Archive for the ‘Appunti’ Category

IMI – Social network

aprile 12, 2013

Gli strumenti di social networking si stanno diffondendo fino ad arrivare uno dei modelli più utilizzati per l’interazione in rete sia a livello personale (Facebook) sia a livello professionale (LinkedIN).

Le filosofie applicativa, i modelli di condivisione, partecipazione e gestione del proprio profilo rappresentano i punti chiave del successo di questi strumenti.

Slides in formato Pdf IMI – Social Network

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IMI – Il copyright nell’era del Web 2.0

aprile 12, 2013

Proteggere i contenuti è sempre stato un’esigenza per tutelare lo sforzo fatto per creare una qualsiasi opera dell’ingegno e per far in modo che la tutela si estenda non solo al territorio locale ma abbia una valenza universale.

La rete ha introdotto nuovi concetti di protezione e nuovi modelli di contenuto: la fruizione non avviene più con modalità tradizionali ma vengono richieste e prodotte nuove forme di erogazione on-demand.

I concetti di CreativeCommon provano a dare una risposta a queste nuove esigenze di protezione che vengono estese anche agli strumenti open source.

Testi tratti da Wikipedia

Slides in formato Pdf IMI – Copyright

IMI – Il fenomeno YouTube e il video sharing

aprile 12, 2013

YouTube costituisce una formidabile risorsa che il Web mette a disposizione per condividere video. E’ uno strumento nato recentemente (2005) con una crescita esponenziale di utenti e di funzionalità. Oggi è il terzo sito più visitato della rete.

Come YouTube esistono altri strumenti di condivisione video ma dal punto di vista social, la piattaforma di Google rappresenta un riferimento sul quale possono risiedere diverse tipologie di streaming: video virali, canali tematici e molte altre verticalizzazioni

I dati di riferimento sono tratti da Wikipedia

Slides in formato Pdf  IMI – youTube

Testi Informazione Multimediale Integrata – secondo semestre 2013

marzo 14, 2013

I testi utilizzati per il corso di Informazione Multimediale Integrata – secondo semestre sono i seguenti:

– Web 2.0 – Giuliano Prati – UNI Service (ISBN ISBN: 9788861780187).
– Community management – Franco Angeli (ISBN ISBN: 9788856837544)
– Marketing conversazionale – Luca De Felice – IL SOLE 24 ORE (ISBN ISBN: 9788863452143)
– Social media Roi – Vincenzo Cosenza – APOGEO (ISBN ISBN: 9788850313969)
– Web marketing per le Pmi – Miriam Bertoli – HOEPLI (ISBN ISBN: 9788820348717)

Web 2.0 di Prati è reperibile anche in rete su SlideShare (http://www.slideshare.net/Web20.it/web-20-internet-cambiato) mentre tutti gli altri testi sono accessibili sui normali canali di acquisto digitali e non.

Mario Clavarino

SHARING ECONOMY MANIA

agosto 2, 2012

Dopo il boom dei social network, la sharing economy diventa il vero business del  futuro: una nuova filosofia di vita che, complice l’attuale crisi, prende le distanze dalla mania dell’accumulo per passare alla condivisione.

Negli Sati Uniti, dove la sharing economy è nata, viene ovviamente già applicata a ogni tipo di bene e servizio, dal babysitting alla condivisione di case, spazi di lavoro ecc.

Lo stesso “The Week” in un articolo online di aprile 2012, la  definisce come la “nuova rivoluzione industriale”.

Vediamo alcuni esempi tra i più famosi:
Airbnb (www.airbnb.it) è una community marketplace che mette in contatto proprietari di appartamenti, case, ville, stanze ecc con viaggiatori alla ricerca di una sistemazione; è uno dei siti più famosi che ha raggiunto il record di 10 milioni di notti prenotate in 25 mila città!

La community ha regole precise da rispettare, un’assicurazione che copre i proprietari e un’applicazione I-phone con “wish list” per salvare le proprie preferenze.

Sicuramente il mondo della moda è quello che fin da subito ha dato origine allo scambio, dalla semplice bottega di rivendita di abiti usati, alla community su internet; gli esempi sono moltissimi, ma possiamo sicuramente citare “Refashioner” sito americano must per le modaiole che non buttano mai via niente e che si definisce appunto  “un’accurata community per acquistare, vendere e scambiare abiti e accessori di qualità!” Qui si possono davvero fare ottimi affari trovando il pezzo preferito e cercato da tempo o noleggiando borse e abiti per un tempo limitato.

Un esempio italiano di rilievo è quello di www.suiteatwork.it, l’ecologico guardaroba organizzato in grado di offrire un guardaroba femminile condiviso tutto l’anno: su abbonamento si possono scegliere abiti per ogni giorno che vengono scelti, indossati e riportati alla sede centrale  che si occupa di lavarli, stirarli e rimetterli a disposizione (per ora solo a Milano e Brescia).

O ancora scambio dei vestitini dei figli per le mamme eco fashion, su www.newtoyou.it  boutique di Milano.

Ma oltre ovviamente allo scambio di case, abiti, all’ancor più famoso “couchsurfing”  che permette  di trovare sistemazioni “di fortuna”, la vera rivoluzione della sharing economy è quella che riguarda i servizi: si può scambiare e condividere davvero di tutto!

Dal dogsitter, www.dogvacacy.co, alle macchine sempre più scelte a noleggio, soprattutto negli USA con http://www.zipcar.com, per arrivare alla condivisione degli spazi comuni di casa e lavoro: dal “co-housing” dove più famiglie acquistano case in complessi residenziali con servizi e aree comuni (asilo, orto, parcheggi, macchine, gruppi d’acquisto) – da citare l’esempio di Urban Village Bovisa di Milano – al “co-working” che permette di condividere uffici completamente accessoriati riducendo le spese e usufruendo di spazi comuni (www.coworkinproject.com).

Il problema fondamentale è sicuramente quello della “garanzia”, del “potersi fidare”, che ogni community cerca di rafforzare con regole precise, esclusioni dal sito per violazioni fino ad arrivare negli USA alla creazione di una sorta di “portal reputation system for internet” che funziona come database per utenti referenziati.

Il mercato si avvia cosi a un modello di peer marketplace. Sempre più spesso l’offerta di un bene proviene dal singolo, anziché da una società: è il caso di eBay che si emancipa da internet per entrare nel quotidiano e il consumatore diventa veicolo di pubblicità, non soltanto perché sceglie cosa e come acquistare, ma perché consiglia, suggerisce: non è soltanto un fenomeno di scambio materiale, quindi, ma anche e soprattutto di opinioni.

Poter accedere a beni e servizi è ormai diventato più importante che possedere e i vantaggi sono sempre più numerosi: meno costi, meno problemi e creazione di una comunità globale che condivide soprattutto una di  filosofia di base.

Luisa Gulluni

Comunicazione di servizio

aprile 13, 2012

Buongiorno a tutti, volevo comunicare che la lezione integrativa di IMI – Informazione Multimediale Integrata, si svolgerà lunedì 16/4 presso l’aula 14.

Buon weekend.

Mario Clavarino

Potere, comunicazione e controllo

marzo 21, 2011

1. Il Panopticon

Il Panopticon nasce come proposta per risolvere il problema delle prigioni.

Il filosofo utilitarista inglese Jeremy Bentham propone, a questo riguardo, un nuovo modello di carcere; la soluzione architettonica di Bentham si trasforma in progetto nel 1791.

La prigione-modello si configura come una costruzione a pianta centrale, con una torretta al centro che ospita un unico controllore. Da questa posizione, il guardiano vede i vari settori dell’edificio circolare nel quale sono alloggiati singolarmente i detenuti.

Il trucco della macchina panottica è che il sorvegliante può coprire con un colpo d’occhio ogni cella in tutta la sua estensione, mentre i prigionieri — che pure sanno di essere visti — non possono vederlo. La percezione di un’invisibile onniscienza dovrebbe portare ad un rispetto integrale della disciplina, ad un ordine automatico.

L’occhio del Controllore diventa una chiara metafora del potere che tutto controlla e tutto ordina. Metafora inquietante, perché richiama sia l’occhio di Dio, il potere religioso della visione, sia l’occhio di Medusa, che pietrifica con lo sguardo.

Il detenuto che sente di essere guardato non compirà alcun atto trasgressivo. L’occhio del guardiano è impersonale, anonimo, è un occhio che distanzia e oggettivizza: in un universo dominato dal potere assoluto dello sguardo non c’è alcuno scambio, ma solo un flusso informativo unidirezionale.

Il filosofo illustra questa struttura con cartine e disegni, e si rende conto che la sua utopia architettonica non è soltanto un nuovo tipo di carcere: lo stesso principio può essere applicato ad altre realtà, a tutti i luoghi in cui le persone devono essere controllate, dalla scuola alla fabbrica, dagli ospedali ai manicomi.

Quis custodiet ipsos custodes?

Il Panopticon come modello di organizzazione di una società è una distopia, un luogo da incubo nel quale nessuno può controllare i controllori onnipotenti.

La comunità riorganizzata sotto il giogo della macchina panottica è manichea, rigidamente divisa in due parti tra colui che controlla e colui che è controllato, e ciascuna parte ha ruoli, funzioni e gerarchie ben distinte.

La non reciprocità, la mancanza di comunicazione tra i componenti del meccanismo, è uno degli elementi fondamentali del dispositivo panottico e della sua tecnica di controllo del potere.

Il sogno — o il progetto — utopico, quando diventa operazione totalizzante che tende al tipo, alla ripetizione e all’ortodossia, nega se stesso: se consolidandosi elimina alla radice ogni alternativa, l’utopia si rovescia in una distopia, proprio perché nega la possibilità di prefigurare ulteriori utopie.

2. 1984

Moltissimi sono i temi che si intrecciano nel romanzo 1984 (1949), di George Orwell: il potere, la guerra, il proletariato, la tortura, il linguaggio, il pensiero, i mezzi di comunicazione…

Dal momento che una trattazione esaustiva sarebbe impossibile in questa sede, cercherò di ricondurre alcune di queste tematiche a quello che è il comune denominatore di tutte, il controllo, e di fare alcuni collegamenti.

2.1. I contenuti del pensiero: il bispensiero

Winston Smith, il protagonista del romanzo, lavora al Ministero della Verità, dove si produce l’informazione di regime. Attraverso la falsificazione sistematica dei documenti, viene creata ogni giorno una nuova realtà, che deve adeguarsi ad un’ortodossia in perenne evoluzione.

Le “notizie” sono costruite ad arte per restituire l’immagine dell’infallibilità e dell’invincibilità: mai vengono annunciate sconfitte, mai fallimenti o errori di previsione. Ogni notizia indesiderabile è prontamente censurata o capovolta.

I membri del Partito sono tenuti ad utilizzare il meccanismo psicologico del bispensiero per adattarsi senza batter ciglio al continuo aggiornamento della verità.

Il doublethink viene definito come “la capacità di condividere simultaneamente due opinioni palesemente contraddittorie e di accettarle entrambe”. Lo slogan trinitario “LA GUERRA È PACE — LA LIBERTÀ È SCHIAVITÚ — L’IGNORANZA È FORZA” è la sua più perfetta espressione.

Al cittadino di Oceania è richiesto un continuo aggiustamento della memoria: deve compiere — consciamente — l’operazione di dimenticare ciò che il Partito ritiene necessario dimenticare, e poi dimenticare d’aver dimenticato. Viene così a crearsi una sorta di cecità volontaria alle contraddizioni e alle menzogne del regime.

L’assassinio della memoria cancella ogni orizzonte temporale e imprigiona la storia in un eterno presente; la capacità critica dell’individuo si dissolve nell’impossibilità di prefigurare una qualsiasi comparazione con tempi e luoghi diversi.

2.2. Gli strumenti del pensiero: la neolingua

Il controllo totale non passa soltanto per la manipolazione dei contenuti del pensiero, ma anche per gli strumenti, i mezzi con cui il pensiero si esercita.

Alla riscrittura della Storia, il regime abbina la revisione della lingua: all’archelingua (l’Inglese così come lo conosciamo) si sostituisce per gradi la neolingua (newspeak), e i vocabolari per la prima volta si restringono.

Il fine di questa operazione è rendere il pensiero divergente “letteralmente impensabile, per quanto almeno il pensiero dipende dalle parole con cui è suscettibile di essere espresso”.

La trasformazione ha da essere graduale, e il vocabolario diventa di anno in anno più piccolo: l’idea alla base della neolingua, infatti, è la rimozione di tutte le sfumature di significato, di tutti i sinonimi e i contrari.

Di ogni vocabolo sopravvive una sola accezione, e il suo inverso si costruisce con un prefisso: per fare solo un esempio, la parola “cattivo” viene rimpiazzata da “sbuono”.

Tutti i termini indesiderabili o comunque associabili a significati eterodossi sono aboliti.

Prendiamo in considerazione la parola “libertà”. Ogni libertà è stata soppressa in Oceania; eliminando anche la parola, cessa di esistere la stessa possibilità di pensare al concetto di libertà.

È proprio questo l’obiettivo della neolingua: rendere impensabile qualsiasi pensiero in contrasto con i principi del Socing, rendere impossibile lo psicoreato. La manipolazione del linguaggio è volta non ad estendere, ma ad annichilire le facoltà dell’intelletto umano.

2.3. Comunicazione e azione: i teleschermi

I teleschermi hanno una duplice funzione di trasmissione e ricezione: dislocati nelle abitazioni come negli spazi pubblici, il loro scopo è quello di intercettare ogni comportamento, ogni discorso e ogni sguardo — mentre diffondono la propaganda di partito.

Tutto quello che gli schermi vedono e sentono è potenzialmente intercettato dalla Psicopolizia, organo addetto alla repressione dell’eteredossia. La polizia del pensiero agisce sempre di notte, e il sospetto dissidente è di solito trasformato in spersona.

Lo psicocriminale non viene semplicemente sequestrato o eliminato, ma cancellato dalla memoria, con la distruzione di ogni prova della sua precedente esistenza.

Ciò che maggiormente contraddistingue il totalitarismo repressivo descritto in 1984 è la totale assenza di libertà, condizione ritenuta necessaria per la tenuta dell’ordinamento.

L’iniziativa individuale è repressa sul nascere, e la vita dei membri del Partito è come imprigionata in un grande panopticon: in ogni luogo pubblico, in ogni abitazione, i teleschermi guardano e ascoltano continuamente. Per eliminare alla radice la possibilità di cospirazioni contro il sistema, il Partito arriva a sorvegliare perfino le espressioni facciali degli individui.

Lo stesso Winston crede che i dispositivi siano in grado di percepire il battito del cuore; teme il sonno, che gli nega il controllo sulle sue stesse parole.

Anche quando l’uomo dorme, l’occhio elettronico è sempre lì con lui, vede lo squallido appartamento in quasi tutta la sua estensione, non si può spegnere, ascolta.

3. Occhi elettronici

Il tema della dittatura dell’occhio è più che mai attuale.

Siamo circondati da mezzi di comunicazione che possono guardarci. Questi occhi sono dappertutto, ci seguono ovunque. Possiamo davvero sapere quando si aprono e quando si chiudono?

Che grado di controllo abbiamo su di loro? Che grado di controllo hanno su di noi?

Nel suo saggio Sorvegliare e punire (1975), Michel Foucault prende il Panopticon come modello e figura del potere nella società contemporanea.

L’architettura del Panopticon è l’immagine di un potere che non si cala più sulla società dall’alto, ma la pervade da dentro e si costruisce in una serie di relazioni multiple.

Due esempi immediati potrebbero essere il cellulare che ho in tasca e un social network come Facebook.

Il telefono è una telecamera bifronte connessa a diverse reti, come quella telefonica e la rete satellitare GPS (Global Positioning System). È sempre con me e ha occhi sia davanti che dietro.

In Facebook il controllo è sia verticale che diffuso: i dati che l’utente inserisce diventano automaticamente patrimonio di un’immenso database, e — almeno potenzialmente — tutti possono spiare ed essere spiati da tutti.

Queste reti in cui ci troviamo — spesso inconsapevolmente — inseriti sono opportunità o trappole? E soprattutto, abbiamo la possibilità di uscirne?

Altri temi del corso

maggio 12, 2010

Oltre a quanto pubblicato in altro post in Appunti (datato 26 maggio 2007), segnalo come argomenti trattati:

video virale

flash mob

GIS (Geographical Infgormation System)

Content Management

dalla tv analogica alla tv digitale (sofa, desk, hand tv) segnalo a questo proposito il  Rapporto 2007 del Politecnico di Milano “Televisioni digitali: le nuove sofa tv… e non solo”

tutti questi argomenti possono essere comodamente approfonditi in rete

MB

 

KIN One e KIN Two: cellulari per le Generazioni Y

aprile 17, 2010

Della serie: quanto è importante Facebook a livello commerciale e quanto sta invadendo sempre più la nostra esistenza.

Microsoft, insieme a Sharp, ha creato un prodotto su misura per i giovani che aggiornano la propria vita sui social network come Twitter o Facebook. Si tratta di KIN One e KIN Two, detti anche Turtle e Pure, due cellulari la cui priorità, secondo Robert J. Bach, presidente della divisione Entertainment and Devices di Microsoft, è una sola: social.
KIN One è piccolo e squadrato, dotato di una tastiera QWERTY a scorrimento verticale. Lo schermo è molto piccolo per lasciare spazio a tasti più grandi in maniera da rendere più semplice l’invio di messaggi di testo o l’aggiornamento del proprio status sul social network. La sua memoria interna è di 4GB, con una fotocamera di 5 megapixel. E poi Bluetooth, GPS e mono speaker.

Redmond ci tiene a precisare che Turtle e Pure non sono telefonini in competizione con l’Iphone di Apple. Hanno un’area di condivisione unica chiamata Loop, ovvero l’interfaccia primaria di KIN One dove ricevere tutti gli aggiornamenti a sfondo social e sono basati sul real time, di modo da permettere agli utenti di sfiorare appena un’icona sullo schermo per rispondere subito al commento di un amico. Poi, una zona in basso sullo schermo chiamata The Spot. Un punto che aiuterà l’utente a creare notizie ed eventi, ovviamente da trasmettere ai vari social network.
KIN Two è ancora più potente, con una forma abbastanza tradizionale simile ai già esistenti smartphone, possiede un display 480×320 e 8GB di memoria interna, 8 megapixel di fotocamera ed è in grado di registrare filmati video in alta definizione (HD), con GPS, Bluetooth e stereo speaker.

Tutti contenuti multimediali che potrebbero attirare un’utenza base, ma ci sono delle limitazioni che potrebbero scoraggiare un’utenza più esigente. Quali per esempio il sistema operativo Windows Phone, che non è Windows Phone 7 e quindi non ne supporta determinate caratteristiche, non integra un software di editing per foto e video. Inoltre non esiste la piattaforma per il caricamento di immagini e video su Twitter, il browser non supporta né Flash Lite né Silverlight, un po’ strano se si considerano cellulari basati sul criterio del social.
C’è poi chi ha sottolineato come The Loop sia un’ottima idea solo teoricamente e c’è l’interrogativo sulla reale utilità di The Spot, nel momento in cui gli utenti non passino molto tempo a creare informazione da condividere con i propri amici, limitandosi magari soltanto a farla circolare.

Domande a cui potranno rispondere innanzitutto gli utenti statunitensi: i due KIN usciranno sul mercato a maggio, dopo un accordo tra Microsoft e Verizon Wireless. L’Europa dovrà invece attendere il prossimo autunno, quando Germania, Italia, Spagna e Regno Unito saranno i primi paesi a poterlo acquistare. Ma non si sa a quale prezzo, dato che nessun dettaglio è trapelato.

http://en.akihabaranews.com/43200/phone

Personal branding con i social media

marzo 22, 2010

“Viviamo in un’epoca in cui ogni consumatore ha un megafono. Molti lo stanno usando. E le aziende farebbero meglio ad ascoltare”. Così scrive Chris Anderson, inventore del concetto della Lunga Coda nell’omonimo libro.

Con questo testo inizia il breve documento che allego; si parla di cose che non dovrebbero più stupirci ma che vale la pena di ribadire. I sistemi di social networking non rappresentano soltanto un luogo nel quale gli utenti si ritrovano ma costituiscono anche un enorme bacino di utenza, una cassa di risonanza che non può essere trascurata dalle aziende. Attraverso un accurato studio dei comportamenti e delle attività che possono essere svolte all’interno dei sistemi connessi al mondo del Web 2.0, gli specialisti dell’informazione multimediale del terzo millenio si insinuano nelle pieghe dei gruppi, si nascondono dietro profili talvolta innocui ma che in realtà portano messaggi commerciali e raccolgono proseliti soltanto allo scopo di promuovere un bene o un servizio.
Vale la pena di valutare questo modello di pubblicità occulta del nostro tempo oppure è soltanto un luogo comune e un modo di dire?

Luigi Centenaro – eBook: Personal Branding con i Social Media

Meditate gente, meditate.

Mario Clavarino