“Mi piace”?! Lo pseudo-consenso ai tempi della rete

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Riporto la video segnalazione di Claudio Messora, collaboratore del Fatto Quotidiano, pubblicata sul suo vlog un paio di giorni fa con il titolo “La truffa della pagina pubblica della Moratti”.

Nell’era della rete e dei Social Media il consenso non si fabbrica più con i sondaggi, ma (anche) a colpi  di “mi piace”; non  importa se tanti utenti ignari, che volevano soltanto vedere un video di calcio, si ritrovano, senza saperlo, ad essere sostenitori di donna Letizia.  Tutta colpa di una stringa di comando nascosta  nel  sorgente html di una pagina come tante, di quelle frequentate dagli utenti più sprovveduti e privi di strumenti critici.

Nello staff professionalizzato che affianca i politici, adesso i sociologi, sacerdoti delle proiezioni, lasciano il posto a programmatori informatici.

Credo occorra meditare sul tema Internet e Democrazia. Spesso, in una visione semplicistica, si contrappongono old media e new media: i primi sono visti come strumento del potere, i secondi come spazio di libera espressione e cyber-democrazia. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Se è vero che la rete non è soggetta a censure e a un certo tipo di informazione calata dall’alto, è altrettanto vero che può essere anch’essa manipolata, e quel che è peggio, lo si fa strumentalizzando la finta spontaneità  dei  formati e dei linguaggi tipici del Web 2.0.

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