multimedialità in un’epoca surreale: la realtà plasmata

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Il movimento del surrealismo, nato nel 1924, riletto oggi, ci fa intendere bene la sua portata di carattere profetico nei confronti del futuro prossimo a quel periodo ma anche riguardo ai nostri giorni.Con questo voglio dire che i surrealisti avevano ben inteso il valore della fotografia e della riproduzione filmica, nella possibilità di plasmare soggettivamente le immagini, adattandole alla propria fantasia e al significato che gli si voleva (o vuole) dare. A questa nuova metodica si accostavano spesso salti temporali, elementi contrapposti, la distorsione del reale nella sovrapposizione con l’irreale e la manipolazione non solo delle immagini ma anche dei materiali.L’aspetto profetico di questa corrente, riguarda quello che accade ogni giorno sotto gli occhi di milioni di telespettatori di telegiornali, le cui scalette vengono artatamente create con una certa gerarchia e cronologia, al solo fine di fare intendere i messaggi trasmessi, nel modo voluto da chi muove i fili.

La stessa cosa accade per la programmazione dei canali o per come vengono creati alcuni programmi di largo audience. Sorge allora spontanea una curiosità, secondo me più che legittima: quale realtà ci propongono i media, data la loro capacità di plasmare la stessa realtà?Quasi tutto ciò che conosciamo e che travalica le mura delle nostre conoscenze, non esiste nella sua vera natura, bensì in quella che i media hanno ritenuto essere la più opportuna. Poi, come già accennato, tra le armi taglienti dell’informazione, esiste l’omissione, metodo secondo il quale, ciò che non viene visto o letto, non esiste.

Il controllo dei media, diventa così un presupposto indispensabile per l’oligarchia di potere e per la politica, poichè i media costituiscono il più efficace mezzo di incidenza sull’opinione pubblica. Proprio a fronte di questa necessità ossessiva di orientare le nostre opinioni in base ai voleri della politica o di chi ha interessi a farlo, anche il linguaggio, con le sue strutture, sta cambiando. Le parole non racchiudono più un significato relativo al proprio contenuto, ma appaiono piuttosto come gusci, al cui interno non risiede nulla, se non la volontà di chi le utilizza, di soggiogare emotivamente il proprio interlocutore. Quello che facevano i surrealisti con le foto e le immagini filmate, oggi viene applicato addirittura alle parole ed in generale al linguaggio mediatico.

Frasi come “la democratizzazione di un popolo”, oppure, “esportazione della democrazia”rappresentano l’emblema di ciò che giornalmente ci troviamo di fronte agli occhi: frasi fatte, luoghi comuni, esternazioni ad effetto che pur essendo prive di contenuto, sortiscono ugualmente l’effetto desiderato dal comunicatore, poichè siamo tutti tendenzialmente abbindolati dlla ridondanza dei termini, ma non ci preoccupiamo di andare a scavare alla ricerca dei contenuti. Nonostante poi, nessuno ce li venga a spiegare o ce li indichi questi contenuti, noi avremo metabolizzato quei termini come indispensabili e li accetteremo inconsciamente così come ci appaiono nella loro immediatezza.

di: Federico Italiano

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