Nuova rete a vantaggio di chi?

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Il mondo non sarà sempre pacifico. Molti giovani non si rendono conto  che la Germania ha dato origine al nazismo negli anni’ 30 quando, per trovare gli ebrei, ci hanno messo due anni. Questo oggi si può fare con un clik. Chissà se non potrà avvenire un giorno qualcosa di simile o addirittura di peggiore”

Parole forti quelle di Franco Bernabè, Presidente della Telecom Italia e della GSMA, intervenuto a un convegno all’ Università Bocconi. Il numero uno di Telecom, nel suo libro Libertà vigilata. Privacy, sicurezza e mercato nella rete, affronta temi importanti quali la totale assenza di regole del mondo di Internet e la disparità nella tutela della privacy sulla rete tra gli operatori della telecomunicazione e gli operatori di Internet (come Facebook, Google e Amazon). Secondo Bernabè a rischio è la democrazia se Facebook non sarà regolato in maniera adeguata. Il sito, che ha più di un miliardo di utenti e 400 miliardi di fotografie, consente una facile intrusione nella privacy delle persone.

Negli Stati Uniti, dove le società di Internet prolificano, la privacy non è un diritto fondamentale del cittadino, non è un diritto costituzionale come da noi, ma è una semplice tutela del consumatore. Una situazione che può portare benefici straordinari alle imprese americane, in tema di accesso ai dati personali. Siamo “profilati”. Le transazioni consentono di raccogliere una serie di dati/informazioni sulle abitudini di ciascuno di noi nell’estremo dettaglio. Si possono addirittura fare delle previsioni sul comportamento.

 

Proviamo a immaginare cosa accadrebbe se le Poste inoltrassero della corrispondenza gratuita, senza francobollo, in cambio di pubblicità personalizzata: l’utente consegna la lettera al postino che la apre, la legge e prende nota delle parole chiave, successivamente la consegna al destinatario insieme a dei depliant pubblicitari che hanno a che fare con il contenuto della lettera.

E’ ciò che succede con il servizio di posta elettronica di Google fornito, ogni giorno, a 350 milioni di persone. Gmail, infatti, indicizza le informazioni contenute nelle nostre email . Discorso analogo riguarda Facebook invitandoci a cliccare “mi piace” per conoscere le preferenze digitali degli utenti per utilizzarle poi a scopi commerciali. Tematiche affrontate nel saggio di Bernabè dove la parola libertà è Internet e la vigilanza è quella dei grandi monopolisti che se ne servono per fini economici.

Franco Bernabè, ospite recentemente alla trasmissione Otto e mezzo, ha criticato aspramente gli operatori Internet Over the top che generano  cash flow (flussi monetari) ma utilizzano la rete senza dare contributo all’economia nella quale la rete è insediata. Hanno più o meno lo stesso fatturato degli operatori di tlc ma, gli operatori Internet, investono la metà e occupano meno di ¼ dei dipendenti globali delle tlc e, spesso, non pagano le tasse.

Industriali quelli dei telefoni che, dopo avere investito centinaia di miliardi per lo sviluppo delle reti, stanno diventando trasportatori low cost  di servizi e profitti generati da altri. E’ evidente che ci troviamo di fronte a un sistema squilibrato. Internet, come la conosciamo oggi, non sopravvivrà a lungo se non sarà chiaro chi la deve pagare.

Alessandro Rossi

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