascita delle tv che trasmettono notizie 24 ore al giorno, i siti d’informazione online e i mutamenti dello stile di vita in generale”. I vertici dell’azienda, soprattutto l’amministratore delegato Eric Schmidt, sono convinti che “l’obiettivo debba essere inventare un nuovo modello commerciale in grado di sostenere il giornalismo professionale. Ciò è essenziale se non vogliamo che il crowdsourcing – il contributo volontario dei cittadini , che ha già profondamente modificato il mondo dell’informazione – diventi la nostra unica fonte di notizie. […] Chi lavora nei giornali discute ancora se i lettori saranno mai disposti a pagare per le notizie online. A Google questo dibattito non interessa poiché le persone finiranno per pagare in un modo o nell’altro. E’ più importante analizzare cosa far pagare e come”. Insieme a Josh Cohen, Fallows procede in una diagnosi del problema del sistema dell’informazione. Si è tutti d’accordo col dire che sta succedendo qualcosa di “epocale” e la causa più ovvia è la perdita degli annunci economici, che costituivano tra il 30 e il 40 per cento degli introiti dei giornali e che sono stati assorbiti dal web. Le persone che usano il prodotto sono sempre di meno e questo fa diminuire gli inserzionisti: scompaiono sia gli annunci economici sia le pubblicità più redditizie, quelle di automobili, banche, linee aeree. L’80 per cento delle entrate viene dalla pubblicità, e la pubblicità se ne sta andando. Nella speranza di mantenere in vita questo modello commerciale, molti giornali hanno deciso di regalare online le stesse informazioni. Ciò ha creato una generazione di lettori che non è più abituata a leggere sulla carta e si è convinta che l’informazione debba essere gratuita. “I giornali non si sono mai arricchiti con le notizie” afferma Hal Varian. “Il giornalismo serio, come quello dei reportage dall’Afghanistan, non si è mai finanziato da solo. A coprire i costi dei giornali sono sempre state le sezioni dedicate alle automobili, alle vendite immobiliari, ai viaggi, al giardinaggio e alla tecnologia, in cui gli inserzionisti potevano rivolgersi a un target mirato”. Internet ha rivoluzionato questo sistema. Perché comprare un giornale quando si possono trovare le notizie immobiliari più aggiornate su Zillow, le offerte di viaggio più convenienti su Orbitz e gli orari dei cinema su Yahoo? Google ha scorporato tutto. Permette agli utenti di trovare esattamente l’articolo che vogliono leggere, invece di comprare il giornale che ha pagato per il lavoro del giornalista che ha scritto l’articolo. Permette agli inserzionisti di raggiungere esattamente il cliente che stanno cercando, senza dover rivolgere pubblicità a tutti i lettori.
Fallows ha chiesto nell’intervista qual è secondo loro lo stato di salute della stampa e quasi tutti han detto più o meno la stessa cosa. “C’è un rapporto simbiotico profondo tra Google e le fonti di informazione autorevoli. Google aiuta le persone a trovare i contenuti. Non sono loro a produrli. Se i contenuti sono buoni, le persone continueranno a cercarli”. Secondo Chris Gaither, manager delle comunicazioni per Google, “è importante rendere accessibili le informazioni. Ma naturalmente è difficile farlo se nessuno le crea. Quindi risolvere i problemi del settore è nostro interesse”.
Google si sta impegnando in progetti cosiddetti “beta permanente”; l’ azienda di Mountain View attua la sperimentazione continua ma ciò è inconcepibile per la maggior parte dei giornalisti poiché i giornali e le televisioni sono relativamente statici, e l’espressioni stessa “corporazione dei giornalisti” evoca il tradizionalismo della categoria.
Infine Fallows ha chiesto a tutti gli intervistati di fare una previsione su chi ci fornirà le notizie tra dieci anni. Molti han risposto che la maggior parte delle testate di domani saranno le stesse di oggi. In più oggi ci sono i blogger e i video giornalisti. Se la prospettiva è quella di una trasformazione continua le cose andranno meglio. Ma richiede quella disponibilità alla sperimentazione permanente che Google predica e che è la vera tradizione del giornalismo.

Steam approda su Mac

maggio 14, 2010

Da pochi giorni la piattaforma di digital delivery dedicata ai videogames Steam è diventata compatibile con i sistemi operativi dei  computer di casa Apple. Finalmente i possessori di Mac, spesso bistrattati dalle software house, potranno intrattenersi giocando ai titoli ideati  per sistemi Windows.

Steam, progetto della software house Valve, è in funzione dal lontano 2003, e in questi sette anni ha raggiunto 25 milioni di account. La piattaforma contiene circa 1000 videogiochi (60 per Mac)  scaricabili a prezzi più che ragionevoli. Una volta acquistato il titolo, Steam inizierà a scaricarlo e lo registrerà sulla piattaforma. A questo punto l’unico pensiero dell’utente sarà quello di giocare, perché Steam penserà a mantenere aggiornato il gioco e correggerà evenetuali errori, notificandoli periodicamente. I prezzi ridotti, ovviamente, derivano dalla mancanza di supporto “fisico”, quindi il dvd del gioco, la scatola, il manuale d’istruzioni, ecc… Su Steam tutto è digitale!

Inoltre, agli appassionati di giochi online multiplayer, Steam fornisce una chatline in modo da “incontrare” i propri amici, virtuali e non, sui server dedicati al gioco cooperativo e fornisce uno spazio virtuale, una specie di blog, in cui sono contenuti tutti gli obiettivi, le medaglie, di cui si è fregiato l’utente durante le ore di gioco.

Valve spera di bissare il successo di Steam per quanto riguarda i sistemi Mac, ma probabilmente gli utenti si saranno posti alcune domande riguardo la compatibilità dei prodotti e  i requisiti minimi hardware per caricare i giochi, sempre più esigenti di accellerazione grafica.

Secondo i piani di Valve – anche se adesso sembra solo una voce di corridoio – Steam aprroderà presto su sitemi Linux. L’apertura a Mac e la prossima apertura a Linux  potrebbero detronizzare Windows come unico sistema operativo capace di caricare i giochi mainstream, con grande gioia del mondo dei videogiocatori.

Altri temi del corso

maggio 12, 2010

Oltre a quanto pubblicato in altro post in Appunti (datato 26 maggio 2007), segnalo come argomenti trattati:

video virale

flash mob

GIS (Geographical Infgormation System)

Content Management

dalla tv analogica alla tv digitale (sofa, desk, hand tv) segnalo a questo proposito il  Rapporto 2007 del Politecnico di Milano “Televisioni digitali: le nuove sofa tv… e non solo”

tutti questi argomenti possono essere comodamente approfonditi in rete

MB