Le nuove app per difendere la privacy

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SNAPCHAT è un’applicazione con cui è possibile inviare foto e video che svaniscono pochi secondi dopo essere stati ricevuti e visualizzati, ideata da Evan Spiegel e Bobby Murphy nella primavera del 2012. Il meccanismo è semplice: si scatta e si invia una foto, che può essere anche modificata con disegni, o un video; il messaggio si elimina automaticamente pochi secondi dopo essere stato aperto e se il destinatario prova a fare uno screenshot, l’app avverte il mittente, facendogli fare una figuraccia.

 

A inizio febbraio 2012 Snapchat era già la seconda app per la condivisione di foto o video più scaricata negli USA, subito dopo YouTube e prima di Istagram, e la diciannovesima app più scaricata in assoluto. Il dato riflette la preoccupazione sempre più diffusa degli utenti del web per la protezione della loro privacy e dei contenuti privati che producono. Secondo un’indagine del Pew Research Center il 57% degli utenti di app ne ha disinstallata una per paura di condividere informazioni personali. Un sondaggio dell’Università della California a Berkeley mostra che l’88% degli intervistati, fra ragazzi dai 18 ai 24 anni, sostiene che la legge dovrebbe obbligare i siti web e le agenzie di pubblicità a cancellare su richiesta tutte le informazioni personali, e fra le persone dai 45 ai 54 anni intervistate il 49% è d’accordo. Il successo di Snapchat è probabilmente anche dovuto al fatto che il suo lancio è stato immediatamente successivo allo scandalo che ha coinvolto il parlamentare statunitense Antony Weiner, scoperto a scambiarsi foto indiscrete con donne conosciute su Twitter.

 

Il sistema di autodistruzione di Snapchat, tuttavia, non è a prova di bomba: già subito dopo la sua invenzione, il web si è popolato di manuali che spiegano come salvare il messaggio senza che il mittente se ne accorga. L’app è infatti considerata un sistema sicuro solo per scherzare con gli amici, al contrario di un’altra applicazione, WICKR, che ha le stesse funzionalità di Snapchat, ma offre un sistema di protezione più solido. Essa si presenta come la versione più seria, ideata per difendere il diritto universale della comunicazione privata. Tuttavia, essa è solo al 174° posto della app più scaricare negli Stati Uniti.

 

La pericolosità che applicazioni del genere si diffondano è stata fiutata dalle grandi aziende proprietarie di piattaforme di condivisione e di social network, che permettono loro di registrare e utilizzare i dati degli utenti. Nel 2007 è stata fondata Drop.io, una start up che si occupava di files sharing e che permetteva di determinare un tempo al termine del quale i files condivisi si cancellavano. Tre anni dopo la sua creazione, l’azienda è stata acquistata da Facebook.

 

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