FACEBOOK E TWITTER: RISORSE O MINACCE?

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Da qualche tempo molti gruppi editoriali stanno elaborando norme deontologiche che regolino l’uso dei social network per giornalisti, dipendenti e collaboratori. L’avanzare del Web 2.0, con le nuove forme di partecipazione e condivisione, sta creando problemi sconosciuti in passato.
Facebook, Twitter, social network e blog, da semplici raccolte di foto e mezzi per restare in contatto con gli amici, si sono trasformati in veri e propri strumenti per la raccolta e la diffusione dal basso di notizie e di immagini. È grazie alla rete, infatti, che si sta diffondendo sempre più il “citizen journalism”. Questa nuova tendenza permette anche ai non professionisti di scambiarsi contenuti e informazioni, trasformandosi da testimoni in reporter.
Ma quanto i giornalisti professionisti utilizzano le notizie e le immagini che trovano su blog, social network e simili? E, soprattutto, quanto possiamo fidarci di ciò che troviamo nella rete?
Per questi motivi, gruppi editoriali esteri hanno fornito ai propri dipendenti direttive su come comportarsi.
L’ASNE, American Sociaty of News Editors, l’associazione degli editori dei quotidiani statunitensi, ha raccolto un po’ di queste regole e ha classificato le principali in un decalogo: “10 Best Practices for Social Media”.
D’altra parte, non è la prima volta che vengono elaborate regole per un uso corretto degli strumenti forniti dalle nuove tecnologie. Alla fine degli anni ‘90 Arlene Rinaldi scrisse i 10 comandamenti dell’etica dell’uso del computer, tra cui il monito a non danneggiare altre persone o il loro lavoro tramite il computer, a non usare risorse senza autorizzazione e l’invito a usare il computer in modo da mostrare considerazione e rispetto. Un vero e proprio galateo informatico, insomma.
Il decalogo dell’Asne non ha valenza di legge. Per quanto riguarda l’apertura all’utilizzo dei social network nella redazione, le regole sono le seguenti:

1. Traditional ethics rules still apply online.
2. Assume everything you write online will become public.
3. Use social media to engage with readers, but professionally.
4. Break news on your website, not on Twitter.
5. Beware of perceptions.
6. Independently authenticate anything found on a social networking site.
7. Always identify yourself as a journalist.
8. Social networks are tools not toys.
9. Be transparent and admit when you’re wrong online.
10. Keep internal deliberations confidential.

Si invita i giornalisti ad usare i social network con professionalità e a verificare tutte le informazioni raccolte sui blog e social network.
Non tutte le redazioni, comunque, impongono il rispetto di queste regole o hanno adottato un proprio regolamento. Il New York Times, per esempio, ha dichiarato che, sebbene in redazione ne abbiano parlato, non è stato imposto alcun codice da seguire. I dipendenti sono stati esortati a usare i social network con ponderatezza per non minare la credibilità loro e del giornale, con cui ovviamente sono identificati.
L’Associated Press, una delle maggiori agenzie di stampa a livello internazionale, ha invece fornito ai giornalisti delle linee guida sui post e tweet. In particolare, per tutelare l’integrità dell’agenzia, un giornalista può pubblicare proprie osservazioni ma deve porre molta attenzione nel retwittare opinioni terze, in special modo se non trova il modo di contestualizzarle.
E in Italia? Qualche mese fa ha suscitato polemiche il tweet pubblicato dal giornalista Sandro Ruotolo della trasmissione “Servizio Pubblico” che indicava il nome del presunto attentatore di Brindisi. Dopo qualche ore si è scoperto che l’uomo niente aveva a che fare con l’attentato alla scuola Morvillo Falcone. Ruotolo, al coro di proteste che si era levato per la sua informazione inesatta, ha risposto con un’alzata di spalle. Quali sono allora i criteri che seguono i nostri giornalisti?
L’ex direttore generale della Rai Lorenza Lei, con uno degli ultimi provvedimenti, ha inviato una circolare con cui vietava ai dipendenti di rilasciare dichiarazioni non autorizzate e che possano ledere l’immagine dell’azienda su social network. Circolare che ha suscitato le polemiche dei giornalisti che si sono sentiti minacciati nella loro libertà di espressione.
Marco Pratellesi, giornalista e autore del blog “Mediablog”, ha cercato di tracciare alcune linee guida per un uso consapevole dei nuovi mezzi di raccolta e diffusione di notizie. Tra le altre, Pratellesi invita a non perdere la fiducia e la credibilità dei lettori, a mantenere trasparenza e imparzialità, a specificare se una notizia presa da blog è confermata o meno. La sua conclusione è che “niente è privato nel web e i giornalisti sono adesso soggetti allo stesso livello di sorveglianza e controllo delle persone di cui sono abituati a scrivere.
E dunque il problema è ancora aperto: come possiamo fidarci delle notizie che circolano in rete? È giusto affidarsi, senza una verifica accurata, alle nuove fonti di informazione? Come si scopre una notizia falsa? Facebook e Twitter sono una risorsa o una minaccia per il buon giornalismo? Ai posteri l’ardua sentenza.

Alessandra Federica Palumbo

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