StumbleUpon e l’arte di inciampare

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Vorrei segnalare un servizio interessantissimo, popolare negli Stati Uniti già dal 2006 ma meno conosciuto in Italia (a giudicare anche da un rapido raffronto effettuato tramite il “trova contatti” interno, che ho collegato al mio profilo Facebook: su circa 450 contatti, solo sei risultano registrati, quattro dei quali sono miei amici americani). Il servizio in questione è StumbleUpon, e lo porto all’attenzione dei lettori di questo blog per la sua originalità e le sue caratteristiche, che lo inscrivono perfettamente nella macrocategoria dei prodotti nati dal Web 2.0.

Stumble è un fortunato incrocio tra social network, social bookmarking e blog. La sua funzione principale è permettere agli utenti di “inciampare” (to stumble) in siti web belli e originali che non conoscevano e che rispondono ai loro interessi e ai loro gusti. È possibile utilizzare questo servizio (sempre in forma gratuita) sia installando una toolbar nei browser che lo consentono (Firefox ed Explorer 7)  per avere sempre i pulsanti a portata di click, che collegandosi al sito internet. Dopo una breve registrazione, l’utente può selezionare argomenti particolari che lo interessano o affidarsi completamente al caso e poi schiacciare il bottone “Stumble”. L’anno scorso, quando ho incominciato ad usare questo servizio su consiglio di un amico, ero molto scettica. Mi sembrava la quintessenza della “perdita di tempo”, e anche della “perdita di senso”: ben venga la serendipity, ma solo se la scoperta “fortunata” proviene da qualcosa che stavamo effettivamente cercando. Perché mai si dovrebbe voler navigare “senza bussola”?

Mi sono ricreduta sfogliando i contenuti che venivano proposti: siti effettivamente sconosciuti ed effettivamente quasi sempre interessanti. Stumble è un ottimo modo per passare cinque minuti di relax imparando qualcosa di nuovo. Oggi, per fare un esempio, mi sono imbattuta in una ricostruzione virtuale in 3D dell’interno della Cappella Sistina, che consente sia una visione panoramica dell’ambiente a 360° che uno zoom sui dettagli degli affreschi.

Come è possibile che i risultati siano così buoni?

Stumble si basa su un sistema di segnalazioni, e qui entra in gioco l’aspetto più sociale e collaborativo del network: sicuramente agli inizi la qualità del servizio era molto minore, perché come in tutte le piattaforme di questo tipo la quantità di utenti attivi è essenziale per conseguire una buona riuscita.

Ciascun utente può inserire nel database di Stumble un sito da lui stesso scoperto e, soprattutto, votare positivamente o negativamente ogni sito che gli viene proposto da Stumble. Elaborando questi dati e quelli relativi all’affinità tra gli utenti (interessi simili, gusti simili dedotti da voti simili) il sito riesce a offrire un servizio personalizzato e soddisfacente, che ovviamente “migliora” nel tempo man mano che i nostri gusti si definiscono più chiaramente attraverso inserimenti, visite, voti e recensioni.

Insomma, un esperimento ibrido, moderno e interessante, che coniuga le migliori caratteristiche di piattaforme più diffuse mantenendo i propri tratti distintivi. Unica “pecca” per gli italiani: visto che nel nostro paese Stumble non è diffusissimo, la maggior parte dei siti in cui “inciampiamo” sono in lingua inglese. Giustamente, sono gli utenti a costruire la community.

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