Archive for febbraio 2012

Generazione di fenomeni

febbraio 14, 2012

E’ di questi giorni l’ennesima polemica innescata dal ploticante di turno (seppur siano politicanti tecnici) sui presunti bamboccioni o giovani sfigati che non si laureano entro i ventott’anni o che vogliano ad ogni costo lavorare vicino a mamma e papà. La notizia , per molti di noi, giovani, studenti e lavoratori, si commenta da sola. A parte il fatto che il signor Monti è stato financial advisor ,nel 2008, allo scoppio della crisi, di una delle più grandi banche da cui la crisi mondiale è scoppiata. e ciò basterebbe per chi avesse della cottolica umiltà a tacere; a parte che la Fornero non so chi sia o cosa abbia fatto e questo basti; a parte che sono state battute infelici ed evitabili, voglio raccontare una storia del tutto personale ma che sia una storia comune a molti altri della generazione di sfigati che prendono le distanze da quella precedente e da quella dei nonni. Certo, bisogna fare un distinguo a monte: quei giovani che girano in Audi a vent’anni, che passano le serate a imbottirsi di alcool e droghe, quei giovani che (sono 2.000.000 secondo i quotidiani di oggi) non studiano e non lavorano, ebbene, quei giovani non siamo Noi. Noi , siamo gente figli di istintivi presuntuosi ragazzi, che si sono sposati sull’onda dell’emozione  , che ci hanno messo al mondo sull’onda dell’ignoranza e che hanno cercato per tutta la vita di vivere al di sopra delle proprie possibilità. Siamo i nipoti di quelli che si indebitano per fare le crociere sul mar nero, di gente che la guerra non l’ha vista che col cannocchiale e che pure tutta la vita non ha fatto che indebitarsi per cercare qualcosa che, citando guccini, non hanno trovato mai. Noi, studiamo sodo, e lavoriamo sodo, ci abbassiamo a fare lavori usuranti e denigranti perchè dall’esperienza di quelle generazioni fallimentari, abbiamo tratto insegnamenti morali ed economico- morali di una lungimeranza tale che mai temeremo una crisi del debito, perchè l’idea stessa di “debito” ci fa schifo.

Invito politici, dirigenti e, tutta l’attuale classe dirigente a pensare prima di giudicare uno di noi, perchè Noi, il nostro giudizio l’abbiamo già scritto.

 

d.o.

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L’Italia nella morsa del freddo (e dell’idiozia).

febbraio 5, 2012

Dove sono in questi giorni i climatologhi del Cnr, i fantomatici esperti che prevedono l’inesauribile e inarrestabile aumento della temperatura terrestre? Meno sei, meno sette, meno nove gradi centigradi in questi giorni, in provincia di Genova. Ha nevicato ottanta centimetri in una sola notte e mezza giornata la scorsa settimana, eppure nessuno si è abbandonato allo sconforto. Siamo abituati. E’normale, in Valle Stura,che  quando nevica,  i giovani precari si sveglino alle cinque del mattino, ingrassino i badili e si diano da fare per il bene della comunità. O, con meno presunzione, per continuare a vivere nella normalità. Roma in queste ore è letteralmente impazzita per una sporca dozzina di centimetri di neve, e i giornalisti ci sguazzano, riempendo pagine e ore di tv sull’argomento. E’ inverno e fa freddo, dicono i nostri nonni. Non c’è da scandalizzarsi, semmai c’è da reagire nel modo più efficacie ed efficiente possibile. Non come sta avvenendo nella nostra capitale in queste ore. Anche nella più piccola Genova basta poco per creare il delirio. E il cittadino si chiede “perché”. Perchè la gente della strada si spaventa, si lascia trasportare da un panico ingiustificato e ingiustificabile, gli autobus non sono attrezzati perchè per attrezzarli ci vuole il personale che immancabilmente manca, soprattutto in questi casi.

Nei comuni di provincia esistono gruppi organizzati dal municipio, di giovani volontari, regolarmente retribuiti, che in caso di emergenza intervengono tempestivamente con badile e olio di gomito a fronteggiare la crisi climatica e perspone più esperte che salgono su scavatori e cingolati attrezzati di vomero e pala meccanica per togliere la neve che per forza di cosa se lasciata sul manto stradale creerebbe disagi al cittadino. Ma non tutt’italia è paese e fa tristezza vedere che da Nord a Sud ci siano realtà cittadine , anche importanti che vadano completamente in default per pochi centimentri di neve. Un tempo come facevano? Basterebbe raccogliere le testimonianze dei più anziani per essere tranquilizzati: nevica? Si scende in strada col badile e si fa la calata. Semplice. Come una volta.

E i giornalisti continano a scrivere che l’italia è nella morsa del freddo presentando il fatto come una passo dell’apocalisse di Giovanni e i climatologhi continuano a parlare del surriscaldamento globale. Quando avranno scongelato lingua e penna col cannello.

d.o.

Le ferrovie e la crisi dello Stato

febbraio 4, 2012

Esiste un metodo veloce e affidabile per valutare la qualità della vita di un paese , in qualsiasi emisfero si trovi : considerare il livello dei trasporti pubblici. In Italia questo argomento è spinoso e fa penare milioni di pendolari ogni giorno , ma non è sempre stato così. Mio padre lavora per le ferrovie dello Stato e suo padre prima di lui e ho ben presente la flessione verso il basso che ad ogni livello ha toccato l’intero comparto.Una volta erano ufficiali. Vigeva un rispetto reverenziale verso un lavoro utile e serio e questo rispetto partiva dallo Stato che considerava il trasporto pubblico come essenziale per lo sviluppo dell ʼeconomia e della salute sociale dei propri cittadini. Non vi erano dunque tagli spropositati ai bilanci , non vi erano speculazioni , non vi erano imprenditori aggressivi ed egoisti, non vi era concorrenza sleale, non vi era rassegnazione nei lavoratori. Oggi, leggi economiche travalicanti lʼaspetto morale del servizio pubblico ha ribaltato il rapporto fiduciario che esisteva tra ferrovia e cittadino. Eì di questi giorni la notizia che la regione Liguria ha denunciato le FFSS per disservizio nei giorni di grande gelo che stiamo vivendo. Ma come può una regione denunciare un ente dello Stato? Lo può fare e lo deve fare grazie al concetto di liberalizzazione, a quello di federalismo e a quello più profondo di pensiero debole. E ʼ infatti grazie ad esso se oggi non esiste una spina dorsale unica, almeno in servizi dall ʼimportanza strategica fondamentale come quelli ferroviari che garantiscano servizi efficienti ai milioni di pendolari senza il quale spostamento quotidiano lʼeconomia italiana si bloccherebbe definitivamente. Facile prendersela con il controllore di turno ma unʼanalisi poco più approfondita del disagio quotidiano che vive ogni (o quasi) pendolare, porterebbe ad individuare colpevoli vicini alla politica e alle grosse sfere economiche. Le sfere del taglio cieco e assurdo che colpisce un servizio che dovrebbe essere invece il primo in cui non tagliare, anzi, in virtù della qualità della vita che potrebbe garantire se funzionasse. Eʼ infatti bene ricordare che il treno inquina solo a monte, nella centrale elettrica ma che poi viaggia “pulito” nel rispetto delle valli che attraversa e che è un mezzo sicuro se paragonato ai mezzi privati e che per un secolo ha unito lʼItalia da Sud a Nord e ha permesso di studiare e di lavorare ad almeno tre generazioni senza il quale sarebbero rimasti al paese a fare i contadini. Dietro alle soppressioni, ai ritardi che ci affliggono ogni giorno non pensiamo che ci sia lʼerrore umano, o lʼumana inefficacia, pensiamo piuttosto che il materiale rotabile arriva ad avere anche mezzo secolo e che i quattrini per cambiarli e quindi cambiarci la qualità della vita ogni giorno, ancora una volta, sono nell ʼauto blu del politico che un treno non lo prenderà mai.

d.o.