Potere, comunicazione e controllo

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1. Il Panopticon

Il Panopticon nasce come proposta per risolvere il problema delle prigioni.

Il filosofo utilitarista inglese Jeremy Bentham propone, a questo riguardo, un nuovo modello di carcere; la soluzione architettonica di Bentham si trasforma in progetto nel 1791.

La prigione-modello si configura come una costruzione a pianta centrale, con una torretta al centro che ospita un unico controllore. Da questa posizione, il guardiano vede i vari settori dell’edificio circolare nel quale sono alloggiati singolarmente i detenuti.

Il trucco della macchina panottica è che il sorvegliante può coprire con un colpo d’occhio ogni cella in tutta la sua estensione, mentre i prigionieri — che pure sanno di essere visti — non possono vederlo. La percezione di un’invisibile onniscienza dovrebbe portare ad un rispetto integrale della disciplina, ad un ordine automatico.

L’occhio del Controllore diventa una chiara metafora del potere che tutto controlla e tutto ordina. Metafora inquietante, perché richiama sia l’occhio di Dio, il potere religioso della visione, sia l’occhio di Medusa, che pietrifica con lo sguardo.

Il detenuto che sente di essere guardato non compirà alcun atto trasgressivo. L’occhio del guardiano è impersonale, anonimo, è un occhio che distanzia e oggettivizza: in un universo dominato dal potere assoluto dello sguardo non c’è alcuno scambio, ma solo un flusso informativo unidirezionale.

Il filosofo illustra questa struttura con cartine e disegni, e si rende conto che la sua utopia architettonica non è soltanto un nuovo tipo di carcere: lo stesso principio può essere applicato ad altre realtà, a tutti i luoghi in cui le persone devono essere controllate, dalla scuola alla fabbrica, dagli ospedali ai manicomi.

Quis custodiet ipsos custodes?

Il Panopticon come modello di organizzazione di una società è una distopia, un luogo da incubo nel quale nessuno può controllare i controllori onnipotenti.

La comunità riorganizzata sotto il giogo della macchina panottica è manichea, rigidamente divisa in due parti tra colui che controlla e colui che è controllato, e ciascuna parte ha ruoli, funzioni e gerarchie ben distinte.

La non reciprocità, la mancanza di comunicazione tra i componenti del meccanismo, è uno degli elementi fondamentali del dispositivo panottico e della sua tecnica di controllo del potere.

Il sogno — o il progetto — utopico, quando diventa operazione totalizzante che tende al tipo, alla ripetizione e all’ortodossia, nega se stesso: se consolidandosi elimina alla radice ogni alternativa, l’utopia si rovescia in una distopia, proprio perché nega la possibilità di prefigurare ulteriori utopie.

2. 1984

Moltissimi sono i temi che si intrecciano nel romanzo 1984 (1949), di George Orwell: il potere, la guerra, il proletariato, la tortura, il linguaggio, il pensiero, i mezzi di comunicazione…

Dal momento che una trattazione esaustiva sarebbe impossibile in questa sede, cercherò di ricondurre alcune di queste tematiche a quello che è il comune denominatore di tutte, il controllo, e di fare alcuni collegamenti.

2.1. I contenuti del pensiero: il bispensiero

Winston Smith, il protagonista del romanzo, lavora al Ministero della Verità, dove si produce l’informazione di regime. Attraverso la falsificazione sistematica dei documenti, viene creata ogni giorno una nuova realtà, che deve adeguarsi ad un’ortodossia in perenne evoluzione.

Le “notizie” sono costruite ad arte per restituire l’immagine dell’infallibilità e dell’invincibilità: mai vengono annunciate sconfitte, mai fallimenti o errori di previsione. Ogni notizia indesiderabile è prontamente censurata o capovolta.

I membri del Partito sono tenuti ad utilizzare il meccanismo psicologico del bispensiero per adattarsi senza batter ciglio al continuo aggiornamento della verità.

Il doublethink viene definito come “la capacità di condividere simultaneamente due opinioni palesemente contraddittorie e di accettarle entrambe”. Lo slogan trinitario “LA GUERRA È PACE — LA LIBERTÀ È SCHIAVITÚ — L’IGNORANZA È FORZA” è la sua più perfetta espressione.

Al cittadino di Oceania è richiesto un continuo aggiustamento della memoria: deve compiere — consciamente — l’operazione di dimenticare ciò che il Partito ritiene necessario dimenticare, e poi dimenticare d’aver dimenticato. Viene così a crearsi una sorta di cecità volontaria alle contraddizioni e alle menzogne del regime.

L’assassinio della memoria cancella ogni orizzonte temporale e imprigiona la storia in un eterno presente; la capacità critica dell’individuo si dissolve nell’impossibilità di prefigurare una qualsiasi comparazione con tempi e luoghi diversi.

2.2. Gli strumenti del pensiero: la neolingua

Il controllo totale non passa soltanto per la manipolazione dei contenuti del pensiero, ma anche per gli strumenti, i mezzi con cui il pensiero si esercita.

Alla riscrittura della Storia, il regime abbina la revisione della lingua: all’archelingua (l’Inglese così come lo conosciamo) si sostituisce per gradi la neolingua (newspeak), e i vocabolari per la prima volta si restringono.

Il fine di questa operazione è rendere il pensiero divergente “letteralmente impensabile, per quanto almeno il pensiero dipende dalle parole con cui è suscettibile di essere espresso”.

La trasformazione ha da essere graduale, e il vocabolario diventa di anno in anno più piccolo: l’idea alla base della neolingua, infatti, è la rimozione di tutte le sfumature di significato, di tutti i sinonimi e i contrari.

Di ogni vocabolo sopravvive una sola accezione, e il suo inverso si costruisce con un prefisso: per fare solo un esempio, la parola “cattivo” viene rimpiazzata da “sbuono”.

Tutti i termini indesiderabili o comunque associabili a significati eterodossi sono aboliti.

Prendiamo in considerazione la parola “libertà”. Ogni libertà è stata soppressa in Oceania; eliminando anche la parola, cessa di esistere la stessa possibilità di pensare al concetto di libertà.

È proprio questo l’obiettivo della neolingua: rendere impensabile qualsiasi pensiero in contrasto con i principi del Socing, rendere impossibile lo psicoreato. La manipolazione del linguaggio è volta non ad estendere, ma ad annichilire le facoltà dell’intelletto umano.

2.3. Comunicazione e azione: i teleschermi

I teleschermi hanno una duplice funzione di trasmissione e ricezione: dislocati nelle abitazioni come negli spazi pubblici, il loro scopo è quello di intercettare ogni comportamento, ogni discorso e ogni sguardo — mentre diffondono la propaganda di partito.

Tutto quello che gli schermi vedono e sentono è potenzialmente intercettato dalla Psicopolizia, organo addetto alla repressione dell’eteredossia. La polizia del pensiero agisce sempre di notte, e il sospetto dissidente è di solito trasformato in spersona.

Lo psicocriminale non viene semplicemente sequestrato o eliminato, ma cancellato dalla memoria, con la distruzione di ogni prova della sua precedente esistenza.

Ciò che maggiormente contraddistingue il totalitarismo repressivo descritto in 1984 è la totale assenza di libertà, condizione ritenuta necessaria per la tenuta dell’ordinamento.

L’iniziativa individuale è repressa sul nascere, e la vita dei membri del Partito è come imprigionata in un grande panopticon: in ogni luogo pubblico, in ogni abitazione, i teleschermi guardano e ascoltano continuamente. Per eliminare alla radice la possibilità di cospirazioni contro il sistema, il Partito arriva a sorvegliare perfino le espressioni facciali degli individui.

Lo stesso Winston crede che i dispositivi siano in grado di percepire il battito del cuore; teme il sonno, che gli nega il controllo sulle sue stesse parole.

Anche quando l’uomo dorme, l’occhio elettronico è sempre lì con lui, vede lo squallido appartamento in quasi tutta la sua estensione, non si può spegnere, ascolta.

3. Occhi elettronici

Il tema della dittatura dell’occhio è più che mai attuale.

Siamo circondati da mezzi di comunicazione che possono guardarci. Questi occhi sono dappertutto, ci seguono ovunque. Possiamo davvero sapere quando si aprono e quando si chiudono?

Che grado di controllo abbiamo su di loro? Che grado di controllo hanno su di noi?

Nel suo saggio Sorvegliare e punire (1975), Michel Foucault prende il Panopticon come modello e figura del potere nella società contemporanea.

L’architettura del Panopticon è l’immagine di un potere che non si cala più sulla società dall’alto, ma la pervade da dentro e si costruisce in una serie di relazioni multiple.

Due esempi immediati potrebbero essere il cellulare che ho in tasca e un social network come Facebook.

Il telefono è una telecamera bifronte connessa a diverse reti, come quella telefonica e la rete satellitare GPS (Global Positioning System). È sempre con me e ha occhi sia davanti che dietro.

In Facebook il controllo è sia verticale che diffuso: i dati che l’utente inserisce diventano automaticamente patrimonio di un’immenso database, e — almeno potenzialmente — tutti possono spiare ed essere spiati da tutti.

Queste reti in cui ci troviamo — spesso inconsapevolmente — inseriti sono opportunità o trappole? E soprattutto, abbiamo la possibilità di uscirne?

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