Se la star dei giornali va sul web

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Vorrei segnalarvi l’articolo di Lucia Annunziata pubblicato su La stampa del 24 Maggio. Purtroppo non è disponibile per la versione web, questo estratto è stato copiato dalla Professoressa Milan e pubblicato il 2 Giugno sul blog Giornalismo riflessivo.

“[….] L’idea che l’epoca delle grandi firme, dei Grandi Giornalisti, sia arrivata alla sua fine. Una idea affiorata sulle acque di quel meraviglioso fiume dell’innovazione tecnologica che ha cambiato la nostra vita, lo splendente flusso delle notizie h24, le dirette, i satelliti, la banda larga, la immediatezza del luogo-non luogo. Che bisogno c’è di giornalisti, quando abbiamo la possibilità di stare ovunque, sempre, con un semplice click? La domanda riecheggia da anni nelle nostre redazioni, e finora è sempre più o meno finita nei seminari sull’informazione di cui il mondo è pieno. E lì sarebbe rimasta, se la caduta economica a picco del settore dell’editoria (tra gli altri) non l’avesse recuperata come il Santo Graal. Oggi l’editoria internazionale, in testa l’imprenditore dalle uova d’oro Rupert Murdoch […], vuole passare su Internet, e vuole far pagare i contenuti. Il ragionamento funziona più o meno così: le notizie sono più o meno le stesse, prodotte da un alveare operoso ma senza nome dei vari media, e saranno dunque inevitabilmente gratis. Altro sono i contenuti e questi si faranno pagare. Dunque meno giornalisti per lavorare al corpaccione unico delle news generali, e poche pepite d’oro da far pagare care. Se si aggiunge al costo finale l’assenza della carta, con tutti gli enormi benefici anche per la «sostenibilità» (altra parola da «seminario»), voilà. A parte la complicata distinzione fra contenuti e notizie che ha già dato vita a una disputa annosa e non meno divisiva di quella sulla essenza del corpo di Cristo fra Ario e Atanasio, la domanda rimane sempre la stessa: ma che razza di contenuti sono questi da spingere a comprare in una rete gratuita e zeppa di notizie un particolare accesso a una particolare testata? Fino ad oggi nel mondo ci sono vari esempi di successo online. L’informazione economica, che è assolutamente necessaria, di Bloomberg, dei servizi speciali del Ft, o di Economist o di WSJ, e che riesce, in parte, a farsi pagare. Nell’informazione politico-generalista, ci sono esempi di altissimo livello, come «politico.com», da tutti guardato come esempio: ma anche questo sito, pur fatto da superfirme superpagate, al momento per sfidare Washington Post e New York Times rimane gratuito. Per farci pagare l’accesso al Web avremo dunque bisogno di offrire grandi cose. Notizie esclusive (scoop, si diceva quando eravamo ingenui)? Le analisi migliori? Storie senza pari? Risate irripetibili? Informazioni senza le quali non possiamo uscire? Qualunque di queste cose sia, per essere acquistate dovranno essere, appunto, uniche, irripetibili, migliori, senza pari, impossibili da ignorare. E chi farà questi strepitosi «contenuti», se non strepitosi giornalisti? […]”.
Lucia Annunziata

giornalismoriflessivo.blogspot.com

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