Bip Mobile e la rivoluzione mancata

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Lo scorso 20 settembre è stato ufficialmente lanciato sul mercato italiano Bip Mobile, un nuovo operatore virtuale di telefonia per cellulari che si appoggia alle reti di 3 Italia. Si tratta di un full MVNO (Mobile Virtual Network Operator), ossia di una società che non possiede tutte le infrastrutture necessarie per erogare il servizio, ma che può emettere SIM e dotarsi di un proprio prefisso telefonico. È un modello di gestione ancora poco diffuso nel nostro paese, in cui oltre ai colossi “reali” Vodafone, Tim e Wind, che da soli detengono una quota superiore al 90% del mercato, esistono diversi altri operatori (sono oltre una ventina), sempre virtuali, ma che stipulano accordi di altro tipo con i proprietari delle reti, limitandosi spesso alla commercializzazione del servizio e al branding.

Tuttavia il vero elemento di novità su cui punta Bip Mobile è il fatto che si tratterebbe del primo operatore low cost in Italia, che attraverso l’adozione di tariffe particolarmente convenienti potrebbe destabilizzare il mercato costringendo i competitor ad abbassare i prezzi a vantaggio dei consumatori (e della stessa Bip Mobile, che prevede una forte affluenza di nuovi utenti attratti dalla possibilità di risparmiare).

Un precedente simile si è già verificato nel 2011 in Francia, dove la neonata Free Mobile in meno di tre mesi è riuscita a conquistare oltre due milioni di nuove utenze, grazie ad un’offerta flat da 19,99€ al mese comprensiva di traffico telefonico verso numeri fissi di trenta paesi, verso cellulari in Francia, Canada e Stati Uniti, e traffico UMTS. Tutto senza limiti né costi aggiuntivi. E le altre compagnie, dopo aver perso centinaia di migliaia di abbonamenti, hanno dovuto rimodellare le proprie tariffe al ribasso per essere competitive.

L’amministratore delegato e fondatore di Bip Mobile, Fabrizio Bona, ha dichiarato che l’obiettivo dell’azienda è di raggiungere il milione di utenze nel primo anno di attività, per poi arrivare a 5 milioni nell’arco di quattro anni. Una conquista molto ambiziosa, soprattutto se si pensa che PosteMobile, leader incontrastato nel settore MVNO in Italia, in quattro anni ha raggiunto 2 miloni di abbonamenti, per di più sfruttando il già vasto portafoglio di clienti di Poste Italiane.

È evidente come le aspettative siano di ottenere risultati più vicini a quelli di Free Mobile, a cui la compagnia italiana si è dichiaratamente ispirata. In effetti la semplicità del piano tariffario è la stessa: un’offerta unica e chiara, facile da comprendere senza doversi perdere in troppi calcoli per determinare il profilo più adatto alle proprie esigenze. Quello che cambia però è la tipologia dell’offerta. Si chiama 3×3 e prevede un costo di 3 centesimi al minuto verso tutti i numeri con tariffazione a scatti di 30 secondi, a cui va aggiunto uno scatto alla risposta di 16 centesimi. SMS e MMS costano rispettivamente 12 cent e 1€, e per la navigazione UMTS è previsto un abbonamento da 2€ a settimana per 300 MB di traffico, superati i quali ci sarà un ulteriore addebito di 1€ al giorno per ogni 50 MB. Niente tariffe flat a prezzi davvero stracciati come in Francia quindi, e probabilmente non ci saranno nemmeno conseguenze dirompenti sul mercato. Semplicemente le altre compagnie dovranno fare i conti con un concorrente in più e far fronte alla crescita, ancora lenta ma costante, degli operatori virtuali. Pare quindi che la “bip revolution” annunciata su bip.it sarà piuttosto un flop, salvo cambiamenti radicali nella formulazione delle offerte.

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Una piccola nota sulla strategia di marketing del nuovo MVNO: il taget di riferimento di Bip Mobile, come annunciato sul comunicato stampa diramato dall’azienda, è un pubblico giovane. Lo dimostra anche la scelta del testimonial, il famoso Road Runner o Beep Beep, “assoldato” in seguito a un accordo milionario con la Warner. La campagna pubblicitaria prevede un investimento di 100 milioni destinati esclusivamente a inserzioni sui canali televisivi di Mediaset, che ha un’audience di età media più bassa rispetto alle altre reti generaliste. Stupisce però che nel planning promozionale sia del tutto escluso il web, dato in controtendenza con l’andamento attuale del mercato delle inserzioni. L’aspetto dei social media infatti è del tutto trascurato: voce su wikipedia ancora inesistente, nessun canale uffiale su youtube, profili facebook e twitter sommersi da commenti di consumatori delusi che non ricevono neanche risposta dagli amministratori. Una scelta insolita per chi pretende di raggiungere utenti di giovane età, considerando anche il costo elevato degli SMS e lo scatto alla risposta, che in caso di telefonate brevi fra ragazzi risulta tutt’altro che conveniente.

Meno pubblicizzata ma comunque da sottolineare è invece la promozione Bip International, offerta gratuita che consente di chiamare con la stessa tariffa nazionale numeri fissi in Albania, Marocco e Romania, oltre a fissi e cellulari in Cina e India. Il fatto che tutte queste nazioni, sommate insieme, rappresentino la provenienza della maggior parte degli immigrati in Italia lascia presumere che l’azienda voglia piuttosto sfondare in un mercato etnico in espansione. Questo sembrerebbe giustificare la scelta di puntare tutto sulla tv, dato che un sondaggio, anche se ormai vecchio di qualche anno, di Tormorrow Swg rivela che il mezzo di comunicazione maggiormente fruito dagli stranieri in Italia sia proprio la televisione.

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