Lost in Google… quando la fiction la fai tu!

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Avete mai pensato di cercare Google su Google? Il primo a provarci è stato Simone “Ruzzo” Russo, che, dopo aver digitato le sei lettere, viene trascinato dal mouse nel mondo della Rete. Le sue ultime parole all’amica prima di sparire sul web sono: “Cercamiiiiiiiiii……” e la cosa non dovrebbe essere difficile; quante volte, infatti, pronunciamo la frase “cerca su Google”?

Si apre così l’episodio zero di Lost in Google, la prima web-fiction dove gli spettatori possono partecipare davvero alla sceneggiatura. I veri attori della ricerca sono, infatti, gli utenti che hanno la possibilità di commentare ogni singolo episodio, e sono proprio i loro commenti a costruire la storia, le scene ed il finale a sorpresa. I commenti possono essere postati su YouTube o sulla pagina ufficiale di Lost in Google su Facebook, che conta ben 16.729 “mi piace”. L’utente, quindi, non si limita solo a giudicare le puntate, ma ha un ruolo attivo nella realizzazione degli episodi successivi; il viaggio nel mondo Internet, attraverso le ricerche più o meno strampalate che noi internauti effettuiamo ogni giorno, è un percorso che non esplora il mondo della rete dall’esterno, ma coinvolge direttamente gli spettatori attraverso la condivisione, l’osservazione e lo stimolo a suggerire sempre nuove scene. C’è anche chi ha attaccato questo progetto, considerandolo solo un chiaro esempio di narcisismo digitale, in cui tutti gli utenti, ormai ubriachi di Internet, Facebook e Twitter (solo per citarne alcuni), non riescono più solo stare a guardare, ma sono spinti sempre dal continuo bisogno di commentare, partecipare, condividere momenti – anche surreali.

L’originalità del progetto, forse, nasconde proprio questo interrogativo: fin dove siamo disposti a spingerci, oggi, per essere sempre al passo con le nuove tecnologie, per esplorare sempre nuove conoscenze e per essere – soprattutto – sempre presenti in Rete? Speriamo di non dover rispondere a tutte queste domande cercando su Google…

Il protagonista di questa web fiction in pieno stile web 2.0 è Simone Ruzzo, che viene risucchiato dal suo portatile, ma, essendo agorafobico, vuole uscire da Google a tutti i costi; ad aiutarlo ci sono, però, Proxi Riccio, l’unica davvero capace a satbilire un contatto tra web e realtà, e Ciro Priello, l’amico twitter-dipendente di Simone. Alla regia c’è Francesco Ebbasta, Alfredo Felco è agli effetti speciali, la sceneggiatura (e la lettura di tutti i commenti) è affidata a Fausto Rio, Danilo Turco è all’audio e Andrea  Leone è alla produzione esecutiva.

Fanno tutti parte di The Jackal, gruppo di videomaking indipendente nato a Napoli nel 2005, impegnato nella produzione di cortometraggi comici, videoclip musicali e, questa volta, nella prima fiction che accomuna web, cinema, riflessione sociale e fantasia. Lost in Google vanta il supporto anche di Fanpage, quotidiano partenopeo online, indipendente ed estraneo ai finanziamenti pubblici.

L’intraprendenza di The Jackal, però, non si ferma qui: la casa di videoproduzioni ha risposto all’iniziativa di Telecom Italia e vuole coinvolgere il pubblico web a raccontare Napoli su Twitter, utilizzando solo i 140 caratteri a disposizione ed un videoclip di 60 secondi.

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