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Quando i governi chiedono a Google

settembre 22, 2010

Il colosso informatico californiano è per la trasparenza, e lo fa sapere sul sito aziendale, sul quale possiamo trovare il Transparency Report per mostrare ai cittadini della rete le attività censorie dei governi: «La trasparenza è uno dei nostri valori fondamentali. Come azienda sentiamo che è nostro dovere assicurare la massima trasparenza sul flusso di informazioni legate ai nostri strumenti e servizi. Più informazione significa più scelta, più libertà e quindi più potere per l’individuo».

Di fronte alle richieste di alcuni governi, occidentali e non, Google risponde con una mappa in cui sono segnalati i paesi che hanno richiesto l’eliminazione di contenuti e informazioni riguardanti utenti delle rete, tra cui bloggers e utenti di Youtube. La mappa è interrogabile ed interattiva e ci mostra come nel nostro paese l’attività censoria esista: da gennaio a giugno 2010 sono state avanzate circa 600 richieste di dati e rimozioni di decine e decine di contenuti tra post e video, dei quali un’altissima percentuale è stata effettivamente rimossa.

Tra i paesi che non ci stanno a far sapere dell’entità della propria attività censoria abbiamo la Cina, i quali «considerano le richieste di censura segreti di Stato» e quindi assolutamente non divulgabili. La mappa presenta altri dati, presentati sotto forma di grafico, in cui si indicano i flussi d’accesso ai vari serivizi di Google: in Iran per esempio YouTube non è accessibile da giugno, causa elezioni presidenziali.

La situazione preoccupa il portavoce Bill Echikson: “Nella seconda metà del 2009 abbiamo respinto più del 20% delle richieste dei governi e nel futuro continueremo su questa linea. Contesteremo tutti gli interventi che riteniamo contrari alla nostra politica aziendale, perché siamo profondamente preoccupati per l’aumento esponenziale delle ingerenze contro la libertà su Internet”

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