VOGUE: COME ON VOTE

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Appunto di uno scrutatore di provincia sulla vittoria dei social network sulle televisioni (riporto qui quello che mi sono scritto su un foglietto, oggi al mio seggio, di getto).

Se questo referendum dovesse passare, se il quorum si potesse superare, se si riuscisse a mandare un segnale, io credo che di tutte le considerazioni possibili, politiche apolitiche e populistiche che si potrebbero fare sarebbe lecito aggiungerne una: la vittoria dei social network sulle televisioni. Forse parlo di informazione, sicuramente parlo di coerenza, copertura e contagio. Se da una parte le date venivano balbettate se non sbagliate, se i mezzucci erano anche meteorologici, se i palinsesti erano troppo piccoli per argomenti così grandi, dall’altra parte la mobilitazione era mirabile. Credo ci sia una parte modaiola certo, l’appeal rockstar di Barack Obama e l’appeal politico Lady Gaga parlano da soli e non sempre parlano per loro e i contenuti sono cantonati (io stimo uno e l’altra). A parte la moda che vuole che l’arancione sia (sia stato almeno per maggio) il nuovo colore “giovane”, la moda che riesce a svuotare frasi come “vota sì per dire di no” (perché spesso non ci si informa), i social network (al netto dei ragazzi che prendono quindi tutto questo come un mitico carrozzone caciarone o come un momentaneo cosmetico cerone) hanno fatto tanto. Hanno detto, soprattutto. Le date erano chiare, e non si sono pubblicizzati due giorni al mare con vitto alloggio e menefreghismo inclusi, ma due giorni ai seggi con schede matita e coscienza non esclusi, eccome. Hanno creato un’atmosfera che si poteva respirare a pieni polmoni (che speriamo si possa rigettare fuori in sospiro di sollievo).

Sta venendo tanta gente, e sì: l’aria che si respira è davvero splendida. Di parte. Io che in questi minuti non posso dire mezza cosa a proposito, imparziale, parziale appunto qui la mia gioia e quella di questa gente. Sono convinto di una vittoria dei social network sulle televisioni, e ne sono convinto come ho scritto e come vedo in questo giovane salotto, ma. C’è qualcosa che mi perplime e prende allo stomaco allo stesso secondo: la quantità di anziani. A parte l’incredibile effervescenza di donne che a sessant’anni hanno voglia di svoltare e l’inevitabile emozionalità che ti può dare il signore del 1914 che bisbiglia “speriamo bene”, a parte tutto questo la quantità di anziani mi fa riflettere: forse non è solo facebook. Che se ne abbia davvero abbastanza?

Lo penserei se l’Italia non dicesse da decenni di averne abbastanza, per poi mangiare da sempre la stessa paranza. Si passerà il quorum questa volta, ma spero che si possa passare ben altro quorum: quello del livello di sopportazione (nella Storia d’Italia intendo, di cui questo quorum del 12 e 13 giugno 2011 è comunque una percentuale). Io al mare ci andrò  quando non avrò niente di meglio da fare, quando non avrò più da pensare.

di Alessandro Ferraro

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