Tv giustiziera di sé stessa

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Volevo rispondere a Matteonose85 (Streaming e IPtv: i giustizieri della tv) ma mi sono dilungata e credo che questo formato sia più congruo.

Se pensiamo che con il passaggio al Dtt in Sardegna (switch off definitivo il 31 Ottobre 2008) più del 3% della popolazione ha assistito inerte alla morte nera della scatola (non “aggiornandosi” con decoder o iDtv) e 200 mila famiglie, regolarmente assolventi del canone Rai, per mesi, non hanno ricevuto il segnale (in alcuni casi casi in maniera totale) non c’è da stupirsi. Lo share nazionale di questa nuova tv è inferiore al 5%, la maggioranza degli utenti adatterà alla nuova teconologia un solo televisore per casa, lasciando spegnere definitivamente quelli satellite (che non saranno decisivi, ma se prima c’erano…).

Crisi a parte, non si può sostenere il costo della rivoluzione digitale o non lo si vuole sostenere? Lo stato non lo sostiene ed è un dato di fatto; nessuno vuole fare anarchismi inutili ma comprimendo switch over e switch off la conseguenza lampante è il rincaro insostenibile dei prezzi, di fronte al quale non credo debba avere prevalenza il dictat europeo (che vuole tutto chiuso entro dicembre 2012).

All’utente cosa resta? Lo streaming. Praticamente un diritto, di informazione e d’intrattenimento (un diritto osteggiato, oltretutto). Non credo sia il caso dell’IPtv che è meno accessibile e ha meno accessi, per una questione economica e perché, pur essendo “sofa”, è al di fuori dei canoni dell’utente medio televisivo italiano. L’impressione è che il cappio al collo la televisione tradizionale se lo sia stringendo da sola. In un’ottica qualitativa prima di tutto, pensiamo alla Rai che avrebbe l’obbligo di trasmettere in chiaro i prodotti più interessanti e continua a “privatizzarli” per lucro trasmettendoli sul satellite.

Il Dtt, purtroppo, inasprisce la sostanza. Una rivoluzione, di fatto, imposta, di cui nessun divano sentiva la stretta necessità e per la quale non ci si è neppure mossi in direzione dell’accettazione previa propaganda, non c’è informazione e non c’è interesse. Ben venga la web tv, a dimostrare che il popolo (televisivo) non osteggia l’innovazione, ma predilige la libera scelta.

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