Il giornalismo all’epoca della rete

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Multimedialità, ipertestualità e interattività hanno messo in discussione i paradigmi tradizionali della comunicazione. Proprio sulla rete si propaga quel fenomeno del giornalismo diffuso, partecipativo, assembleare che va sotto il nome di “giornalismo dei cittadini” o di “giornalismo generato dagli utenti”. Una rivoluzione nel modo di fare informazione, sempre più on demand e sempre più mobile. Attraverso l’analisi delle opportunità e dei rischi prodotti dalle nuove tecnologie si cercherà di comprendere quali vantaggi può trarre l’individuo dai cambiamenti in atto e come deve essere riconfigurato il ruolo del giornalista alla luce delle esigenze della rete, dovendosi confrontare con l’aspetto visivo e contenutistico delle pagine web, con la moltiplicazione e attendibilità delle fonti digitali e con un nuovo confronto con i lettori. I recenti modelli comunicativi imposti da Internet richiedono al reporter multimediale di rendere elastiche le proprie competenze, sconfinando in altri settori come la grafica o l’informatica, ad esempio, che superano i confini della professione giornalistica in senso stretto. È un codice, un linguaggio giovane, quello che si istituisce: più interattivo, più immediato e concreto. Il cronista web deve offrire al lettore la possibilità di seguire percorsi molteplici, ma individuali, di navigazione verso link, approfondimenti, rinvii tematici. Gli operatori della comunicazione devono avere la capacità di individuare una nicchia nella quale poter approfondire interessi e curiosità, creando intorno all’informazione una vera e propria web-community, un luogo virtuale di interazione sociale. Chi lavora in rete si trova ad operare con un mezzo che richiede differenti modalità di composizione dei servizi che conservano poco della sequenzialità di un testo stampato o filmato. La pagina web si trasforma in un mappa viva, che i navigatori scorrono in fretta cercando ciò che più interessa. La società dell’informazione trova nel web lo strumento per comunicare, conoscere, scambiare saperi, collegando direttamente singole persone con milioni di altre. Il blog si colloca qui, come strumento dalle grandi potenzialità. L’autore di un blog è lettore ed editore. Legge le informazioni che vengono pubblicate in rete, le seleziona, le raccoglie e le commenta come editore del suo blog. Ciò che risalta è l’alone di libertà di espressione che traspare dalle righe di questo prodotto e lo rende un mezzo di informazione alternativa. Naturalmente c’è chi sostiene che nella ricchezza informativa del blog spesso la quantità non coincida necessariamente con la qualità. La reputazione dei blog, a differenza di quella dei giornali cartacei, non è garantita da una registrazione in tribunale, né da un solido editore, essa si realizza nel tempo, grazie a linee editoriali chiare e a un metodo di lavoro serio, senza trascurare la deontologia. Questa è solo una delle tante critiche avanzate nei confronti della forma blog e del ruolo di Internet nel processo di produzione dell’informazione: c’è chi sostiene che affidandosi ad Internet, il giornalista non potrà avere rapporti con il fatto in sé, con l’evento visto con i propri occhi. L’inviato del cyberspazio si troverebbe a lavorare sempre su fonti di “seconda mano”, a manipolare i contenuti. Al contrario, l’ipotesi di questo articolo è che Internet possa diventare uno strumento di riqualificazione del giornalismo, riappropriandosi dei diritti e dei doveri di una professione che proclama di perseguire la verità oggettiva. La consultazione dei documenti in archivio, il controllo incrociato di fonti diverse, la comunicazione in tempo reale a distanza sono caratteristiche del nuovo mezzo, che mettono il reporter telematico in condizione di realizzare una corretta informazione. Il rapporto tra i blog come fonte di informazione e il lavoro giornalistico è una questione delicata e al centro di numerose polemiche: l’ingresso di attori non autorizzati nell’arena delle informazioni preoccupa, ma al tempo stesso, stimola i giornalisti attenti ai cambiamenti in atto nel sistema delle comunicazioni. Infine, sta riscuotendo molto successo una particolare tipologia di blog, non solo sulla rete, ma anche tra i media classici: i war blog. Attraverso il racconto di esperienze dirette, la pubblicazione di materiale inedito, la personalizzazione del racconto, i blog aggiornati dal fronte hanno conquistato un posto di rilievo nell’informazione di guerra. Si tratta dei diari dei soldati al fronte, di reportage di giornalisti free lance, di testimonianze di “cacciatori di notizie” a distanza che trasmettono in tempo quasi reale le notizie che arrivano dalle tv di tutto il mondo. Concludo con una domanda. La rete potrà rappresentare un territorio in grado di svincolarsi dalle logiche che governano i mass media, in riferimento soprattutto all’asimmetria del rapporto fra emittente e destinatari e a porsi come luogo agito in maniera attiva e democratica qualificandosi come nuovo spazio di comunicazione e di sperimentazione? È una sfida anche per i cittadini: lettori, radioascoltatori, telespettatori, internauti. Più informazione vuol dire più democrazia e migliore qualità dell’informazione significa migliore qualità della democrazia.

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