Il check-up del Guardian sullo stato di salute del web

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E ancora una volta è il britannico The Guardian a spendere energie e talenti in nuovi progetti destinati a lasciare il segno. Di pIloche settimane fa l’ultimo step della sezione tecnologia: la OpenNet Initiative, un’inchiesta che si è snodata nell’arco della terza settimana di  aprile, ma che rimarrà online (e in home page) per il restante anno come un vero e proprio sotto-sito. Si tratta di una mappatura illustrata sullo stato dello sviluppo e delle libertà di internet in vari Paesi del mondo.

Il quotidiano ha scelto un’equipe di collaboratori per sondare il livello di trasparenza del web Paese per Paese, lo sviluppo della rete e lo stato delle libertà. Naturalmente, gli indici sono applicati in maniera diversa a seconda della situazione politica di ciascuno degli Stati analizzati.

All’interno di un impianto già pubblicato a inizio aprile – che contiene anche la stupenda mappa interattiva per colori che riproduce l’intensità delle violazioni sulla libertà della rete nei vari Paesi – durante la scorsa settimana ogni giorno è stata aggiunta una serie di articoli di approfondimento.

Frutto della “settimana speciale d’inchiesta” (così rinominata dallo stesso The Guardian), ecco completata la grande mappatura dell’universo web.  Con una mappa interattiva (che si può esplorare Paese per Paese), ad ogni stato è dedicato un approfondimento che si affianca ai dati crudi e alla situazione politica generale snocciolata attraverso servizi ad hoc di diversi corrispondenti. Per ogni Paese si può aprire – dalla mappa interattiva – un pdf abbastanza consistente, capace di dare dei voti su trasparenza e costanza del servizio internet, sulla penetrazione del web nel Paese e sulla legislazione vigente.

La OpenNet Initiative ha analizzato l’interferenza tra Governo e internet in ben 74 Paesi. Mantenendo la coerenza e precisione per cui è noto il quotidiano britannico, nell’inchiesta il livello di libertà del web è analizzato in base a diversi indicatori: politico, sociale, di coerenza, di trasparenza, di sicurezza e in base agli strumenti.

Il primo valuta il controllo, da parte del Governo, di siti web che esprimono opinioni in opposizione al Governo stesso, dando particolare attenzione a diritti umani, libertà d’espressione, diritti delle minoranze e dei movimenti religiosi. L’indicatore sociale rileva invece l’interferenza del Governo con i siti web contenenti materiale legato a sessualità, gioco d’azzardo, droghe e alcol, così come altri argomenti che possono essere socialmente sensibili o percepiti come offensivi. La coerenza misura le variazioni di filtraggio all’interno di un Paese tra diversi fornitori di servizio Internet, mentre la trasparenza è classificata sulla base del livello rispetto al quale il Governo si impegna apertamente nel filtraggio. La categoria del conflitto analizza l’interferenza del Governo con i siti web contenenti materiale relativo ai conflitti armati, dispute di confine, movimenti separatisti e gruppi di militanti, mentre la classe degli strumenti stima l’interferenza del governo con i siti web che forniscono servizi come la posta elettronica, internet hosting, ricerca, traduzione, Voice-over Internet Protocol (VoIP) servizio telefonico e metodi di elusione.

La cartella dedicata all’Italia si apre con note positive: “L’Italia promuove la libertà di espressione online permettendo l’accesso alla maggior parte dei contenuti”, subito stroncate da considerazioni importanti su legislazione e digital divide:

“Il Governo italiano è sempre stato molto lento ad affrontare e legiferare, sulle questioni della privacy e della libertà d’informazione e le preoccupazioni che lo riguardano. Inoltre, l’Italia è molto indietro, rispetto al resto dell’Europa, in termini di penetrazione della rete”.

Come molti dei paesi dell’Unione Europea, l’Italia regola determinate categorie di siti web, compresa la pornografia infantile e il gioco d’azzardo, e ultimamente è stata proposta una legge (recentemente chiamata la legge Levi-Prodi) che imponeva di registrarsi e di pagare le tasse a chiunque creasse contenuti ritenuti editoriali, compresi i blogger. La legge, che ha affrontato una significativa opposizione, fin’ora non è passata.

A corredo della scheda informativa, l’ultima creatura del The Guardian aggiunge un approfondimento su background politico, storia di internet in Italia e una dettagliata storia delle cornici legali e regolamentari di internet nel nostro Paese e dei casi giudiziari legati all’utilizzo di internet in Italia, per concludere poi con un report sullo stato della sorveglianza su internet. Le conclusioni cui arriva Il Guardian sullo stato del nostro web, ritraggono uno stato che – anche se in questo momento ha delle norme in corso per proibire l’accesso ad alcuni siti web in determinate categorie – mantiene un relativamente libero accesso alla rete, se si escludono alcuni filtri, , particolarmente quelli che riguardano il giochi d’azzardo.  Causa di preoccupazione il potenziale passaggio della legge Levi-Prodi, scintilla che potrebbe portare all’aumento degli sforzi del governo di sorvegliare internet.

Il quadro d’insieme di ogni Paese è descritto attraverso un confronto tra dati, situazione politica e stato del web. Lo stato di salute di internet non viene mai analizzato – dai corrispondenti del Guardian – senza tenere conto dalla situazione politica e sociale del contesto. Inoltre, a seconda dei Paesi, le informazioni dei corrispondenti sono pubblicate anche in lingua madre.  Particolarmente rari e preziosi gli studi che il Guardian sta pubblicando su Est Europa e Russia, da dove scrive la corrispondente da Mosca Miriam Elder, mentre sulla mappa di Internet l’Estonia, madre di Skype, è diventata una piccola superpotenza.

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