Archive for febbraio 2011

Le mappe mentali: coltellino svizzero del cervello

febbraio 26, 2011

Affronto un concorso. Il programma è vasto, articolato su diverse materie, frammentato e  dai contorni vaghi. Il bando non indica uno o più  testi da studiare,  ma piuttosto la conoscenza della normativa che regola determinati ambiti. Sulla scrivania si ammassano leggi, regolamenti, manuali, fonti contrattuali, dispense, facsimili di documenti, pile eterogenee di fogli A4 evidenziati e sottolineati, pinzati a blocchi, infilati in buste trasparenti, o in cartelline di cartoncino chiuse da elastici rinsecchiti. Primo problema: cosa includere e cosa no. Secondo problema: come gestire dal punto di vista pratico tutta la carta. Terzo problema: come dare un ordine concettuale a tutto il materiale per poi procedere a memorizzarlo. Deve esistere un metodo per estrarre i contenuti, sistematizzarli in una forma amica e appropriarmene. Devo trovarlo.

Mi affido a Google per scovare miracolose “tecniche di memorizzazione”. Mi imbatto per caso nelle Mappe Mentali,  una tecnica per organizzare il pensiero, per strutturare il discorso, orale e scritto, e per memorizzare nozioni in modo rapido ed efficace. E’ un metodo che ha oramai più di trent’anni, ed è facile che ne abbiate sentito parlare. Per me è una cosa del tutto nuova, ed è una folgorazione.
Il guru della mappe è lo psicologo inglese Tony Buzan, le cui ricerche sul funzionamento del cervello, portate avanti negli anni ’60 e ’70 sfociano nel libro “Usiamo la testa” uscito nel 1974, e ristampato in una nuova edizione completamente aggiornata nel 2009 per i tipi di Frassinelli (costa 17 euro e 50, per quanto mi riguarda ottimamente investiti). Il risvolto di copertina lo definisce come “il libro che insegna a pensare e ad imparare” e, in parte, può essere vero. Buzan delinea le caratteristiche e le potenzialità del cervello umano, passa poi a parlare delle tecniche di lettura e di memorizzazione, per affrontare, nel cuore del libro, il concetto di mappa mentale (mind mapping), una sorta di “coltellino svizzero della mente”.

Cos’è una mappa mentale? Lo spiega in modo efficace la mind mapper Roberta Buzzacchino nel suo blog. In questo spazio la Buzzacchino ci parla di come usare le mappe e perché, anche in connessione all’attività di scrittura.

Questa, che circola in rete su numerosi blog,   si può considerare una meta-mappa che riassume i sette comandamenti del mind mapping:
– Cominciare dal centro di un foglio bianco posizionato in orizzontale, per permettere al cervello di aprirsi a 360 gradi.
– Usare un’immagine come idea centrale, perché vale più di mille parole.
– Usare i colori, perché danno stimolo e vivacità.
– Collegare all’immagine centrale le ramificazioni principali e poi aggiungere i rami secondari, secondo una struttura ad albero; questo favorisce le associazioni e l’architettura di base dei pensieri.
– Le ramificazioni devono essere curve, simili ai rami di un albero, perché il cervello le trova molto più interessanti rispetto alle linee rette.
– Usare parole chiave, che agiscono come moltiplicatori, e generano una particolare serie di associazioni e collegamenti.
– Usare altre immagini: bastano dieci immagini per rappresentare 10.000 parole.

Gli usi delle mappe sono davvero molteplici e una volta appresa la tecnica, si tende ad applicarle in innumerevoli contesti, primo fra tutti prendere appunti nel corso di lezioni o riunioni, o per ragionare in un ambito di problem solving, ma non mancano applicazioni più legate alla vita quotidiana, come fare una check -list  in vista di un viaggio.

Inizialmente mi scoraggiavo al cospetto di alcune mappe che si avvicinano a vere e proprie opere d’arte. Poi mi sono resa conto che il 99% di noi non sarà mai in grado di produrre tali oggetti, sia dal punto di vista dell’abilità nel disegno, sia anche da quello delle soluzioni concettuali  presentate.
E’ importante però rendersi conto che questi aspetti non sono poi così predominanti, e che le mappe sono validi attrezzi di lavoro anche e soprattutto quando si liberano di molti orpelli e si fanno uno scheletro solido ma duttile per supportare i nostri ragionamenti, come in questo esempio, che riguarda la progettazione di un blog.

Chiudo con un’ultima mappa, che riassume il contenuto di questo post. Mi auguro che qualcuno di voi possa trovarlo utile. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate per parlarne insieme, anche alla luce del concreto utilizzo di questa tecnica nel campo della scrittura, giornalistica e creativa.

mappa mentale riassuntiva di questo post

mappa mentale riassuntiva di questo post

 


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Il minatore scatta un’istantanea al Paese

febbraio 17, 2011

Se vi interessa sapere di che cosa parlano in questo momento i video più visti e condivisi su YT, ci vuole meno di un minuto, il tempo di un click. Vi apparirà una nuvoletta fatta di tag, che a colpo d’occhio, rivela più di tante analisi che occuperebbero schermate di testo.

Parliamo di YouTube miner™, l’applicazione sviluppata da Eikon Strategic Consulting, nell’ambito del suo blog Misurare la Comunicazione, che permette di vedere sinotticamente quali sono i temi predominanti della settimana, dal punto di vista di YT e dei suoi utenti, in riferimento a  tre ambiti: Notizie e Politica, Scienze e Tecnologie e Auto e Veicoli; quest’ultimo ambito, sicuramente è di interesse meno generale rispetto ai primi due, ma probabilmente la sua presenza è giustificata dall’indubbio interesse degli inserzionisti pubblicitari di settore/clienti Eikon.

Il “minatore” estrae le tag dei cento video più visti e più condivisi anche all’esterno (su Facebook e su Twitter) e le processa: i dati vengono elaborati, “pesati” e infine tradotti graficamente sotto forma di una cloud tag. Le parole hanno grandezza e colore variabile, a seconda, rispettivamente, della loro ricorrenza e della loro novità (i temi più “freschi” hanno un colore più chiaro rispetto a quelli già consolidati).

Diamo un’occhiata alla nuvoletta Notizie e Politica, con riferimento alla settimana dal 7 al 13 febbraio, passando velocemente in rassegna i tag, in ordine decrescente. Tra le prime 100 parole-chiave predomina su tutte berlusconi, presente in classifica da tempo immemorabile, segue l’inscindibile triade arcorebungaruby (le ultime due più fresche della prima) con un peso simile troviamo rai, a seguire travaglio, libertà e, leggermente più in piccolo e più nuova, festini; poi la strana coppia santoro/tommasi, con giustizia a pari merito e, a ruota, dimissioni e kubica (più recente), tallonati da saviano, intercettazioni e telegiornale. Poi troviamo manifestazione e governo. Segue, piccola piccola, l’accoppiata mubarak/rubacuori, preceduta, di una lunghezza appena, da spazzatura.

YouTube: W il tutorial (rosa), ma con giudizio

febbraio 16, 2011

Con questo mio post d’esordio entro nel blog in punta di piedi, rispettando la  nota regola di netiquette secondo la quale, prima di entrare in uno spazio virtuale, è buona norma fare un giro per orientarsi e vedere di che cosa parlano gli altri. E nel corso di questo mio sopralluogo all’interno delle stanze abitate da IMInotauri mi sono imbattuta nel post dal titolo YouTube-ite: “malattia” contagiosa o allegra condivisione di esperienze? che l’autore chiude così: “Volevo sapere cosa ne pensate e se il successo che questo sito sta avendo può essere considerato avvenuto a discapito della “salute” dei suoi utenti”.

A mio modesto parere, YT è una simpatica malattia contagiosa, perché guardarlo è divertente,  e anche una allegra condivisione delle esperienze più disparate; ma non dimentichiamo l’aspetto più importante, la dimensione pratica:  niente prima di YT poteva farci vedere i trucchi di Photoshop, o i segreti di  un complicato punto all’uncinetto. Leggere non bastava, per capire. Come si stira una camicia?  Alcune task poi, i libri non le avevano mai spiegate. Ecco, credo che la quintessenza di questo mezzo sia il tutorial; qualsiasi cosa vogliate imparare, nessuno darà per scontato che “anche un idiota sa come si fa”.

Il problema è che a volte su Youtube gli idioti, pur non sapendo come si fa, insegnano. Non è difficile, basta mettere le mani su una videocamera da 50 euro. E’ questa, l’unica vera malattia che circola sul Tubo. Possiamo difenderci da questo virus? Sì, iscrivendoci ai canali della gente in gamba, che 1) è in grado di formulare un pensiero almeno  in parte originale 2) conosce bene l’argomento di cui parla 3) lo fa utilizzando un buon italiano. Occorre saper selezionare, e non perdere tempo prezioso, ammalandosi così della forma più insidiosa di youtube-ite di cui parlava il post di cui sopra. Certo, è difficile saper discernere a 14 anni, e qui si aprono altre questioni.

Passiamo ora dall’ambito generale alla fenomenologia spicciola. Per farlo, entriamo nel mondo delle guru della bellezza, le MUA (Make Up Artists) regine dei tutorial che insegnano a  riprodurre i look più trendy (“Ecco il trucco di Lady Gaga”). Sono loro, le protagoniste delle review e delle haul sui cosmetici. Funziona così: se sei al top diventi un personaggio come Giuliana, scrivi libri come Clio, lanci una tua linea di cosmetici e fai un sacco di soldi come Laureen Luke; se sei in gamba fai vedere come si fa un trucco decente. Se sei un po’ meno brava, fai le recensioni dei cosmetici appena usciti. Se sei una ragazza priva di qualsiasi abilità, anche e soprattutto per quanto riguarda la padronanza dell’italiano e del suo ampio spettro di aggettivi, ti limiti a far vedere i frutti della razzia (haul) fatta in profumeria. Se, infine, sei totalmente inconsapevole dei tuoi limiti, ti avvii ad una brillante carriera di mostro del web.

Al di là dei casi limite, Il mondo delle guru  ha di recente richiamato l’interesse del web, sia perché questi canali sono tra i più seguiti, come si vede dalla recente classifica settimanale dei video più visti di MrBlog, sia perché hanno dato vita ad un imponente fenomeno sociologico. Hanno diffuso su larga scala tecniche e strumenti in precedenza appannaggio dei truccatori professionisti; hanno desacralizzato la figura del makeup artist, sostituendolo con “la (finta) ragazza della porta accanto” (chissà che cosa penserebbe il povero Gil Cagnè, autorevole e ieratico visagista francese degli anni ’70/’80, baffomunito); ma, soprattutto, le guru hanno invertito le dinamiche di consumo dei prodotti di bellezza, perché sono in grado di incidere significativamente “dal basso” sulle scelte di acquisto delle ragazze di tutto il (primo) mondo. Le grandi case se ne stanno accorgendo, e scendono in campo con i loro canali di brand; si sforzano di parlare lo stesso linguaggio delle guru, ma è una battaglia persa: ambientati in finte camerette, risultano ingessati e noiosi.