Le ferrovie e la crisi dello Stato

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Esiste un metodo veloce e affidabile per valutare la qualità della vita di un paese , in qualsiasi emisfero si trovi : considerare il livello dei trasporti pubblici. In Italia questo argomento è spinoso e fa penare milioni di pendolari ogni giorno , ma non è sempre stato così. Mio padre lavora per le ferrovie dello Stato e suo padre prima di lui e ho ben presente la flessione verso il basso che ad ogni livello ha toccato l’intero comparto.Una volta erano ufficiali. Vigeva un rispetto reverenziale verso un lavoro utile e serio e questo rispetto partiva dallo Stato che considerava il trasporto pubblico come essenziale per lo sviluppo dell ʼeconomia e della salute sociale dei propri cittadini. Non vi erano dunque tagli spropositati ai bilanci , non vi erano speculazioni , non vi erano imprenditori aggressivi ed egoisti, non vi era concorrenza sleale, non vi era rassegnazione nei lavoratori. Oggi, leggi economiche travalicanti lʼaspetto morale del servizio pubblico ha ribaltato il rapporto fiduciario che esisteva tra ferrovia e cittadino. Eì di questi giorni la notizia che la regione Liguria ha denunciato le FFSS per disservizio nei giorni di grande gelo che stiamo vivendo. Ma come può una regione denunciare un ente dello Stato? Lo può fare e lo deve fare grazie al concetto di liberalizzazione, a quello di federalismo e a quello più profondo di pensiero debole. E ʼ infatti grazie ad esso se oggi non esiste una spina dorsale unica, almeno in servizi dall ʼimportanza strategica fondamentale come quelli ferroviari che garantiscano servizi efficienti ai milioni di pendolari senza il quale spostamento quotidiano lʼeconomia italiana si bloccherebbe definitivamente. Facile prendersela con il controllore di turno ma unʼanalisi poco più approfondita del disagio quotidiano che vive ogni (o quasi) pendolare, porterebbe ad individuare colpevoli vicini alla politica e alle grosse sfere economiche. Le sfere del taglio cieco e assurdo che colpisce un servizio che dovrebbe essere invece il primo in cui non tagliare, anzi, in virtù della qualità della vita che potrebbe garantire se funzionasse. Eʼ infatti bene ricordare che il treno inquina solo a monte, nella centrale elettrica ma che poi viaggia “pulito” nel rispetto delle valli che attraversa e che è un mezzo sicuro se paragonato ai mezzi privati e che per un secolo ha unito lʼItalia da Sud a Nord e ha permesso di studiare e di lavorare ad almeno tre generazioni senza il quale sarebbero rimasti al paese a fare i contadini. Dietro alle soppressioni, ai ritardi che ci affliggono ogni giorno non pensiamo che ci sia lʼerrore umano, o lʼumana inefficacia, pensiamo piuttosto che il materiale rotabile arriva ad avere anche mezzo secolo e che i quattrini per cambiarli e quindi cambiarci la qualità della vita ogni giorno, ancora una volta, sono nell ʼauto blu del politico che un treno non lo prenderà mai.

d.o.

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