Archive for agosto 2013

Dal DynaTAC agli Smartwatch.

agosto 30, 2013

Come non sorridere riguardando film come “Wall Street” o “Ppretty Woman” nel vedere distinti uomini d’affari alla prese con la novità tecnologica del tempo, lo status symbol di benessere e potere: il telefonino. Esemplari ingombranti, monocolore, pesanti, con uno schermo piccolissimo e in grado solo di effettuare o ricevere telefonate.
Nel giro di alcuni anni si assiste allo sdoganamento del prodotto. Il cellulare non è più un costoso gadget che possono permettersi solo importanti uomini d’affari, ma diventa uno strumento più alla portata di tutti, con un design un po’ più accattivante, anche se ancora prevalentemente usato come strumento di lavoro. E’ a metà degli anni novanta che il vero e proprio boom dei telefonini esplode, grazie anche allo sviluppo di una nuova forma di comunicazione, gli SMS, e di un’azienda, la Nokia, specializzata nella produzione di apparecchiature telefoniche, che diventerà velocemente leader del settore della telefonia. Il telefonino è uno strumento che in pochi anni conquista tutti, dai ragazzi agli anziani. Le vecchie cabine del telefono spariscono a poco a poco e i modelli monocolore e ingombranti vengono presto sostituiti da esemplari più piccoli, colorati, leggeri e quasi indistruttibili. Vengono integrate nuove funzioni oltre alla rubrica: sveglia, calendario, giochi, calcolatrice eccetera e ogni telefono può essere personalizzato con cover e suonerie pre-impostate o comprate tramite abbonamento, a dimostrazione della nuova evoluzione di questo apparecchio da strumento di lavoro ad accessorio.
Oggi il telefono è diventato smart, intelligente. E’ un oggetto che tutti possiedono, è quello che controlli di avere sempre in borsa o in tasca, più che il portafoglio o le chiavi.
La grande rivoluzione è la possibilità di essere connesso a internet, puoi essere on-line anche quando non sei a casa con un computer a portata di mano. Le funzionalità sono infinite puoi fare foto, video, di qualità sempre migliore, e postarli subito su sui social network. Grazie a programmi spesso già installati puoi caricare e leggere documenti di lavoro, libri, addirittura testi universitari per preparare un esame; si può scaricare, ascoltare musica e creare una playlist senza bisogno di un altro ulteriore apparecchio. Se ti perdi basta collegare il navigatore integrato nel telefono alla macchina, se sei in coda e ti annoi puoi sfidare gli amici o cimentarti da solo con centinaia di giochi diversi dalla grafica impeccabile; ormai “snake” è un pallido ricordo. Inoltre scaricando le miriadi di applicazioni presenti in rete puoi personalizzare il tuo telefono. Dimmi che app hai e ti dirò chi sei, il telefono si plasma sempre più sulle esigenze del suo utilizzatore, che arricchisce la versione “base” acquistata come più desidera. La Nokia ha perso il proprio primato e ad oggi si assiste soprattutto alla guerra tra la statunitense Apple e la sudcoreana Samsung, tra il sistema Android e quello iOS. Ormai lo smartphone ha quasi le stesse funzionalità di un pc e… si riesce anche a telefonare.
Le innovazioni tuttavia non sono terminate, la nuova sfida si chiama smartwatch, oggetti che fino a qualche tempo fa si vedevano solo nei film di fantascienza e di spionaggio sono oggi già in commercio: la Sony vende il proprio modello (la sua seconda versione), a partire da 99,00 euro. La grande attesa è comunque quella riservata per il Samsung Galaxy Gear, lo smartwatch che l’azienda sudcoreana presenterà il 4 settembre all’Ifa di Berlino, bruciando sul tempo l’iWatch targato Apple, su cui l’azienda americana sta ancora lavorando, che ne aveva previsto il debutto per la fine dell’anno. Un oggetto che ci permetterà quindi di poter gestire il telefono dal polso senza neanche dover tirare fuori lo smartphone dalla tasca. Telefonate, messaggi, mail, agenda, aggiornamenti dai social network sempre sotto controllo. Ma non si tratta solo di questo. A questi dispositivi potranno essere integrati sensori in grado di monitorare la nostra salute, con tutte le implicazioni che applicazioni come queste potranno avere per la scienza medica. Inoltre non bisogna dimenticare l’aspetto relativo all’evoluzione di applicazioni già esistenti sviluppate ad esempio dalla Nike, studiate su misura per gli sportivi. Nel campo del “wearable” infatti il Galaxy Gear o l’iWatch non rappresentano una novità assoluta, ma chi può dire quali saranno gli sviluppi su questa nuova tipologia di prodotti, stimolata anche dalla agguerrita concorrenza esistente tra le aziende che si misurano con queste nuove tecnologie.

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Il successo di iTunes Store

agosto 28, 2013

Correva l’anno 2003 e il giorno 28 aprile vide la luce quello che diventerà il più grande negozio virtuale nella vendita di musica. Un successo. Meglio, un trionfo. Ma perché tutto questo? Diciamo che la chiave di volta non è rappresentata da un solo fattore bensì da più fattori ed alcune coincidenze, sapientemente sfruttate. Cerchiamo di risalire la corrente. L’industria musicale attraversava una grave crisi, colpa anche della diffusione di numerosi software che ne permettevano il “ripping”: la copia dei supporti magnetici. Freeware che con estrema facilità e poco dispendio di denaro permettevano e permettono di avere una copia quasi fedele dell’originale.  Ne è derivato un crollo delle vendite a cui ha fatto seguito la crisi dell’industria musicale alla quale si è cercato di porre rimedio con azioni contro i distributori online come Napster. Il seguito lo conosciamo tutti: il lupo perde il pelo ma non il vizio. Che fare quindi? Ecco scoperto l’uovo di Colombo! Apple, dopo un’attenta e profonda analisi, giungeva alla conclusione che l’unico rimedio consisteva nel concedere musica a prezzi adeguati, tesi che vide materializzarsi l’iTunes MusicStore. Un successo strepitoso. Ebbene, agire per proibire e bloccare la contraffazione non avrebbe risolto molto. Purtroppo l’industria musicale si ostinava a percorrere questa strada senza guardare altrove. Apple riuscì in questo portando la musica a prezzi adatti a tutte le tasche e quindi ad insinuare nella mente l’amletico dubbio se convenisse acquistare l’originale o continuare con le azioni di pirateria. La redenzione di molti ha fatto il resto. A questi fattori si sommano il software appositamente creato dall’Azienda di Cupertino ed il dispositivo che alla tecnologia ha aggiunto un design di successo. 99 centesimi per un singolo forse sarà un prezzo irrisorio o forse sarà ancora troppo ma comunque il successo ormai è decretato… e anche per l’industria discografica che ha visto nuovamente la luce.

Fabrizio Pronzalino

Il futuro? È già qua!

agosto 26, 2013

Quando nel 1998 Google venne creato da Larry Page e Sergey Brin nessuno avrebbe potuto ipotizzare le imminenti trasformazioni che tale sito avrebbe provocato nel mondo. Oggi Google, divenuto ormai un colosso del virtuale dopo il sorpasso nel 2012 della quotazione in borsa della Microsoft, riesce ad influenzare anche il mondo reale.
L’azienda con sede a Mountain View prova a dare da alcuni anni un sua visione di quello che dovrebbe essere il futuro. Si spazia da progetti avveniristici che scadono nell’utopico quale un ascensore spaziale fino a innovazioni tecnologiche nel campo della domotica (la scienza che si occupa di integrare le applicazioni elettroniche nell’organizzazione della vita domestica). Secondo Google è quello il futuro: domani tramite smartphone riusciremo ad interagire con tutti gli dispositivi presenti nella nostra vita, sino ad ipotizzare di poter tornare a casa dal lavoro trovando la temperatura preferita e un bagno caldo già pronto ad attenderci.
Un futuro a cui non siamo ancora arrivati e che però lungo la sua strada promette dei traguardi che il genere umano ha sempre immaginato come dei punti di arrivo. Quasi delle chimere, come la pietra filosofale degli alchimisti medievali, calate nel terzo millennio. In particolare vi è una tappa di questo cammino che davvero sembra essere uscita da un film fantascientifico e che Google ha inserito dal 2005 nel suo inventario di desideri: la driverless Car.

La speranza iniziale era che tra circa 3 anni iniziasse la loro commercializzazione e che tra 20 anni divenisse un bene di consumo. Ma, a riprova della capacità dell’azienda di influenzare i mercati e di plasmare il mondo secondo la sua volontà, il mercato segue le sue linee guida. Solo così si spiega il fatto che la Volvo abbia pensato di far interagire la sua XC90 con un semplice smartphone, inventando un applicazione per il parcheggio che ci porta direttamente in quel futuro immaginato da Google.

Attraverso un programma chiamato Autonomous parking il guidatore alle prese con il parcheggio potrà guadagnare tempo ed evitarsi inutile stress stando in coda. Basta pensare a quante volte nell’arco della propria vita si è in ritardo per capire l’estrema utilità di tale dispositivo. Il programma è anche estremamente facile da usare per il conducente: prevede una zona di partenza in cui scendere dall’auto ed azionare l’applicazione dal cellulare. L’auto sarà dotata di mappe dei posteggi e dei garage nelle vicinanze; una volta terminati gli impegni basterà tornare nella zona di partenza e richiamare l’auto sempre tramite smartphone.
Ovviamente facile nell’uso, ma non nella progettazione: i tecnici hanno dovuto implementare la tecnologia dei sensori del parcheggio facilitato automatizzandola del tutto con l’aiuto di un navigatore satellitare. Inoltre i garage devono comunicare con l’auto per segnalarle il posteggio libero dove parcheggiare. A queste difficoltà se ne aggiungono altre, da quelle più semplici come ad esempio il pagamento del posteggio, fino a problemi più complessi come quello della frenatura autonoma in caso di pedoni su strisce pedonali.
Questioni che avranno ampie ricadute: si può già immaginare una battaglia fra posizioni opposte al pari di quelle che si hanno con la bioetica. Infatti c’è già chi pone l’accento sulla sicurezza stradale se le auto saranno automatiche (azzerando quindi l’errore umano) e su chi è più scettico e teme l’idea di attraversare una strada percorsa da auto automatizzate.
Infatti su questa materia la legge sta restando indietro: solo nello stato del Nevada negli Stati Uniti è stato approvato un disegno di legge che concede licenze per la sperimentazione di veicoli autonomi. Ed ovviamente perché quello è lo stato che l’azienda di Mountain View ha scelto per fare attività di lobby.

Marzio Balzarini