I Google Glasses scatenano il dibattito sulla privacy

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I Google Glasses, il gadget rivoluzionario che dal 2014 ci permetterà di visualizzare immagini virtuali come la nostra agenda, il meteo, foto e video sovrapposte a quelle fisiche, scatena il dibattito sulla privacy e il Congresso americano chiede garanzie.

 

I timori circa le conseguenze per la privacy che avranno questi occhiali dotati di realtà aumentata non arrivano solo dai soliti gruppi di scettici che ogni innovazione tecnologica porta con se, ma anche da un gruppo bipartisan di otto parlamentari del Congresso americano che ha richiesto precise spiegazioni all’amministratore delegato del colosso Google, Larry Page. Quello che più preoccupa politici e non, è l’ipotesi avanzata in un articolo pubblicato sul Wall Street Journal secondo la quale questi occhiali potrebbero essere potenziati fino a rendere possibile il riconoscimento facciale. L’introduzione di una simile tecnologia permetterebbe a chi guarda attraverso queste magiche lenti, di venire a conoscenza di tutta una serie di dati personali come nome, indirizzo, occupazione e quant’altro per ogni volto inquadrato. Il Congresso, ricordando a Google spiacevoli precedenti come la raccolta non autorizzata di dati tramite Street View, ha chiesto chiare garanzie sulla tutela della privacy delle persone osservate tramite i Google Glasses, sulla raccolta di dati personali senza il consenso dell’utente e su come l’azienda pensa di affrontare il problema dei dati raccolti dagli occhiali nel caso in cui questi vengano venduti, prestati o persi dal legittimo proprietario. In attesa di una risposta ufficiale, che dovrà pervenire entro il 14 giugno, il direttore del progetto Google Glasses, Steve Lee, assicura che l’azienda non intende introdurre il riconoscimento facciale in alcuno dei servizi offerti, a meno che non si giunga ad una efficace soluzione per la tutela della privacy.

 

Nel frattempo c’è chi ha già avuto il nuovo gadget tra le mani, un po’ per dovere e un po’ per piacere ha giocherellato con tutte i servizi che offre e poi lo ha perso, forse in aeroporto. È successo a Luke Wroblewski, sviluppatore di app della Silicon Valley, adesso preoccupato non tanto per aver gettato via 1500 dollari (attuale prezzo dei Google Glasses), ma per la sua privacy. Chiunque riesca ad attivare gli occhiali potrà infatti sbirciare nella vita privata e professionale dello sbadato Luke che, nella speranza di ritrovarli, non ha ancora provveduto alla cancellazione da remoto di tutti i suoi dati. Inutili in questo caso le avvertenze di Google che vietano in maniera tassativa agli acquirenti di questa prima “Explorer Edition” di rivendere, prestare o trasferire ad altri gli occhiali acquistati.

 

Marzia Barosso

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